L’appello

Banche Ue, Italia, Francia e Spagna chiedono allentamento norme

In vista di un rapporto della Commissione europea sul futuro delle regole creditizie atteso in luglio chiedono regole meno restrittive

Dal nostro corrispondente Beda Romano

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BRUXELLES - Da mesi, se non anni ormai, l’ondata di liberalizzazione americana in campo finanziario, a 15 anni dalla crisi del debito, preoccupa il settore bancario in Europa. In vista di un rapporto della Commissione europea sul futuro delle regole creditizie atteso in luglio, tre paesi membri – la Francia, la Spagna e l’Italia - hanno esortato l’esecutivo comunitario ad allentare alcune norme. La speranza è che altri governi si associno all’iniziativa.

In un documento circolato qui a Bruxelles e intitolato Competitività del settore bancario europeo, i governi di Parigi, Madrid e Roma hanno suggerito alla Commissione europea «aggiustamenti mirati» in alcune linee di business nelle quali le banche devono far fronte alla «concorrenza internazionale più agguerrita». Si legge nel documento: «Se l’Unione europea dovesse applicare le norme in modo più restrittivo, le perdite di quote di mercato potrebbero essere difficili da recuperare».

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Nel settore del finanziamento commerciale, secondo i tre paesi membri i criteri prudenziali in Europa potrebbero contribuire «a condizioni di disparità in settori dove la concorrenza è particolarmente elevata». Si legge nel documento: «L’Unione europea dovrebbe garantire che il livello complessivo dei requisiti prudenziali (…) rimanga adeguato al rischio e soddisfi, in misura paritaria, sia le esigenze di finanziamento dell’economia sia la salvaguardia della stabilità finanziaria».

Peraltro, permangono limiti nella gestione della liquidità bancaria oltre confine. Francia, Spagna e Italia propongono quindi di creare forme di collaborazione ad hoc tra le banche più grandi, con regole omogenee e sorveglianza della Banca centrale europea. A proposito dell’idea di una garanzia in solido dei depositi, mai decollata, i tre governi suggeriscono di creare un meccanismo di sostegno reciproco da parte dei meccanismi nazionali chiamati ad assicurare i conti correnti nei momenti di crisi.

L’iniziativa dei tre paesi stona con la nascita nei mesi scorsi di un gruppo di sei Stati membri, tutti desiderosi di rilanciare il grande progetto dell’unione dei mercati di capitale. Al gruppo, oltre a Francia, Spagna e Italia, partecipano la Germania, l’Olanda e la Polonia (si veda Il Sole/24 Ore del 29 gennaio). Il G6, come viene ormai chiamato, si è riunito a fine maggio a Berlino, e ha messo a punto posizioni in comune su vari aspetti, tra cui il trasferimento della vigilanza dei mercati a livello comunitario.

In questo senso, il documento scritto da Parigi, Madrid e Roma lascia intravedere quanto le questioni finanziarie siano ancora molto controverse, anche tra paesi membri che vogliono rafforzare l’integrazione, almeno a parole. Il caso UniCredit-Commerzbank è rivelatore. La posizione della Cancelleria a Berlino, contraria alla fusione tra i due istituti di credito, mostra quanto le banche continuino a essere considerate, a 25 anni dalla nascita dell’euro, un pilastro della politica economica nazionale.

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