Investimenti

Berluti, radici italiane e cuore francese anche nella nuova boutique di Milano

Incontro con il ceo Jean-Marc Mansvelt in occasione dell’apertura del nuovo negozio in via Gesù: «Nella nostra manifattura di Ferrara nulla è impossibile»

di Giulia Crivelli

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Non capita spesso, nel mondo del lusso, di percepire con tanta chiarezza l’entusiasmo, potremmo dire la joie de vivre, trattandosi di un francese, di un ceo. È esattamente ciò che trasmette Jean-Marc Mansvelt, da poco più di due anni alla guida di Berluti, maison di Lvmh per molti anni rinomata “solo” per le calzature artigianali, ma che il gruppo ha fatto crescere anche nell’abbigliamento e negli accessori.

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L’occasione è sicuramente festosa: Berluti ha appena aperto a Milano la nuova boutique, spostandosi da via Montenapoleone a via Gesù, a due passi dal Four Seasons. Lo spirito gioioso di Mansvelt però, si intuisce, non è legato soltanto al traguardo milanese, bensì alla fase di evoluzione e insieme di consolidamento – non sembri una contraddizione – che sta vivendo la maison.

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«Far parte di un gruppo come Lvmh significa avere il grande privilegio di non affrettare i processi: le maison di alta gamma hanno bisogno di tempo per evolvere, ma anche per essere raccontate. Ci vogliono costanza e pazienza per rafforzare i rapporti di fiducia con i clienti storici e per attrarne di nuovi o per affrontare nuovi mercati – racconta Jean-Marc Mansvelt –. Al centro di tutto c’è la cura e la qualità del prodotto, dalle scarpe all’abbigliamento, dagli accessori solo apparentemente secondari, come le calze, a quelli più appariscenti, gli occhiali».

Proprio come Lvmh, che si descrive sempre come un gruppo dalla doppia anima, francese e italiana, Berluti incarna l’incontro tra le due culture, dal punto di vista del gusto e dello stile e di quello del fatto a mano. «All’ingresso della boutique abbiamo messo una scultura a forma di piede, sulla quale troneggiano due scritte: radici italiane e cuore francese – sottolinea il ceo –. Credo che Berluti sia un esempio unico di alchimia nel nostro settore: c’è molto di francese, potremmo quasi dire di parigino, nello stile delle calzature e del pret-à-porter, ma la magia della maison è fatta anche dall’artigianalità italiana, dalle mani intelligenti delle persone (circa 400, ndr) che lavorano nella manifattura di Ferrara e, certo, da un tocco aggiuntivo di stile italiano».

Lo spostamento del negozio, restando all’interno del quadrilatero, potrebbe sembrare strano, ma il ceo spiega perché è stata scelta via Gesù: «Abbiamo portato questo concept di boutique prima di tutto a Tokyo, ora a Milano e la prossima tappa sarà Parigi. Immergersi davvero nel mondo Berluti non è solo questione di metri quadri, bensì di distribuzione degli spazi: in Montenapoleone eravamo su due piani, qui su uno solo, con stanze concentriche che assomigliano a una casa da esplorare, dove ogni parete, scaffale, superficie, mobile racconta una piccola grande storia. Acquistare una scarpa o una giacca in pelle o una borsa Berluti è un investimento di tempo, oltre che economico, perché vanno scelte con cura», aggiunge il ceo della maison.

Le scarpe sono il cuore del marchio e in boutique ci sono le collezioni permanenti, ma i clienti possono chiedere il made to order, che permette di scegliere particolari nuance di colorazione del pellame, ad esempio. «Per chi lo desidera abbiamo poi il bespoke, che prevede la personalizzazione totale della calzatura – precisa Jean-Marc Mansvelt –. Il servizio si applica anche al pret-à-porter, perché a Ferrara nulla è considerato impossibile, quando si tratta delle richieste e dei desideri dei clienti, e lo stesso vale per gli atelier francesi dove realizziamo capispalla, giacche e camicie».

Leggenda narra che, prima di acquisire il marchio, Bernard Arnault, fondatore, ceo e presidente di Lvmh, sia stato per molti anni cliente di Berluti: forse anche questo ha contribuito a nutrire sia l’anima francese della maison, sia il suo dna italiano, inscindibile dal know how calzaturiero dei nostri distretti, come quello di Ferrara, meno conosciuto rispetto ad altri nelle Marche, in Veneto e in Lombardia, ma altrettanto prezioso.

«Tutti i clienti, anche i più giovani, hanno un desiderio fortissimo di conoscere i segreti nascosti nelle loro scarpe, borse, giacche in pelle. Lo vediamo in ogni nostra boutique ed è per questo che qui a Milano organizzeremo incontri per parlare di artigianalità e per scoprire come nasce e si costruisce una calzatura – conclude Mansvelt –. Berluti ha intrapreso da anni l’evoluzione da marchio di calzature a punto di riferimento per l’eleganza maschile tout court e non abbiamo alcuna intenzione di invertire la rotta. Allo stesso tempo, specie in mercati come la Cina, dove eravamo arrivati proprio nel momento dell’evoluzione dell’abbigliamento, saremo impegnati a ri-raccontare la nostra storia. È vero che i cinesi, per definizione, vanno veloci e cercano la novità continua, ma Berluti ha l’opportunità di soddisfare bisogni che penso siano oggi più importanti che mai, nell’era dell’AI. Scoprire i nostri prodotti è un’esperienza fisica e permette di riconnetterci con un altro tipo di intelligenza, quella delle mani e del cuore».

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