Cinema

«Bild»: la direttrice della Berlinale Tuttel sarà sostituita

La statunitense al centro delle polemiche per quanto accaduto durante la cerimonia di premiazione. Ma le rassegne sono sempre un luogo politico

di Cristina Battocletti

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Era nell’aria. Il «Sole 24 Ore» lo aveva scritto già Domenica sul supplemento culturale. La poltrona della direttrice della Berlinale, l’americana Tricia Tuttle, al suo secondo mandato, scricchiolava. Era prevedibile già per il cartellone non altezza del nome del grande festival tedesco, ma la conferma, tutta politica è arrivata dalla «Bild», citando fonti vicine alla società federale che organizza la rassegna. Secondo le indiscrezioni, il ministro di Stato alla Cultura, Wolfram Weimer, avrebbe convocato per domani una riunione straordinaria degli organi direttivi della Kulturveranstaltungen des Bundes in Berlin (Kbb), - l’organizzazione che si occupa della Berlinale - con all’ordine del giorno l’eventuale revoca dell’incarico alla guida del festival.

Il nocciolo della controversia

Al centro della controversia sarebbero stati i rifiuti e le polemiche sollevate durante la cerimonia di premiazione di sabato sera per l’Orso d’oro. L’anno scorso ci fu un gran bailamme per le dichiarazioni pro palestina di alcuni ospiti alla cerimonia di premiazione, poco gradite dal governo tedesco, che ha una sensibilità diversa sulla questione per ragioni storiche. Così, quando quest’anno Wim Wenders, presidente della giuria, ha chiesto di far parlare il cinema e non la politica, Arundathy Roy ha annullato la sua partecipazione. Kaouther ben Hania, regista de La voce di Hind Rajab, ha rifiutato il premio Cinema for peace, mentre oltre 90 autori, tra cui Ken Loach, Tilda Swinton e Javier Bardem, hanno firmato una lettera indirizzata all’organizzazione contro il silenzio imposto su Gaza.

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Nonostante le spericolate capriole della conduttrice, l’attrice lussemburghese Désirée Nosbusch, e di Tuttle per non toccare mai la “questione Gaza”, quando il palestinese Abdallah Alkhatib con Chronicles of siege è salito sul palco per ritirare il premio per il suo film ha accusato il governo tedesco di stare al fianco di Israele promettendo di ricordare chi «è stato con noi e contro di noi». Dal pubblico sono arrivate alcune grida contro Hamas. L’episodio ha innescato accuse di antisemitismo e un acceso il dibattito politico. Ulteriori polemiche sono nate per alcune fotografie scattate nei giorni precedenti, in cui Tuttle aveva posato insieme alla troupe del film con simboli palestinesi.

Ugualmente la regista libanese Marie-Rose Osta ha rifiutato l’Orso d’oro per il migliore corto Someday a Child, visto che il suo film parlava di un ragazzo di 11 anni che sperimenta poteri magici per superare il male della guerra.

Il nuovo inizio

Secondo «Bild», il caso avrebbe contribuito alla decisione di avviare un “nuovo inizio” per il festival. Weimer, in vista della riunione, ha dichiarato che la Berlinale «non è un luogo per odio, minacce e antisemitismo» e che manifestazioni di ostilità verso Israele non possono trovare spazio in un evento finanziato con fondi pubblici.

Il governo tedesco non ha voluto commentare le indiscrezioni sulla possibile sostituzione di Tuttle, ma ha confermare la riunione straordinaria sul futuro della Berlinale. Tanto meno non si sa nulla sui nomi dei possibili sostituti.

Il cinema fa sempre politica

La verità è che la programmazione di Tuttle non era all’altezza del grande festival che è sempre stato la Berlinale, come ha scritto il «Sole 24 Ore». La direttrice ha dimostrato di non avere il potere d’acquisto per contendersi i migliori film con Cannes e Venezia.

E ha dimostrato di non avere l’abilità di gestire le polemiche, che inevitabilmente si innestano durante le rassegne cinematografiche, che sono una prova d’arte, ma anche di politica: vanno maneggiate con cura anche perché, tra lustrini e polemiche, spiegano urgenze e fotografano i bisogni. Da sempre i festival sono i luoghi in cui la società si fa sentire. Inutile chiedere (o implorare, ancora peggio, come hanno fatto Wenders e Tuttle) di non farlo, lasciando parlare i film. Ha sbagliato Wenders, che è un grandissimo regista politico, a prestarsi a far da sponda al governo tedesco. Male ha fatto il governo tedesco a chiedere di lasciare le polemiche fuori. Se quest’ultimo decide che Tuttle va rimossa lo dovrebbe fare solo giudicando se ha fatto o meno un buon festival. I festival sono come le piazze, devono essere libere di esprimere il dissenso nel rispetto delle idee altrui e della legge, perché grazie alle star tutti i riflettori sono puntati su quella passerella: impossibile non approfittarne. Come non sono ammesse violenze, non sono ammesse censure.

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