La decisione di Giuli

Biennale di Venezia, si dimette la Giuria internazionale. Il ministero della Cultura: «Noi estranei»

Dopo le ispezioni per il caso del Padiglione russo. La linea dura del ministro della Cultura trova il pieno sostegno dell’Unione europea

di Redazione Roma

Aggiornato il 30 aprile 2026 alle ore 17:48

U\’immagine dell’esterno del Padiglione Russia, dentro i Giardini della Biennale,  in vista della 61° Mostra Internazionale d’Arte della Biennale, Venezia 19 marzo 2026. ANSA/ANDREA MEROLA ANSA

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Si è dimessa la Giuria internazionale della 61/a Esposizione internazionale d’Arte, al via il 9 maggio, composta da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi. Lo comunica una nota della Biennale di Venezia, all’indomani della visita degli ispettori del ministero della Cultura, che ha subito smentito un coinvolgimento.

La visita di mercoledì

La possibilità che venissero inviati gli ispettori alla Biennale di Venezia era già nell’aria a marzo e alla fine sono arrivati davvero, nel primo pomeriggio di ieri. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli li ha mandati a Ca’ Giustinian per acquisire informazioni sulla riapertura del Padiglione russo alla prossima Esposizione d’Arte, al via il 9 maggio.

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Tuttavia, è stato chiarito che «non è, e non è mai stato nelle intenzioni del ministero commissariare il presidente della Biennale». Il Mic ha precisato di essersi «limitato a chiedere e ottenere documenti da mettere a disposizione del Maeci e di Palazzo Chigi per le dovute valutazioni circa le richieste della Ue sul rispetto del quadro sanzionatorio nei confronti della Russia. Quanto alle dimissioni della giuria, esse sono state apprese dal Mic dagli organi di informazione, e riguardano esclusivamente la potestà autonoma della Biennale. Il ministro Giuli, come da dichiarazioni pubbliche, conferma l’identità di vedute con il premier Giorgia Meloni».

La linea dell’Ue

La linea dura del ministro trova il pieno sostegno dell’Unione europea. «L’apertura del Padiglione di Mosca è incompatibile con i principi europei» ha detto il commissario Ue alla Cultura, Glenn Micallef che non andrà alla Biennale «fino a quando la Russia sarà invitata». Alla plenaria a Strasburgo, il commissario ha anche ricordato che «l’agenzia Ue per l’istruzione e la cultura ha notificato agli organizzatori l’intenzione di ritirare il contributo di 2 milioni di euro a meno che la decisione sul padiglione russo non sia ritirata». Non si fa attendere la risposta dell’eurodeputata M5S Carolina Morace: «Togliere i fondi Ue a Biennale è una forma di censura». Parla invece di «faida interna alla destra. Giuli si sta prestando a fare il soldatino e mettere pressione politica su Buttafuoco» il deputato M5s Gaetano Amato. Alla base dei nuovi controlli ci sarebbe anche la decisione della Giuria internazionale della Biennale Arte di escludere dai premi Russia e Israele, in quanto guidati da leader «accusati di crimini contro l’umanità».

Una battaglia mai placata

Mentre ai Giardini della Biennale si lavora in vista della pre-apertura del 5 maggio e gli operai stanno sistemando il Padiglione russo, si fa sempre più vicina dunque la possibilità che si arrivi al commissariamento. Il consiglio di amministrazione può essere sciolto, secondo il Dlgs 29 gennaio 1998, quando «risultano gravi irregolarità nell’amministrazione, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che regolano l’attività della società di cultura; quando il conto economico chiude con una perdita superiore al 30 per cento del patrimonio per due esercizi consecutivi, ovvero sono previste perdite del patrimonio di analoga entità. Per i primi due esercizi successivi alla trasformazione la percentuale è elevata al 50 per cento; quando non viene ricostituito il patrimonio, ai sensi dell’articolo 6, comma 2 e quando vi è impossibilità di funzionamento degli organi». In questi mesi la battaglia contro la partecipazione della Russia alla Biennale non si è mai placata: dopo aver chiesto, il mese scorso, l’invio della documentazione sul rispetto delle sanzioni e invitato (inutilmente) la rappresentante del MiC nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, a «rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia», Giuli ha annunciato nei giorni scorsi la sua decisione di disertare l’inaugurazione e di non essere presente neppure alle giornate di pre-apertura dell’Esposizione. Fino all’epilogo di oggi.

La Fondazione: rispettate le norme

Il rapporto con il presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco, che è sempre andato avanti per la sua strada, è ormai arrivato al capolinea. La Biennale di Venezia ha ribadito più volte, l’ultima in una nota del 23 aprile, «l’assoluto rispetto delle norme, avendo agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze e responsabilità», rivendicando che «nessun divieto delle sanzioni europee è stato “aggirato”, come affermato da ricostruzioni giornalistiche» e che con la Federazione russa «si sono avute le necessarie interlocuzioni, in primo luogo dal presidente, come per ogni altro Paese, su tutte le procedure in essere, anche in materia di visti, come avviene per le centinaia di partecipanti provenienti da Paesi extra europei».

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