Dagli scogli artificiali realizzati con malta contenente mitili, una spinta per ricreare l’habitat di un mollusco, l’ostrica piatta, fondamentale per la biodiversità. È, in sintesi, quanto prevede l’iniziativa che ricercatori dell’Enea portano avanti nella baia di Santa Teresa a Lerici (La Spezia), con la cooperativa di mitilicoltori Associati, il Comune di Lerici e la Scuola di Mare nell’ambito del progetto Raise per lo sviluppo di soluzioni rigenerative basate sulla natura al fine di ricostruire gli habitat naturali e risanare le aree portuali.
Il progetto, tra economia circolare e biodiversità
Nello specifico i ricercatori dell’Enea hanno messo in mare, al centro della baia, tre nuovi bio-reef (scogli artificiali innovativi ed ecocompatibili capaci di stabilizzare e implementare la biodiversità marina) costituiti da una malta contenente gusci di mitili, con l’obiettivo di favorire il ripopolamento dell’ostrica piatta (Ostrea edulis), un mollusco-filtratore che aiuta a rigenerare gli ambienti marini, tutelare la biodiversità e regolare il clima.
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«Con un approccio di economia circolare rigenerativa - spiega Cristian Chiavetta, responsabile del Laboratorio Strumenti per la sostenibilità e la circolarità dei sistemi produttivi e territoriali presso il Dipartimento Sostenibilità dell’Enea - abbiamo usato gusci di mitili come materia prima seconda in sostituzione di materiali da cava, in modo da valorizzare un sottoprodotto della molluschicoltura e riportare in mare una risorsa naturale preziosa costituita per oltre il 90% da carbonato di calcio, evitandone lo smaltimento in discarica, ma anche riducendo l’impatto ambientale legato all’estrazione di risorse naturali».
La collaborazione delle università e dei Comsubin della Marina Militare
I tre nuovi ree, stampati in 3D con un mix composto da gusci di mitili (40%) e cemento biocompatibile, sono stati realizzati nell’ambito di un progetto di dottorato che ha visto collaborare oltre all’Enea l’Università di Bologna, Universidad de Cantabria e Fundación Leonardo Torres Quevedo. «Il cemento utilizzato nella miscela - aggiunge Chiavetta - è a basso contenuto di clinker e specificamente formulato per ambienti marini».
A occuparsi dell’installazione sono stati i Palombari del Gruppo Operativo Subacquei del Comsubin della Marina Militare e dell’azienda Submariner, supportati da Guardia Costiera e Capitaneria di Porto della Spezia. «I manufatti - aggiunge Letizia Caroscio, dottoranda Enea-Università di Bologna - sono stati poi stampati in 3D, tecnica che garantisce una maggiore libertà progettuale e ottimizzazione delle geometrie, per un design eco-funzionale a supporto della biodiversità».
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Con i due reef posizionati nell’ottobre dello scorso anno, salgono a cinque i prototipi che fungeranno da substrato per il ripopolamento dell’Ostrea edulis. «Grazie all’elevato contenuto di carbonato di calcio nei gusci, infatti - proseguono gli esperti -, i reef garantiranno una maggiore bio-attrattività per le ostriche, favorendo anche l’ulteriore formazione di reef naturali in grado di offrire habitat e rifugio a numerose altre specie marine».
A distanza di qualche giorno dalla conclusione del vertice, proviamo a fare un bilancio: chi esce rafforzato da Évian? Quali risultati concreti sono stati raggiunti? E soprattutto: in un mondo sempre più...