Le relazioni sindacali nell’industria automobilistica tedesca si confermano bollenti. Dopo l’annuncio di venerdì scorso di un possibile piano-tagli da 100mila dipendenti da parte di Volkswagen (il doppio rispetto alle stime iniziali) e lo sconcerto da parte del sindacato, ieri IG Metall ha chiamato i lavoratori a raccolta, ma questa volta per protestare contro Mercedes Benz dopo la lettera, inviata nei giorni scorsi, con la quale il gruppo annuncia un inasprimento delle misure di austerity (con il taglio di un bonus sullo stipendio previsto per luglio) per tenere sotto controllo i costi. Sullo sfondo dello scontro, poi, restano le indiscrezioni circolate nelle scorse settimane, relative alle intenzioni del gruppo di Stoccarda di rimettere mano alle tutele sindacali interne che di fatto impediscono i licenziamenti diretti nelle fabbriche tedesche fino al 2034.
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Secondo quanto comunicato da IG Metall, domani si terranno manifestazioni negli stabilimenti di Sindelfingen e Untertuerkheim (Stoccarda). Sono previste azioni anche a Rastatt, Kuppenheim, Brema, Berlino, Amburgo, Duesseldorf, Ludwigsfelde e Germersheim, come comunicato dalla rappresentanza locale del sindacato a Stoccarda. Il contesto è, come detto, dato dall’inasprimento delle misure di controllo dei costi previste dal gruppo. In una lettera inviata ai lavoratori in Germania alla fine della scorsa settimana, il board ha comunicato che è necessario «continuare a ridurre i costi con la massima urgenza» per rimanere competitivi nei prezzi dei prodotti. Circa 90mila dei circa 108mila dipendenti in Germania non riceveranno quindi, come misura immediata e contrariamente alle aspettative, un pagamento straordinario previsto dal contratto collettivo a luglio (si tratta di una somma pari fino al 18,4% di una mensilità). Tale pagamento sarà rinviato al prossimo anno. Nel dettaglio, secondo la nota interna citata da Reuters, il ceo di Mercedes Olaf Källenius e altri alti dirigenti hanno comunicato ai dipendenti che l’azienda deve ridurre i costi del lavoro aumentando la produttività. «Il costo orario deve diminuire - si legge nella nota -. Nello sviluppo, nelle vendite, nell’amministrazione e nella produzione, dovremmo lavorare di più a parità di retribuzione in tutti i settori». Inoltre, alcuni prodotti e funzioni amministrative saranno trasferiti all’estero, secondo quanto prefigurato dall’azienda, segnalando che il conflitto in Medio Oriente ha fatto lievitare i costi dell’industria globale, aumentando la pressione sulle case automobilistiche europee già colpite dalle alte tariffe d’importazione statunitensi.
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