Vino

Asti Spumante, arrivano le bollicine (dolci) in versione rosé

Modifica del disciplinare pubblicata in Gazzetta. Il primo anno previsti tra i 5 e le 10 milioni di bottiglie. Obiettivo conquistare nuove occasioni di consumo

di Giorgio dell'Orefice

Come potrebbe essere una bottiglia di Asti Rosè, non ancora in produzione (immagine dal sito del Consorzio)

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Sparigliare le carte. È questo l’obiettivo col quale il Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti sta per lanciare il nuovo spumante, dolce, rosé. Un unicum nel panorama enologico almeno italiano, un prodotto del tutto nuovo e che, nel primo anno, sarà realizzato in quantitativi compresi tra i 5 e i 10 milioni di bottiglie.

Un prodotto completamente nuovo, qundi, che sarà presentato ufficialmente a Vinitaly 2026 dopo che la modifica del disciplinare di produzione è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso 23 marzo al termine di un iter avviato nel 2023.

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«Uno spumante che non nasce per brindisi rituali – spiegano al Consorzio di tutela – ma per inserirsi in modalità di consumo più contemporanee per intercettare un pubblico nuovo, più consapevole e curioso. Sarà uno spumante prevalentemente dolce anche se ci saranno anche le versioni sec e demi-sec. Un vino con uno sguardo rivolto ai mercati internazionali e l’obiettivo di collocarsi in una fascia di prezzo leggermente superiore alla media della denominazione».

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il prodotto potrà essere proposto in tutte le varianti, dal dolce all’extra brut, lasciando alle cantine ampi margini di personalizzazione stilistica, anche in funzione delle esigenze dei diversi mercati di destinazione.

La nuova bollicina (imbottigliabile a partire da trenta giorni dalla pubblicazione in GU) sarà realizzata con un blend composto da uve Moscato destinate all’Asti Docg (dal 70% al 90%) e uve Brachetto destinate al Brachetto d’Acqui Docg (dal 10% al 30%).

«Ad oggi – continuano dal Consorzio - sono una decina le aziende che hanno avviato la preproduzione o la sperimentazione, ma il numero è destinato ad ampliarsi nei prossimi mesi. L’interesse già manifestato da distributori e importatori delle bollicine aromatiche piemontesi conferma come Europa (Regno Unito incluso), Nord America e – in prospettiva – Russia rappresentino al momento i principali sbocchi, senza dimenticare il mercato interno».

«L’ingresso dell’Asti Rosé nel disciplinare rappresenta un passaggio rilevante, che valorizza la storia e l’identità enologica del nostro territorio – ha commentato il presidente del Consorzio dell’Asti Docg, Stefano Ricagno –. Si tratta di unicum nel panorama italiano, capace di unire due vitigni entrambi aromatici. A Vinitaly celebreremo simbolicamente questo traguardo, primo passo di un percorso destinato a svilupparsi nei prossimi mesi. Con questa nuova tipologia vogliamo intercettare nuovi consumatori e nuove occasioni di consumo, superando una lettura tradizionale legata a momenti specifici e aprendo la denominazione a modalità di fruizione sempre più versatili e attuali».

Sul fronte del target, le prime rilevazioni del Consorzio individuano come pubblico di riferimento una fascia prevalentemente femminile, tra i 35 e i 50 anni: consumatrici con una buona familiarità con il vino, attente alla qualità e inclini alla sperimentazione.

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