Auto e mobilità aziendale

Auto, nel 2025 in circolazione un milione di vetture Nlt

Il segmento aziende da due anni è bloccato a mille veicoli sotto il milione, quota che non riesce a sfondare: colpa della fiscalità

di Pier Luigi del Viscovo

Mercedes Classe C elettrica, in alto, è una berlina lunga quasi 490 metri, arriva a 762 chilometri di autonomia e segue lo stile introdotto da GLC a zero emissioni. A bordo debutta uno schermo da ben 39 pollici

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A fine 2025, oltre un milione di auto nel nostro Paese circolavano grazie a un contratto di noleggio a lungo termine (Nlt). È quanto emerge dal rapporto Aniasa, curato come ogni anno dal Centro Studi Fleet&Mobility.

Includendo i furgoni la cifra supera 1,3 milioni, con un più 2,5% rispetto all’anno precedente. Per un’altra industria sarebbe stato un buon anno, ma l’Nlt ci ha abituato a ben altro e dunque un’occhiata dentro quel numero vale la pena darla.

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Così scopriamo che il segmento aziende da due anni è piantato a mille veicoli sotto il tetto del milione, che ancora non riesce a sfondare. Poi notiamo che la Pubblica amministrazione (Pa) ha aggiunto circa 25mila veicoli, con un robusto più 22% che è sempre e comunque una buona notizia.

Infine i privati cittadini, tecnicamente codici fiscali e partite Iva, i cui veicoli in Nlt sono aumentati del 4,5%, arrivando a sfiorare le 185mila unità: poche o tante, lo vedremo.

Prima pensiamo al bersaglio grosso, le flotte. Anni di stop e perfino di calo ce n’erano stati, certo, ma in corrispondenza di profonde crisi del Paese e dell’economia, che non risultano dalle cronache dello scorso anno. Cos’è allora che ha frenato e tanto questo settore?

Sì perché nella realtà c’è stato un arretramento, non uno stallo, che si comprende guardando alle immatricolazioni. Il noleggio a lungo termine nel 2025 ha acquistato 350mila auto, con un aumento di 37mila pezzi rispetto al 2024. Tutto bene, dunque? Per niente. Le società “non captive”, ossia non parte di un gruppo automobilistico, hanno comprato 15mila auto in meno, segno che un qualche raffreddamento della domanda c’è stato.

Di contro, le captive ne hanno immatricolato ben 50mila in più. Come mai, chi gliele ha ordinate? Buona parte, se non tutte, nessuno. Cioè, nessun cliente. Ma il costruttore sì, forse per mettere al sicuro una certa quota di vetture a basse emissioni, che torneranno utili nel conteggio delle multe sulle emissioni eccedenti i target impossibili fissati dalla Commissione. La prova sta nei primi quattro mesi di quest’anno.

Le captive adesso viaggiano sul meno 15% tanto sono uscite cariche dal 2025; all’opposto, le altre segnano +9%, segno che una luce comincia a vedersi. Ma chi aveva spento la luce? Il regolatore, intervenendo a gamba tesa sulla normativa fiscale degli assegnatari di company car. Ne abbiamo ampiamente detto, ma giova ricordarlo.

Chi ordina un’auto elettrica o ibrida plug-in riceve un beneficio in busta paga che arriva fino a 600 euro, mentre se la ordinasse ibrida senza spina riceverebbe una batosta di oltre mille euro. Il combinato disposto (meno 600 e più mille) somiglia molto a “un’offerta che non si può rifiutare”.

Eppure, c’è chi ha fatto il gran rifiuto: scegliendo di tenersi l’auto vecchia. Per adesso, certo, ma il segnale è arrivato forte e chiaro ai piani alti di Aniasa: a tirare troppo la corda potrebbe spezzarsi.

Sarà per questo che il neopresidente Italo Folonari, imprenditore illuminato, sta mobilitando l’associazione affinché a Bruxelles non procedano sull’idea di imporre alimentazioni alla spina alle flotte.

L’obiettivo sarebbe di forzare la penetrazione e garantire un po’ di ritorno all’industria automobilistica, che c’è finita dentro con decine di miliardi di investimenti. Il risultato, tuttavia, rischia di essere un ritorno per tanti all’auto propria con rimborso chilometrico: senza il pallone, non c’è più partita.

Adesso torniamo ai privati, la cui flotta in Nlt lo scorso anno è aumentata di 8mila unità, perfettamente in linea con la crescita media annua dal pre-Covid: Cagr +4 per cento.

Nei sei anni però la loro quota sulla flotta totale in Nlt è passata dal 15 al 14%: di questo passo, per arrivare a un milione di veicoli gestiti tocca attendere vent’anni. In termini di fatturato va anche peggio, con la quota al 12 per cento.

Sì perché se il canone medio annuo alle imprese e Pa è 7.200 euro, i privati sfiorano i seimila. Difficile continuare a fingere che vada tutto bene e non ci sia da aggiustare qualcosa. Molti noleggiatori sono persuasi che un punto sia la capacità di spiegare il prodotto a questi nuovi clienti.

Considerando che ormai metà delle vendite è fatta dalla rete indiretta dei broker, sembra un modo confortevole di spostare il problema al di fuori di sé. Sarà, ma oltre a saper vendere c’è anche una questione di saper gestire ed erogare un servizio che sia soddisfacente e in linea con le aspettative di una clientela. Sono questi i compiti a casa di quest’anno.

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