Carriere

Attrarre talenti per crescere: strategie e cultura per un’organizzazione competitiva

Il processo di selezione è come una danza di corteggiamento reciproco tra azienda e candidato, fondato sulla compatibilità e sulla cultura aziendale

di Luca Brambilla* e Valentina Figna**

(AdobeStock)

4' di lettura

4' di lettura

Una delle frasi più usate dai professionisti HR di aziende di ogni settore e dimensione è, forse, “Il processo di selezione è sempre più difficile perché mancano persone qualificate”. Tuttavia, anziché puntare il dito sulla qualità dei candidati, chi si occupa di people management dovrebbe porsi una domanda più scomoda ma più incisiva: quanto è attrattiva la mia azienda agli occhi di chi sta cercando lavoro?

L’attrazione dei talenti, uno dei temi oggi più strategici, rappresenta un processo in costante evoluzione influenzato dai mutamenti continui del mondo del lavoro. E forse, più che di “attrazione” dovremmo parlare di “corteggiamento”, mettendo in luce la reciprocità della scelta (azienda-candidato). Un principio, quest’ultimo, centrale anche nel libro Saper Scegliere (Brambilla-Raguzzi), che propone un approccio alla selezione fondato tanto sulle esigenze aziendali quanto sulle aspirazioni del candidato.

Loading...

A fronte del dualismo tra “il potere decisionale è tutto nelle mani del datore di lavoro” e “sono i talenti ad avere il coltello dalla parte del manico”, la verità sta nel mezzo: non un cacciatore e una preda ma due calamite che si attraggono. Compito dell’azienda è mettere il candidato nelle condizioni di esprimere apertamente non solo ciò che desidera ottenere ma anche ciò che è disposto a offrire.

Attrarre talenti: una questione strategica, non tattica

Lavorare sulla capacità attrattiva dell’azienda è attività ancora troppo sottovalutata, specialmente da quelle realtà che adottano un approccio reattivo alla selezione intervenendo solo a fronte di un posto vacante da “riempire” con urgenza. Una modalità puramente tattica invece che strategica, che spesso porta a soluzioni di compromesso schiudendo le porte al fallimento.

Una mentalità incentivata anche dai KPI scelti, che favoriscono decisioni affrettate anziché consapevoli andando a premiare la velocità dell’inserimento anziché il suo successo a lungo termine. In più, talvolta, il clima di urgenza persiste anche dopo l’assunzione: la nuova risorsa, inserita per colmare un vuoto momentaneo, quindi senza una reale progettualità, rischia di generare nel tempo disallineamento e frustrazione.

La scelta delle persone da inserire nell’organizzazione è un compito estremamente delicato, dal momento che l’assunzione di una risorsa poco valida determina pesanti ripercussioni economiche (e non solo), spesso sottostimate. Secondo uno studio di Josh Bersin per Deloitte, la perdita di un dipendente può costare all’azienda fino a 1,5-2 volte il suo stipendio annuale.

La perfezione non esiste: conta la compatibilità

In questa danza di corteggiamento non si ambisce alla perfezione: le aziende che si considerano tali dovrebbero far scattare un campanello d’allarme, e al tempo stesso se esistesse un profilo ideale si rischierebbe di avere candidati tra loro molto simili, quando sono diversità e unicità a generare valore.

Nelle relazioni, tanto personali quanto lavorative, la chiave del successo non è la perfezione ma la chiarezza delle aspettative. Un’organizzazione che si presenti per ciò che non è, prima o poi dovrà fare i conti con la frustrazione della persona assunta. E viceversa. Proprio come in un matrimonio, la relazione professionale funziona solo se basata su una progettualità comune: se nell’amore il collante è il sentimento, nella selezione lo è la visione condivisa.

Da accordo contrattuale a incontro culturale

Il processo di selezione non è solo il luogo dove si incontrano domanda e offerta economica ma anche la zona di confronto tra due culture iper-frammentate dove poter individuare dei punti di compatibilità. Il vissuto, le esperienze e i valori del candidato da un lato, la cultura aziendale, cioè una sintesi tra ciò che è dichiarato e la declinazione operativa, dall’altro. La cultura non è un elemento cristallizzato ma qualcosa di vivo in continua evoluzione. Intesa da molti manager come la ciliegina sulla torta, la cultura è in realtà la torta stessa. Svuotare il processo selettivo dalla sua componente culturale lo riduce a una mera transazione.

Le nuove generazioni non sono solo alla ricerca di un posto di lavoro retribuito ma di un contesto in cui lasciare la propria traccia: mancando questa dimensione, proprio come avviene sui social, si “scrolla” e si valutano offerte più attraenti.

La motivazione intrinseca non si aggiunge come un accessorio esogeno ma nasce internamente al singolo, se stimolato, in un contesto culturale che sappia valorizzare il suo potenziale. Benefit e retribuzione, benché parte del tavolo negoziale, non sono sufficienti a creare una connessione profonda.

Come rendere una cultura aziendale attraente? Il mezzo è la co-progettazione, visto che l’ipocrisia di una cultura imposta dall’alto viene subito percepita. Inoltre deve esserci congruenza tra dichiarato e agito: i valori non devono rimanere astratti ma occorre siano incarnati nel quotidiano. Come ricorda una celebre frase attribuita a Maya Angelou: «Le persone dimenticano ciò che hai detto, dimenticano ciò che hai fatto, ma non dimenticano come le hai fatte sentire».

Un’occasione di auto riflessione

La selezione del personale può essere un prezioso momento di riflessione per entrambe le parti: se il candidato compie un lavoro di consapevolezza di sé, ragionando su chi sia, cosa desideri e che impatto possa lasciare, l’azienda ha l’opportunità di rivedere il proprio purpose, i propri obiettivi e i compromessi che è disposta ad accettare. È anche un potente strumento di change management, capace di rafforzare l’allineamento valoriale tra le persone coinvolte.

Adottando questa visione, l’HR smette di essere un semplice “selezionatore” diventando un vero partner del business aziendale, capace di far sposare gli interessi dell’azienda con quelli delle persone che contribuiscono al suo successo.

*Direttore Accademia di Comunicazione Strategica
**HR Director Sud Europa di Cooper Consumer Health

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti