Il 2023, infatti, sarà l’anno dei record per la Cina e i produttori cinesi. «La Cina – afferma Dario Duse, responsabile per l’area Emea del team automotive di AlixPartners - sta diventando la superpotenza dell’automobile, con i brand cinesi che raggiungeranno per la prima volta una quota del 51% nel mercato locale, e con esportazioni in forte crescita nei prossimi anni. Controllo della tecnologia, supporti governativi, competitività di costo e modelli di business che rispondono meglio e più velocemente alle richieste del mercato sono la combinazione alla base del loro successo».
Dai dati di AlixPartners infatti emerge che sul mercato interno cinese sono stati premiati marchi come Xpeng, Byd e Zeekr (gruppo Geely, ormai è un leader globale che controlla Volvo) per il loro stile, livello tecnologico, dotazione e vanno bene anche per quanto riguarda parametri sacri per l’industria europea: tenuta di strada e piacere di guida. Insomma, gli ultimi arrivati stanno surclassando, in Cina, i primi della classe, con buona pace anche del valore e dell’immagine di marca. Hanno vinto però in una partita resa più facile dalla semplificazione dell’auto elettrica e dalla digitalizzazione. L’orologio della rivoluzione cinese continua a ticchettare e non manca molto prima che, avvertono gli analisti di AlixPartners, si riescano a imporre anche nel vecchio continente in virtù di contenuti tecnologici ma anche di stile innovativi.
«I player tradizionali - afferma Duse - dovranno essere pronti a rivedere il proprio approccio per competere sul mercato cinese e difendere le quote nei mercati occidentali». Nei prossimi anni i brand cinesi avranno, secondo le stime, una quota di mercato del 6%, ancora modesta ma che, avvertono gli analisti, non va sottovalutata.
Occorre infatti che player come Stellantis, il gruppo Volkswagen o quello Renault comprendano che, con la rivoluzione dell’auto elettrica digitale e la minaccia cinese incombente, non è più tempo per ripetere il solito gioco del “modello nuovo ogni sei anni seguito dal restyling al terzo”, proponendo ad ogni ciclo di vita poca innovazione con soluzioni che sono già obsolete al momento del lancio della vettura.
Serve dunque uno sforzo importante: ridurre la siderale distanza culturale e tecnologica tra le case automobilistiche e il mondo dell’elettronica di consumo verso il quale l'industria dell’auto sta andando per molti versi a spiovere in una rotta di collisione epocale. E le case cinesi, questa convergenza tra auto e tech l’hanno ben compresa. Del resto i soldi per fare innovazione ci sono visto che si stimano investimenti per elettrificazione, batterie e digitale in crescita del 17% fino a quota 616 miliardi di dollari per il periodo 2023-2027.