Dopo la polemica con Rutte

Basi Usa in Italia, quali sono e quali le funzioni strategiche

L’Italia ospita alcune delle installazioni logistiche e strategiche più importanti dell’intera scacchiera euro-mediterranea

di Andrea Carli

Base militare Usa di Sigonella, pista aeroporto con scritta Nas e Etna innevata sullo sfondo/Foto Ufficio stampa Nas Sigonella ANSA

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La polemica a distanza tra il segretario generale della Nato Mark Rutte e il governo Meloni sugli almeno 500 aerei statunitensi che, ha ricostruito l’ex premier dei Paesi Bassi, sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione americana Epic Fury contro l’Iran, ha messo ancora una volta sotto i riflettori il tema della presenza Usa sul territorio italiano. L’Italia ospita alcune delle installazioni logistiche e strategiche più importanti dell’intera scacchiera euro-mediterranea.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Se da una parte gli Usa hanno annunciato l’intenzione di ridurre la loro presenza nella Nato, anche a livello di militare, e il vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio dovrebbe essere l’occasione per ufficializzare ai partner dell’Alleanza atlantica il nuovo assetto, le basi italiane non dovrebbero essere toccate da questa operazione di ridimensionamento. Il 15 giugno il ministro della Difesa Guido Crosetto ha incontrato a Washington, nella sede del Pentagono, il segretario alla Difesa americana Pete Hegseth. Al termine del faccia a faccia il responsabile della Difesa italiana ha fatto il punto di quello che era emerso durante l’incontro e ha confidato di non aver percepito la volontà di un disimpegno degli Stati Uniti dalle basi italiane. «Anzi, dal punto di vista bilaterale e della Nato la cooperazione con noi in qualche modo è molto importante per gli Stati Uniti», ha spiegato parlando con i media all’ambasciata a Washington. Quanto ad un disimpegno americano in Europa, Crosetto ha spiegato che si tratta di un piano di cui gli americani parlano da anni: un impegno minore. «Assetti che loro potrebbero ritirare dall’Europa ed essere sostituiti comodamente da assetti europei».

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Solo operazioni logistiche e di rifornimento

Solo operazioni “logistiche” o di “rifornimento”. È la clausola principale che regola l’utilizzo delle basi Usa in Italia, dove le infrastrutture militari americane sono costituite da aeroporti, torri radar o porti mentre sono tredicimila, tra reclute e ufficiali, gli statunitensi di stanza in Italia. Secondo i protocolli, di conseguenza, nel caso in cui gli Stati Uniti intendano invece utilizzare una loro postazione come trampolino di lancio per scopi bellici - come gli attacchi a Teheran - servirebbe l’ok del governo italiano o un passaggio in Parlamento. I primi patti che regolamentano l’utilizzo delle basi risalgono al primo dopoguerra: il Nato Sofa del 1951, poi il Bilateral infrastructure agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995.

Ecco le principali basi americane in Italia, e le loro caratteristiche.

Aviano (Pordenone, Friuli-Venezia Giulia)

È la sede del 31st Fighter Wing dell’aviazione statunitense. Si tratta di una base aerea da caccia fondamentale per la proiezione verso l’Europa orientale, i Balcani e il Medio Oriente. Ospita stabilmente squadroni di caccia F-16 Fighting Falcon. È considerata uno dei siti chiave in Europa per la condivisione nucleare (nuclear sharing) della Nato: secondo il Sipri, vi sarebbero custodite bombe atomiche tattiche B61, pronte all’uso in caso di attivazione dei protocolli di difesa collettiva.

Sigonella (Catania, Sicilia)

Ufficialmente denominata Naval Air Station (NAS) Sigonella, è soprannominata “l’hub del Mediterraneo”. La sua posizione geografica al centro del bacino la rende uno snodo logistico e di ricognizione insostituibile. Svolge una funzione di supporto logistico alla Sesta Flotta degli Stati Uniti e sorveglianza d’intelligence globale. Fornisce rifornimento e manutenzione aerei e navali a tutte le forze Usa e Nato che transitano nel Mediterraneo. È la principale base operativa per i droni da ricognizione ad alta quota RQ-4 Global Hawk (e la versione NATO AGS), utilizzati per il monitoraggio strategico del Nord Africa, del Medio Oriente e del quadrante marittimo meridionale ed orientale.

Vicenza (Caserma Ederle e Base Del Din)

Vicenza è il fulcro delle forze di terra statunitensi in Italia meridionale ed Europa meridionale. Ospita la 173ª Brigata Aerotrasportata (173rd Airborne Brigade), l’unità d’élite di paracadutisti dell’esercito USA. I militari di stanza a Vicenza sono addestrati per essere utilizzati in pochissime ore in qualsiasi teatro operativo critico (Est Europa, Africa, Medio Oriente). La base ospita inoltre il comando dell’U.S. Army per l’Africa (SETAF-AF).

Camp Darby (Pisa/Livorno, Toscana)

Situata nella pineta tra Pisa e Livorno, è una gigantesca infrastruttura logistica gestita dall’esercito. È il più grande deposito di munizioni e materiale bellico statunitense al di fuori dei confini nazionali americani. Funge da immenso magazzino strategico: i carri armati, i veicoli blindati, le munizioni e l’equipaggiamento pesante necessari per rifornire un intero corpo d’armata in caso di conflitto sono conservati qui, pronti per essere imbarcati rapidamente dal vicino porto di Livorno.

Ghedi (Brescia)

Ci sono poi alcuni siti che rivestono un’importanza strategica. Il primo è a Ghedi: è una base dell’Aeronautica Militare Italiana (6° Stormo “Diavoli Rossi”), ma riveste importanza nell’ambito degli accordi NATO perché, analogamente ad Aviano, ospita depositi protetti per ordigni speciali statunitensi destinati a essere impiegati dai vettori italiani (attualmente i caccia Tornado e i più moderni F-35A) in caso di guerra totale.

MUOS (Niscemi, Sicilia)

Un altro è il Mobile User Objective System, un sistema di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza della U.S. Navy. L’antenna di Niscemi è una delle quattro stazioni terrestri mondiali che coordinano la rete di telecomunicazioni criptate globali delle forze armate statunitensi.

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