Auto, la crisi epocale dell'industria automotive: dal dieselgate alla politica green della Ue
Le ragioni della crisi dell'industria automotive: il dieselgate e la politica green europea
di Pier Luigi del Viscovo
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
Il dieselgate non è stata la causa del disastro in cui l’industria automotive occidentale si è infilata, ma il suo termometro sì. Dalla gestione e dalle reazioni a quell’attacco, portato dalle autorità americane ai costruttori tedeschi e alla Germania, emergevano tutte le debolezze dell’industria e tutte le insidie dell’ambiente esterno, quel cosiddetto “partito anti-auto” formato da ampie porzioni di società civile che, pur usando l’auto, non l’hanno mai digerita del tutto, identificandola come il simbolo di certe frenesie e complessità della vita urbana.
Questo fronte ampio e profondo sconsigliò i costruttori dal reagire nella maniera adeguata, ossia affermando che in discussione non era la tecnologia del motore diesel, ma l’artificio di un’unica casa, la quale a sua volta alla difesa fece prevalere la contrizione e le scuse, forse per retaggi culturali. In sintesi, il diesel finì sul banco degli imputati ma l’intera industria si mostrò incapace di resistere e difendere se stessa: era attaccabile e vulnerabile.
Effetto green e covid
Negli anni successivi il movimento green, che aveva trovato il suo alfiere in una giovanetta con le treccine, fiutò che fosse l’auto il ventre molle e, una volta insediato nella Commissione, mandò in porto due norme che di fatto avrebbero ostacolato la produzione automobilistica. Da un lato il divieto di vendere auto termiche, ma lontano nel tempo così da evitare scontri immediati. Dall’altro, la pretesa già dal 2020 di una certa quota di mercato per le auto alla spina, tra il 5 e il 10%.
Nel mondo pre-pandemia sarebbe stato complicato, poiché la competizione era sui volumi e dunque si spingevano col prezzo le auto termiche. Ma poi arrivò il Covid a rimescolare carte e strategie. Non più volumi, impossibili da inseguire vista la penuria di chip e altro, ma margini e di conseguenza focus sulle auto medio-grandi, listini rincarati due volte all’anno e sconti ridotti al lumicino. Il segmento sotto i 14.000 euro di listino, che pesava il 7% delle vendite, venne azzerato.
I volumi delle auto termiche calarono, sorprendendo solo quelli del tutto digiuni delle basi dell’economia, rendendo la quota di quelle alla spina più alla portata. La massiccia comunicazione e gli incentivi fecero il resto, convincendo quei clienti che potevano ricaricare e usare l’auto in città, per cui le multe furono evitate quasi da tutti e quasi del tutto, salvo l’acquisto di qualche credito da Tesla e Geely.


