Berlusconi rilancia il ponte sullo Stretto, nuovo episodio di una lunga storia
L’opera è costantemente nei pensieri di chi deve fare i conti con i mercati internazionali mentre la politica si divide sull’opportunità o meno di puntare su questa grande opera di cui si discute ormai da anni. Si potrebbe dire da secoli
di Nino Amadore
6' di lettura
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C’è chi stima un cinque per cento di extracosti e chi invece si spinge al 20 per cento. Gli imprenditori fanno i conti con il costo di quello che chiamano collegamento rapido della Sicilia con la Penisola. Così il Ponte sullo Stretto è costantemente nei pensieri di chi deve fare i conti con i mercati internazionali mentre la politica si divide sull’opportunità o meno di puntare su questa grande opera di cui si discute ormai da anni. Si potrebbe dire da secoli.
«Sopra i flutti o sotto i flutti la Sicilia sia unita al Continente» disse nel 1876 Giuseppe Zanardelli. Altri tempi? Non sembra proprio visti i toni e la foga utilizzata ogniqualvolta si torna a parlare del Ponte sullo Stretto.
Berlusconi, ponte Stretto priorità assoluta, non ci fermeranno
È tornato a parlarne Silvio Berlusconi nella sua quotidiana pillola politica, probabilmente con la grande consapevolezza di affrontare un tema molto divisivo e identitario: «Ponte sullo Stretto di Messina, una grande opera che è indispensabile per rendere più unito e più moderno il nostro Paese, un’opera della quale si discute da molti anni ma che purtroppo non è mai stata realizzata – ha detto il leader di Forza Italia –. Io ho sempre ritenuto che il Ponte sullo Stretto fosse una priorità assoluta e che costituisse uno dei progetti più importanti per il nostro Paese. Non ho cambiato idea. Il ponte rimane una priorità assoluta, non solo per collegare la Calabria e la Sicilia, ma per completare uno dei principali corridoi europei di traffico ferroviario e autostradale. I miei governi erano giunti ad un passo dalla sua realizzazione. Nel 2005 eravamo addirittura arrivati all’aggiudicazione dell’appalto con un bando internazionale vinto da un’impresa italiana. Oggi il ponte sarebbe già da anni una realtà, con costi molto inferiori a quelli che dovremo affrontare ora, se non fosse stato bloccato per due volte dai governi della sinistra. Questa volta non ci fermeranno. Questo è il nostro progetto, questo è il nostro impegno a cui non verremo mai meno».
I numeri diffusi dall’azienda che si candida a costruire il Ponte
I numeri cui si riferisce Berlusconi sono con ogni probabilità quelli diffusi sul sito internet da Webuild, l’azienda che si candida a costruirlo: «Darebbe occupazione a 118.000 persone e attiverebbe l’economia locale, collegando Sicilia e Calabria. Il progetto del Ponte sullo stretto da solo vale 2,9 miliardi di euro, valore che sale a 7,1 miliardi a costi aggiornati considerando il progetto complessivo con tutte le opere connesse nelle aree interessate, con la metro di Messina, opere di sistemazione idrogeologica per le montagne circostanti, strade di accesso, strutture per far passare treno e macchine».
La diatriba politica nella Secondo Repubblica
Nelle parole di Berlusconi, in quella breve sintesi dettata dalle esigenze dei social c’è, se vogliamo, tutta la diatriba che ha tenuto banco nella Seconda Repubblica con il Ponte a dividere la destra dalla sinistra: il suo governo che era arrivato sul punto di posare la prima pietra, i successivi interventi che hanno portato infine ad archiviare l’opera. Il dibattito ha ancora tenuto banco negli ultimi (almeno) due anni e rischia di andare avanti ancora per un pezzo. A ben vedere le agenzie di stampa la pillola del programma berlusconiano per ora non ha riscaldato più di tanto gli animi. Si registra una dichiarazione della deputata regionale Valentina Palmeri, oggi con Europa Verde ma eletta all’Assemblea regionale con il Movimento Cinque Stelle. E poi ovviamente il comunicato di chi il Ponte lo vuole e lo sostiene come Matilde Siracusano, deputata merssinese di Forza Italia: «Ha ragione il presidente Silvio Berlusconi: il Ponte sullo Stretto di Messina è un’opera prioritaria per il Paese e per il Mezzogiorno. Forza Italia e il centrodestra lo sostengono da anni, con azioni concrete, in Parlamento e nei territori. Il governo guidato dal nostro leader aveva gettato le basi per la realizzazione di questa infrastruttura strategica per il Sud; la sinistra una volta ripreso il potere ha sempre bloccato tutto, utilizzando ideologicamente argomenti vecchi e illogici. Ancora oggi su questo punto il Partito democratico è ambiguo, e con l’alleanza politica con l’estrema sinistra e con i Verdi rossi estremizzerà ulteriormente le proprie posizioni».








