Birra, la ripresa è rimandata. Ma aumenta la quota delle analcoliche
Leggero calo di consumi e produzione nel 2024. Il presidente di Assobirra Pratolongo: «Ancora indietro rispetto all’Europa, il 2025 potrebbe riprendere la crescita: dipenderà dall’estate».
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Il rimbalzo non è arrivato e anche il 2024 ha visto consumi e produzione di birra in calo dopo la frenata del 2023. Ma i dati raccontano di un rallentamento del trend negativo e i produttori restano ottimisti per il futuro, convinti che siano motivi congiunturali e non strutturali a determinare una pausa della crescita di lungo periodo. E poi ci sono le birre analcoliche, che vanno controcorrente.
Investimenti costanti
A testimoniare l’impegno delle imprese ci sono gli investimenti sul sistema produttivo: 100 milioni in media all’anno, soprattutto sulla sostenibilità e senza includere le risorse stanziate per la messa a punto di nuovi prodotti e dei relativi budget commerciali per sostenerli.
Il settore rimane sopra il preCovid
Secondo l’Annual Report di Assobirra, nel 2024 la produzione brassicola ha raggiunto i 17,2 milioni di ettolitri, solo l’1,3% in meno rispetto al 2023, quando però era calata in modo più vistoso, del 5,8%. Dato simile per le vendite: 21,5 milioni di ettolitri, -1,5% dopo un il - 5% del 2023. Il consumo pro capite è di 36,4 litri, un litro sopra quello del 2021.
«Nonostante la flessione rispetto al picco storico del 2022, i consumi 2024 restano solidamente sopra la soglia pre Covid e segnano una crescita di oltre il 20% rispetto a dieci anni fa, segno di una domanda oggi più strutturalmente solida», nota il report.
Mercato non ancora maturo
«Ritengo che il quadro del mercato sia moderatamente positivo – commenta il presidente di Assobirra Alfredo Pratolongo – . La frenata dei consumi è dovuta alla diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie e anche a un certo allarmismo sulla situazione economica, ad esempio legato ai timori sui dazi. In un Paese come l’Italia dove tradizionalmente c’è una forte propensione al risparmio, le famiglie fanno presto a tagliare le spese meno essenziali. Comunque nel 2025 potrebbe tornare il segno più se la stagione estiva sarà positiva, dato che il 50% dei consumi in Italia avviene nei quattro mesi più caldi».








