Bioplastiche, raccolta dell’umido più sporca: il riciclo rallenta al 56,9%
I numeri del consorzio Biorepack: nel 2023 in Italia è aumentata la copertura geografica ma abbiamo perso il 17% del materiale arrivato agli stabilimenti a causa delle impurità
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Riciclo organico delle bioplastiche compostabili: in Italia nel 2023 il tasso è stato pari al 56,9% dell’immesso al consumo (44.338 tonnellate su 77.900). In calo rispetto ai risultati dell’anno precedente, quando la quota si era attestata al 58,3% (comprensiva di una correzione che ha tenuto conto dei dati ufficiali 2022 di raccolta della frazione umida pubblicati da Ispra). Sono i numeri emersi nella relazione annuale di gestione relativa all’anno 2023 di Biorepack, il consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile. Tra gli altri indicatori, cresce la copertura sul territorio, con la quota di popolazione servita dalle convenzioni siglate dal consorzio con Comuni o soggetti delegati alla raccolta che sale al 74,1% (era al 64,4% nel 2022) e i Comuni serviti che si attestano al 58,5% del totale (erano al 47,8%). Confermati i corrispettivi economici riconosciuti a Comuni e aziende che gestiscono la differenziata: 9,4 milioni di euro (da 9,3).
Crescita della copertura geografica
A livello geografico, positivo il dato delle isole, in cui la popolazione servita è salita dal 29% del 2022 al 52% del 2023, mentre il Nord Est si conferma il territorio più virtuoso, con i comuni convenzionati che arrivano all’83% del totale e gli abitanti serviti sono pari al 90%. «Siamo soddisfatti per i numeri in crescita della copertura», commenta Marco Versari, presidente di Biorepack, «tuttavia vediamo che è peggiorata la qualità della raccolta. Nel 2023 abbiamo perso il 17% delle bioplastiche arrivate agli stabilimenti di riciclo a causa di una raccolta sporca. Ogni kg di materiale non compostabile da eliminare nel trattamento, come plastiche tradizionali, vetro e metalli, sottrae infatti anche 1,65 kg di matrici compostabili. Il tasso di riciclo delle bioplastiche potrebbe quindi essere già ora ben maggiore: è su questo che occorre concentrare gli sforzi. Abbiamo un budget di quasi 3 milioni di euro nel 2024 per sensibilizzare i cittadini con progetti di educazione ambientale nelle scuole, azioni informative, attività su tv, radio, stampa, social. Il 9 giugno ripartirà la campagna “I buttadentro” per spiegare cosa mettere e non mettere nell’umido. Per la prima volta è stata condivisa con Anci, Corepla e Conai, un bel segnale di collaborazione».
Ulteriore fronte di impegno: la lotta ai materiali contraffatti «che hanno un impatto negativo del 20-30% sulla nostra filiera», continua Versari.
Italia modello virtuoso di raccolta
L’Italia resta un modello virtuoso di raccolta dell’umido tramite sacchetti in bioplastiche compostabili, come pure è stato riconosciuto nel nuovo regolamento imballaggi europeo (Ppwr), tuttavia «rimane un ostacolo il fatto che per la frazione organica non ci siano obiettivi europei per quantità e di qualità», osserva il presidente di Biorepack. Nonostante la raccolta dell’umido sia obbligatoria per tutti i Paesi Ue dal 1° gennaio 2024, Versari testimonia come le attestazioni di interesse verso il nostro sistema stiamo arrivando al momento dagli Usa: «La California e alcuni Stati orientali stanno cominciando a occuparsi in maniera più strutturata di raccolta dell’umido a partire dai sistemi Epr (di responsabilità estesa del produttore, ndr) e noi siamo gli unici ad avere elementi in questo settore».



