Economia circolare

Bioplastiche compostabili: fatturato in frenata a 828 milioni nel 2023

Battuta d’arresto per la filiera, complici prodotti contraffatti, dumping dall’Asia e diffusione di stoviglie pseudo-riutilizzabili

di Celestina Dominelli

3' di lettura

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Battuta d’arresto nel 2023 per la filiera delle bioplastiche compostabili dopo un decennio di crescita, complici i fenomeni di illegalità ancora troppo diffusi, i pericolosi meccanismi di dumping, con shopper a basso costo e di qualità dubbia qualità importati dall’Estremo Oriente, ma anche la crescente diffusione delle stoviglie pseudo-riutilizzabili, oltre alla presenza in aumento di materiali non compostabili nella raccolta dell’umido e al grave stato di disinformazione.

È questa la fotografia scattata dal X Rapporto sulla filiera italiana delle bioplastiche compostabili presentato a Roma nel corso di un convegno organizzato da Assobioplastiche, Consorzio Biorepack e Cic (Consorzio Italiano Compostatori) e al quale ha preso parte anche la viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava. Che ha assicurato l’impegno del governo su un duplice fronte.

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Tutela del settore

«A breve convocherò un tavolo di confronto per venire incontro alle istanze del settore: contrastare le shopper non compostabili e i prodotti monouso in plastica spacciati per riutilizzabili e aumentare l’informazione sui materiali compostabili». Gava ha poi garantito che, insieme alle aziende, sarà redatto l’elenco delle applicazioni esistenti e di futura invenzione «che potranno essere esonerati dai divieti previsti dal Regolamento imballaggi», altro fronte caldo su cui l’esecutivo promette di portare avanti le istanze del comparto, come sulla direttiva Sup. E anche su questo fronte, ha proseguito la viceministra, «ho già dato mandato di aprire un tavolo e di avere gli elementi tecnici per rispondere punto su punto e su basi scientifiche tutelando un settore strategico per la nostra industria e la nostra economia».

Tornando ai numeri presentati ieri, il quadro tratteggiato è quello, come detto, di un arretramento sull’onda della forte flessione registrata dai listini (materie prime, semilavorati e prodotti finiti), ma il comparto si conferma strategico per il sistema produttivo e capace, anche grazie alla forte propensione agli investimenti in ricerca e sviluppo, di sviluppare sinergie con altri settori a partire da quello agricolo.

Monouso in difficoltà

Nel 2023, dunque, il fatturato sviluppato dalla filiera si è attestato a 828 milioni dopo il record 2022 da 1,16 miliardi (-29,1%), mentre i volumi complessivi dei manufatti prodotti hanno toccato le 120.900 tonnellate (-5,5%), situazione analoga a quella registrata nel settore delle termoplastiche convenzionali vergini (-6%). Con il settore del monouso a scontare le maggiori difficoltà (-20%) per via della doppia morsa rappresentata dalla concorrenza sleale dello pseudo riutilizzabile - stoviglie realizzate in plastica tradizionale e vietate dalle norme sul monouso ma spacciate comunque come riutilizzabili - nonché dalle importazioni di manufatti compostabili dal Far East. Che rappresenta, ha detto Luca Bianconi, presidente di Assobioplastiche, «un dumping non più sostenibile sul quale le autorità devono fare piena luce». Mentre Marco Versari, presidente di Biorepack, ha ricordato come «ogni chilogrammo di materiali non compostabili (principalmente plastiche tradizionali, vetro e metalli) che sporcano la raccolta dell’umido e che vanno separati prima delle operazioni di riciclo, sottragga anche 1,65 chilogrammi di matrici compostabili».

Con un danno economico non da poco per le aziende tanto che Versari sollecita «interventi urgenti da parte del governo e delle autorità locali». Anche perché, come ha ricordato Lella Miccolis, presidente del Cic, «il legame tra utilizzo dei materiali compostabili, corretta raccolta differenziata dei rifiuti organici e trasformazione in compost non va sottovalutato: da esso dipende la possibilità di vincere le più importanti sfide ambientali italiane ed europee».

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