Giovannini: «Il governo ha poteri sostitutivi contro i veti. Proroghe Ue per ritardi limitati, se necessarie»
Il ministro delle Infrastrutture ammette «qualche ritardo» dovuto agli extracosti ma li considera «riassorbibili»: decisivi i prossimi tre mesi di gare per recuperare
di Giorgio Santilli
4' di lettura
4' di lettura
Per superare pareri contrastanti su autorizzazioni ambientali o delle Sovrintendenze per investimenti del Pnrr «il governo potrebbe attivare la procedura straordinaria che consente al Consiglio dei ministri di approvare rapidamente l’opera oppure avviare l’iter per attivare i poteri sostitutivi»: sulle infrastrutture, se servisse, ma anche – come ha già fatto - su impianti energetici rinnovabili come eolici e fotovoltaici, oggi ancora più urgenti. Il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, del dibattito di questi giorni sul Pnrr coglie soprattutto questo aspetto: accelerare l’attuazione. «Voglio sperare - dice - che questi poteri siano considerati di ordinaria amministrazione così che il Cdm, se necessario nei prossimi due mesi, possa prendere decisioni di questo tipo». Ma non si sottrae alle altre questioni sul Pnrr.
Ministro Giovannini, il commissario Gentiloni dice che qualcosa si potrà modificare del Pnrr, valutando caso per caso, sempre nell’ottica di accelerare l’attuazione del Piano e non di stravolgerlo. Registra ritardi o impedimenti che ci portano già ora a dire cosa sarebbe utile modificare?
Gentiloni conferma quello che io stesso avevo segnalato mesi fa. Quel che posso dirle è che, alla luce di quanto sta accadendo nel mondo, nessuno può sostenere che le nostre scelte di investimenti infrastrutturali siano ‘sbagliate’: porti, alta velocità e ferrovie regionali al Sud, intermodalità, sostituzione degli autobus in chiave ecologica, rigenerazione urbana sono tutte scelte necessarie tanto più tenendo conto degli effetti della guerra e della crisi energetica. Allo stesso modo dico che le difficoltà che si sono presentate, per esempio l’inflazione e la crescita dei costi, al momento non ci portano a dichiarare irrealizzabile nessuno degli investimenti programmati. I ritardi che ci sono stati sono contenuti e riassorbibili.
Ma se questi ritardi limitati fossero confermati non sarebbe razionale da parte della Ue concedere una certa flessibilità sui tempi di realizzazione?
Penso che sarebbe razionale, valutando caso per caso, come ha detto Gentiloni. Bruxelles ha a disposizione tutte le informazioni per valutare il percorso di ogni singola opera. Certo non sarebbe impossibile concedere qualche mese in più, per esempio, per eseguire un collaudo per l’entrata in esercizio di una ferrovia, ma cambiare in corsa opere da realizzare richiederebbe tempi lunghissimi, incompatibili con il 2026. Quello che si potrebbe fare senza impattare sui tempi è, per esempio, rinunciare a un progetto complesso e ordinare più autobus elettrici, operazione relativamente facile. Ma qui, al di là dell’accordo da trovare con gli altri paesi, bisogna fare una valutazione sul mantenimento dell’equilibrio fra le diverse Missioni del Pnrr.



