Balneari, si arena il blitz della Lega: niente proroga delle concessioni
La commissione Bilancio pronta a sollevare la questione dell’articolo 81 della Costituzione dato che l’Unione europea, in caso di slittamento delle concessioni, avrebbe aperto una procedura d’infrazione
di Lorenzo Pace
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Il blitz della Lega in Senato per prorogare le concessioni balneari è durato meno di tre ore. Cioè il tempo necessario per far passare il testo del decreto Commissari (noto pure come decreto Infrastrutture o Ponte) dal via libera della commissione Ambiente alla verifica finanziaria della Bilancio. Nella prima i leghisti hanno strappato l’ok allo slittamento di tre anni della scadenza delle licenze marittime in Calabria, Sicilia e Sardegna, mentre nella seconda è arrivata la paletta rossa con l’articolo 81 della Costituzione e dunque lo stop per mancate coperture.
La proroga nelle Regioni colpite dal maltempo
La proroga era comunque limitata alle tre Regioni colpite dal maltempo del gennaio scorso. Nel correttivo, a prima firma del capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, sono state infatti citate le conseguenze del ciclone Harry. In particolare, «i danni alla fascia costiera provocati dal processo di progressiva erosione della costa» e «gli eventi meteorologici di eccezionale intensità» che hanno colpito i territori in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza. Così, è stato visto come necessario prorogare le concessioni fino a settembre 2030 (in alcuni casi fino a marzo 2031) per «incentivare immediati interventi» in vista dell’estate.
Dall’opposizione è stato visto sin da subito come un «esercizio di ipocrisia legislativa». «Si usa il dramma dell’erosione costiera, reale, serio e che merita risposte vere, come paravento per portare a casa l’ennesima proroga mascherata» ha detto la senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent. Una strategia che ha dimostrato «un segno di debolezza politica» secondo il capogruppo Pd in commissione Ambiente, Marco Simiani.
Il conflitto con la direttiva Bolkestein
Ma non è soltanto un aspetto etico, perché andare avanti con la proroga avrebbe creato dei problemi con Bruxelles. Nei fatti si sarebbe trattato dell’ennesimo tentativo del governo italiano di turno di aggirare in qualche modo la direttiva Bolkestein, introdotta dall’Ue nel 2006, che vieta la possibilità di rinnovare automaticamente le concessioni e invita i Paesi a indire gare per tutelare il mercato unico europeo.
Incompatibilità con l’articolo 81 della Costituzione
Dar vita a un contenzioso del genere, adesso, non è nell’interesse del governo e della maggioranza. Anche perché, con la probabile apertura di una procedura d’infrazione, il rischio di pagare conseguenze economiche sarebbe stato alto. Da qui, la questione delle coperture finanziarie e l’incompatibilità con l’articolo 81 della Costituzione posta dalla commissione Bilancio per cassare il correttivo.








