Sì perché nella realtà c’è stato un arretramento, non uno stallo, che si comprende guardando alle immatricolazioni. Il noleggio a lungo termine nel 2025 ha acquistato 350mila auto, con un aumento di 37mila pezzi rispetto al 2024. Tutto bene, dunque? Per niente. Le società “non captive”, ossia non parte di un gruppo automobilistico, hanno comprato 15mila auto in meno, segno che un qualche raffreddamento della domanda c’è stato.
Di contro, le captive ne hanno immatricolato ben 50mila in più. Come mai, chi gliele ha ordinate? Buona parte, se non tutte, nessuno. Cioè, nessun cliente. Ma il costruttore sì, forse per mettere al sicuro una certa quota di vetture a basse emissioni, che torneranno utili nel conteggio delle multe sulle emissioni eccedenti i target impossibili fissati dalla Commissione. La prova sta nei primi quattro mesi di quest’anno.
Le captive adesso viaggiano sul meno 15% tanto sono uscite cariche dal 2025; all’opposto, le altre segnano +9%, segno che una luce comincia a vedersi. Ma chi aveva spento la luce? Il regolatore, intervenendo a gamba tesa sulla normativa fiscale degli assegnatari di company car. Ne abbiamo ampiamente detto, ma giova ricordarlo.
Chi ordina un’auto elettrica o ibrida plug-in riceve un beneficio in busta paga che arriva fino a 600 euro, mentre se la ordinasse ibrida senza spina riceverebbe una batosta di oltre mille euro. Il combinato disposto (meno 600 e più mille) somiglia molto a “un’offerta che non si può rifiutare”.
Eppure, c’è chi ha fatto il gran rifiuto: scegliendo di tenersi l’auto vecchia. Per adesso, certo, ma il segnale è arrivato forte e chiaro ai piani alti di Aniasa: a tirare troppo la corda potrebbe spezzarsi.