Stati Uniti

Blitz Fbi contro Bolton e collegi rivisti, Trump all’attacco verso il voto di mid-term

L'FBI perquisisce Casa Bolton, critico di Trump e ex alleato della sicurezza nazionale. Intanto in Texas si vara il “gerrymandering”. I democratici rispondono in California guidati dal Governatore Newsom

di Angelica Migliorisi

FBI agents carry boxes from former National Security Advisor John Bolton's office in Washington, Friday, Aug. 22, 2025. (AP Photo/Rod Lamkey, Jr.)

3' di lettura

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Le elezioni di midterm si avvicinano e Donald Trump affila le unghie. Nel giro di due giorni, l’Fbi ha perquisito casa e ufficio di John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, oggi avversario, mentre la Camera del Texas ha approvato una nuova mappa elettorale su spinta del tycoon. Che intanto, sui social, rilancia la sua crociata contro il voto per posta, promettendo di cancellarlo entro il 2026, in concomitanza con il voto.

Bolton, falco repubblicano, è stato ambasciatore alle Nazioni Unite con George W. Bush e consigliere per la sicurezza nazionale di Trump dal 2018 al 2019. Un approccio muscolare, il suo: pressione militare e scetticismo verso i vincoli multilaterali. Con il tycoon, però, il rapporto è durato poco. Bolton voleva la linea dura contro Iran e Corea del Nord; il presidente inseguiva vertici con Kim Jong-un e aperture a Mosca.

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La rottura è esplosa nel 2020 con la pubblicazione da parte dell’ex consigliere di un memoir, ricco di retroscena, che raccontava i suoi giorni alla Casa Bianca come una girandola di caos e calcoli elettorali. Da allora, è diventato uno dei critici più feroci del tycoon, soprattutto sull’Ucraina. Nel suo libro e nelle interviste successive lo ha accusato di trattare la politica estera come un affare immobiliare, basato su relazioni personali e promozione di sé. L’indagine sui documenti classificati, aperta nel 2020 e archiviata da Joe Biden, è stata riattivata a febbraio con l’arrivo di Kash Patel alla guida dell’Fbi, uno dei fedelissimi di Trump. «Nessuno è al di sopra della legge», il suo tweet al momento del blitz.

Il presidente, negli ultimi mesi, ha silurato ispettori generali, revocato security clearance a decine di avvocati legati al Russiagate, incriminato un giudice e una deputata. Ha commissariato la polizia di Washington, messo sotto inchiesta il procuratore generale di New York e chiesto le dimissioni di un membro della Federal Reserve.

Due giorni prima del blitz – di cui Trump ha detto di non sapere nulla, pur definendo Bolton un «delinquente, non intelligente e non patriottico» – in Texas si consumava un’altra partita. La Camera dei rappresentanti ha approvato una nuova mappa elettorale che garantisce cinque seggi in più ai repubblicani. È il gerrymandering, pratica con cui i collegi elettorali vengono disegnati in modo da favorire un partito a scapito di altri. Una revisione straordinaria, a metà del decennio, spinta da Trump per blindare la sua maggioranza al Congresso.

I democratici hanno tentato di boicottare la seduta abbandonando l’aula, ma al ritorno sono stati sorvegliati dalla polizia per impedirne nuove fughe. Dopo otto ore di dibattito, la mappa è passata.

La reazione dem è arrivata dalla California. Il governatore Gavin Newsom ha appoggiato un piano che crea cinque seggi favorevoli al suo partito, rompendo con il sistema delle commissioni indipendenti. «Combatteremo il fuoco con il fuoco», ha dichiarato.

Trump, intanto, ha rilanciato la sua crociata contro il voto per posta e le macchine elettroniche, definite «manipolabili». Una proposta difficile da realizzare senza i consensi nel Congresso e nei singoli Stati, ma efficace come messaggio. Attaccare il voto per corrispondenza significa colpire soprattutto l’elettorato democratico, su tutti giovani e cittadini all’estero. È la stessa logica che anima il redistricting texano: restringere il campo prima che la partita inizi. Perché oggi, negli Stati Uniti, il potere si esercita riscrivendo le regole.

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