Fisco

Decreto correttivo, auto aziendali: aumento del 50% sulle tasse per vecchi diesel e benzina

Gli optional aggiuntivi entrano in un forfait del 5 per cento. Imposta su successioni e donazioni: pagamento anticipato su trust e vincoli

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Aggiornato il 4 giugno 2026 alle ore 13:20

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Cambio in corsa per la tassazione delle auto aziendali. Con una doppia marcia inserita nel decreto correttivo della delega fiscale, atteso inizialmente in Consiglio dei ministri per mercoledì 4 giugno ma per cui occorrerà qualche giorno in più per la messa a punto di tutto l’articolato:
1) una punta a risolvere una serie di nodi rimasti aperti dopo la manovra 2025 con cui il Governo era intervenuto su questa tipologia di fringe benefit per ridurre i sussidi ambientalmente dannosi (Sad);
2) l’altra aumenta del 50% il prelievo fiscale sui vecchi modelli diesel e benzina detenuti nei parchi auto delle aziende da più di cinque anni. 

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Una misura che punta a disincentivare l’uso aziendale di vetture vecchie e potenzialmente più inquinanti, spingendo le imprese a effettuare un turnover delle flotte ogni quattro anni.

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Tra i ritocchi più importanti spicca anche quello che rivede le regole di tassazione per gli optional non inclusi nella tariffa standard delle tabelle Aci: secondo l’interpretazione delle Entrate l’optional aggiuntivo avrebbe aumentato il carico fiscale sul veicolo concesso in uso promiscuo al dipendente.

Mentre con la modifica in arrivo il valore del fringe benefit viene aumentato forfettariamente del 5 per cento.

Come ripetutamente chiesto dalle imprese, viene poi rivisto il regime fiscale transitorio per le auto prenotate nel 2024 e assegnate in tutto il 2025.

In questo modo viene scongiurata definitivamente la possibilità di una tassazione al valore normale dei veicoli assegnati ai dipendenti dopo il 30 giugno 2025.

 

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Sempre sul fronte fringe benefit stop, infine, a possibili penalizzazioni per le società che riassegnano veicoli già concessi in precedenza ad altri dipendenti.

Ma il correttivo Omnibus va oltre.

Come annunciato a Telefisco 2026 dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, l’articolo 4 interviene sulle cessioni di crediti d’imposta da parte dei professionisti: le eventuali plusvalenze diventeranno (per gli importi acquistati dalla data di entrata in vigore del decreto) redditi diversi e quindi scatterà la tassazione al 26% e non quella a Irpef ordinaria.

Così come sempre per i professionisti viene disciplinata la tassazione della cessione dell’intero studio.

Il decreto correttivo poi interviene poi per definire il perimetro dei familiari a carico (che determina la possibilità di usufruire dei bonus per le spese sostenute in loro favore) e per la tassazione del reddito in agricoltura.

Così come sulle imposte di successione e donazione: in questo caso viene concessa la possibilità del pagamento anticipato dei prelievi in caso di trust e di vincoli di destinazione.

Ricco poi il pacchetto di modifiche sulla cooperative compliance.

Arriva la possibilità, per le imprese che aderiscono al regime di tutoraggio, di regolarizzare il passato per quanto riguarda possibili disallineamenti interpretativi legati soprattutto all’applicazione dei principi contabili internazionali.

Cambia anche la global minimum tax dove viene aggiunta la disciplina del regime coesistente qualificato, di quello qualificato della capogruppo e degli incentivi fiscali qualificati. Proprio in relazione a questi ultimi viene precisato che si tratta di quelli basati sui costi sostenuti o sul livello di produzione effettuata in un Paese, che riducono l’importo delle imposte rilevanti.

Nell’ambito dei redditi finanziari scatterà un aumento dall’11% al 20% della ritenuta sui dividendi corrisposti sui fondi pensione europei.

Più flessibilità poi per esercitare il diritto alla detrazione Iva che potrà essere fatto valere entro il secondo anno, concedendo più ossigeno nelle ipotesi di fatture arrivate in ritardo.

Proprio sulla fattura elettronica i dati potranno essere utilizzati anche nell’analisi di rischio doganale.

Mentre viene superata la riduzione di un anno dei termini di accertamento per i forfettari, visto che ormai l’e-fattura è obbligatoria anche per loro.

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