Stati Uniti

Trump: esercito pronto ad andare ovunque per combattere il crimine

Prosegue l’approccio securitario del presidente Usa. Anche se oggi alla Casa Bianca Donald Trump ha detto che l’esercito può andare ovunque negli Usa per combattere il crimine ma è stato vago sui soldati a Chicago. Il governatore Wes Moore risponde con i dati sulla criminalità in calo, mentre Gavin Newsom emerge come leader dell’opposizione democratica

di Angelica Migliorisi

Pam Bondi, US attorney general, il vicepresidente JD Vance, Donald Trump, Pete Hegseth, il segretario alla Difesa, e Kristi Noem, segretaria alla Homeland Security, oggi alla Casa Bianca.  EPA/AL DRAGO / POOL

5' di lettura

English Version

5' di lettura

English Version

La stessa divisa, lo stesso passo d’acciaio. Nel 1957, a Little Rock, Arkansas, i paracadutisti della 101ª divisione scortavano nove studenti afroamericani dentro una scuola segregata, in un’America che ancora faticava a far rispettare i diritti civili. Sessantotto anni dopo, quell’uniforme non è più promessa di libertà. E oggi non è più il repubblicano Dwight D. Eisenhower a evocarla, ma il “MAGA” Donald Trump, annunciando che l’esercito è pronto ad andare ovunque sul territorio americano per combattere il crimine, pur rimanendo ambiguo sulla possibilità di schierare le truppe federali a Chicago. Parlando nello studio Ovale, il presidente ha detto che per ora non farà nulla in Illinois senza una richiesta del governatore ma che le truppe sono pronte a essere dispiegate ovunque in caso di necessità, anche senza richiesta del governatore statale.

Usa, Guardia nazionale a Washington: protesta dei residenti contro agenti

Baltimora, tra ieri e oggi

«Se Moore non è capace, penserò io a mandare i soldati», ha detto il presidente Usa attaccando il governatore del Maryland. Per il tycoon Baltimora è “fuori controllo”, nonostante i dati raccontino altro. Per esempio, che nel 2024 gli omicidi sono scesi del 24% rispetto all’anno precedente e del 42% rispetto al 2021. E i reati violenti sono calati dell’8% mentre i crimini contro la proprietà del 20. Moore lo ha ricordato pubblicamente, invitando Trump a camminare con lui per le strade. Ma il Potus ha preferito rispondergli dallo Studio Ovale su Truth: «Proprio come quando Newscum non sapeva gestire Los Angeles, penserò io a ripulire la città». “Newscum”, cioè Gavin “Newsom”, il governatore della California che per Trump è “feccia” (scum) da quando a giugno impose la Guardia nazionale a Los Angeles.

Loading...

Baltimora fu già teatro di dispiegamenti militari nel 1968, dopo l’assassinio di Martin Luther King. Allora la Guardia nazionale entrò per contenere rivolte urbane che lasciarono 6 morti e centinaia di feriti. Oggi non ci sono tumulti né emergenze di ordine pubblico, ma un presidente che vuole replicare nella città il “modello Washington”.

Washington, Guardia Nazionale pattuglia il National Mall

Washington, capitale sotto assedio

Nella capitale, Trump è già arrivato. Oltre 2200 militari della Guardia nazionale pattugliano le strade, sotto il comando di una joint task force che ha preso di fatto il controllo delle funzioni di polizia. All’inizio le pattuglie erano disarmate, ma dalla scorsa settimana alcune unità portano pistole M17 e fucili M4. Il portavoce militare ha precisato che le armi saranno usate solo come ultima risorsa, ma l’effetto psicologico è stato potente. Un fotografo ha immortalato membri della Guardia della South Carolina con le pistole al fianco davanti a Union Station, mentre passanti e turisti li osservavano con diffidenza. Molti residenti ne sono convinti: la città è sotto assedio.

I tribunali travolti

Nei tribunali federali arrivano casi che in circostanze normali sarebbero rimasti a livello municipale, sottolinea molta stampa americana. Jeanine Pirro, scelta da Trump come procuratrice federale per il Distretto di Columbia, ha dato ordine di contestare i capi d’accusa più gravi possibili. Il risultato è un’ondata di processi sproporzionati.

Come Mark Bigelow, 28 anni, fermato perché beveva da un bicchiere in auto. Quando ha reagito con stizza, è stato accusato non solo di possesso di alcol, ma anche di aggressione a pubblico ufficiale, reato federale che può costargli fino a otto anni di carcere. Torez Riley, 37 anni, è stato arrestato in un supermercato per due pistole trovate nella sua borsa, ma diversi procuratori interni hanno ritenuto la perquisizione incostituzionale. Pirro ha imposto comunque l’incriminazione. Edward Dana, 30 anni, già noto per disturbi psichici, è stato fermato per aver danneggiato una lampada. Ubriaco, ha urlato frasi sconnesse su «uccidere Trump». Ora rischia cinque anni per minacce al presidente. Avvocati e giudici parlano di «giustizia artificiale», reati minori gonfiati in accuse federali per dimostrare che l’intervento militare “funziona”.

Chicago nella lista

Mentre Washington diventa il laboratorio, Chicago si prepara all’esperimento successivo, con il Pentagono che ha elaborato piani per un dispiegamento che includerebbe Guardia nazionale e persino forze attive. Anche New York è stata citata dal presidente come possibile «prossimo obiettivo». In entrambe le città i leader locali contestano non solo la necessità, ma anche la legittimità dell’operazione. Il governatore dell’Illinois J.B. Pritzker ha accusato Trump di «inventare crisi» e il sindaco di Chicago Brandon Johnson ha parlato di «occupazione militare». A New York, il sindaco Eric Adams ha evocato ricorsi immediati in tribunale.

Una questione di legge e di potere

Il nodo legale è cruciale. Il presidente invoca il “Title 10”, che consente di federalizzare la Guardia nazionale. Ma i giuristi ricordano che senza l’“Insurrection Act” non può imporsi a Stati che si oppongono. La differenza con i precedenti è netta. Eisenhower agì a Little Rock per far rispettare una sentenza federale; Lyndon Johnson nel 1968 mandò i militari a Baltimora e Washington per sedare rivolte violente; George H. W. Bush nel 1992 inviò i Marines a Los Angeles su richiesta esplicita del governatore Pete Wilson. Oggi non c’è insurrezione né richiesta. Solo la volontà di Trump di imporre il suo modello di ordine a città democratiche.

Usa, Trump visita la polizia a Washington

La dimensione razziale

Tutte le amministrazioni nel mirino del tycoon sono a guida democratica e hanno sindaci neri: Washington, Baltimora, Chicago, New York. «Questa non è una campagna sulla sicurezza, è profilazione razziale», ha detto il reverendo Al Sharpton, parlando alla Howard University. «Non un solo sindaco bianco è stato minacciato di occupazione. È un attacco mirato contro comunità nere e contro il principio stesso di autogoverno». Per Sharpton, la battaglia è anche una questione di diritti civili e di stato giuridico della capitale, che non ha la piena rappresentanza degli Stati.

Gavin Newsom, il nuovo volto dell’opposizione

Ogni volta che Donald Trump affonda contro i governatori democratici, un nome torna sempre a galla: Gavin Newsom, la “feccia” che il presidente non riesce a estirpare. Il governatore della California ha trasformato il suo profilo politico scegliendo di sfidare il presidente sul suo stesso terreno: quello della comunicazione virale. Fino a pochi mesi fa i suoi account social diffondevano comunicati anonimi su progetti di edilizia scolastica o nuove fabbriche. Poi, la svolta: post scritti in maiuscolo pieni di punti esclamativi, immagini generate dall’intelligenza artificiale che lo mostrano come eroe americano, meme a tema Star Wars. «AMERICA’S MOST FAVORITE GOVERNOR!!!», recitava uno dei messaggi più condivisi, subito rilanciato da migliaia di utenti.

La scelta è consapevole. Newsom la chiama «specchio»: riflettere lo stile di Trump, portarlo all’eccesso, ridicolizzarlo. «Se vi disturba il mio tono, dovreste preoccuparvi di più di quello del presidente», ha detto in conferenza stampa.

Il Governatore della California: "La democrazia e' sotto attacco"

Dallo scontro di Los Angeles al podcast

Il conflitto con l’inquilino dello Studio Ovale è personale. A giugno, quando il presidente inviò la Guardia nazionale a Los Angeles, Newsom lo accusò di abuso di potere. Trump lo ribattezzò “Newscum” e da lì iniziò una campagna di attacchi personali. Newsom non arretrò, anzi, trasformò l’offesa in hashtag, usato per deridere il tycoon. Parallelamente, ha lanciato un podcast, “This Is Gavin Newsom”, dove intervista non solo progressisti ma anche conservatori, cercando di rompere la polarizzazione. È diventato un successo nazionale, con milioni di ascolti.

Obama lo ha definito «una voce necessaria», Pelosi lo sostiene apertamente. I repubblicani lo accusano di infantilismo, Trump continua a citarlo, segno che forse lo percepisce come un rivale serio. Per i democratici, dopo anni di tono istituzionale e difensivo, la strategia di Newsom è la prima vera controffensiva comunicativa. E molti lo vedono come il futuro candidato presidenziale.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti