Welfare

Assegno unico: ostacoli e incertezze sul futuro dell’aiuto per i figli

L’assegno unico universale per le famiglie è alle prese con ostacoli come il calcolo dell’Isee, la procedura di infrazione europea e la sostenibilità finanziaria

di Michela Finizio

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5' di lettura

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A beneficiare dell’assegno unico universale, la principale misura di sostegno per le famiglie in vigore da marzo 2022, secondo gli ultimi dati Inps sono oltre 6 milioni di nuclei familiari per un totale di 9.54.9571 figli raggiunti dal contributo.

A meno di due anni dal debutto dell’aiuto universale già si discute però di come mandarlo in soffitta o, comunque, di come superarne i limiti attraverso un restyling della misura. Il cantiere è quello della manovra di fine anno, per cui nulla sarà certo fino all’approvazione del testo di legge definitivo, ma le voci su eventuali tagli - rilanciate anche da Repubblica del 29 agosto, anche se poi smentite sia dal Mef che dalla premier Meloni che dalla ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella - iniziano a circolare e gli uffici tecnici sono al lavoro per trovare una quadra. Quello che è certo è che sulla misura pendono tre grandi ostacoli da superare, che ne minacciano il futuro e ne rendono più difficile il rilancio.

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Il cortocircuito dell’Isee

L’assegno unico ha preso il posto delle misure precedenti attraverso un riordino senza precedenti sostenuto dall’intero arco parlamentare, ma la misura fu approvata con l’acceleratore a fine 2021 dal precedente governo Draghi e poi non si riuscì ad attuare la normativa nella sua completezza.

In questi anni si è riusciti a risolvere la questione dei nuclei familiari orfanili e ad aumentare il budget per le famiglie numerose che venivano penalizzate dalla nuova misura, ma sono rimaste irrisolte alcune storture: a mancare ancora oggi è il decreto attuativo della legge delega sull’Isee che avrebbe dovuto escludere dal calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente gli importi erogati per l’assegno unico.

Un cortocircuito che per la prima volta quest’anno, visto che l’Isee 2024 prende come rieferimento le entrate 2022 delle famiglie (inclusi gli importi percepiti da Inps per l’assegno stesso), ha fatto lievitare - si stima di circa il 12% in base alle proiezioni del Caf Acli - i valori dell’indicatore al rialzo per numerose famiglie.

Con la conseguenza che le stesse famiglie beneficiarie delle mensilità più generose per i figli oggi si ritrovano un Isee più elevato che di fatto le esclude da altre misure ancorate all’indicatore, come ad esempio i bonus gas e luce oppure il bonus nido, e molte altre ancora. Il Governo nei mesi scorsi ha dichiarato di voler “correggere” questo meccanismo, che comunque già non rileva ai fini dell’assegno unico stesso (solamente per il suo calcolo dall’Isee vengono già decurtati gli importi in questione), mettendo mano alla normativa che regolamenta le modalità di definizione dell’indicatore. A quanto si apprende, i tecnici del ministero del Lavoro stanno studiando come escludere il peso dell’assegno unico dall’Isee in prima battuta per le famiglie numerose: parte da 1 miliardo di risparmi da altre misure lavoristiche il laboratorio per il pacchetto famiglia, secondo le prime indiscrezioni.

La procedura di infrazione

Oltre al nodo dell’Isee, il secondo grande ostacolo che minaccia l’assegno unico universale è la procedura di infrazione europea: a luglio l’Italia è stata deferita alla Corte Ue per i requisiti legati alla residenza.

Il Dlgs 230/2021 istitutivo dell’aiuto prevede che i richiedenti debbano essere residenti sul territorio italiano al momento della domanda ed essere stati residenti per almeno 2 anni (anche se non continuativi) nel nostro Paese oppure essere in possesso di un permesso di soggiorno di lunga durata (almeno sei mesi).

La Commissione ritiene che questo regime non sia compatibile con il diritto europeo in quanto costituisce una discriminazione nei confronti dei lavoratori mobili di altri Stati membri dell’Ue che in questo modo non possono beneficiare della prestazione familiare. Nel dettaglio ad essere contestato è il mancato rispetto del diritto comunitario in materia di coordinamento della sicurezza sociale (regolamento CE n. 883/2004) e di libera circolazione dei lavoratori (regolamento Ue n. 492/2011 e articolo 45 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea).

A dire la verità il problema non sono tanto i lavoratori transfrontalieri assunti in Italia, per i quali andrebbe prevista comunque una copertura finanziaria aggiuntiva: si tratta di una platea definita e ridotta, senza contare che molti di loro potrebbero comunque preferire le misure dei paesi di residenza (spesso di entità più elevata rispetto all’assegno italiano). A rendere, secondo il Governo, inapplicabile il correttivo è piuttosto il rischio di un “effetto a cascata” che genererebbe l’inclusione tra i beneficiari dei lavoratori mobili assunti nel nostro paese per effetto degli accordi bilaterali sottoscritti con altri Paesi extra Ue che potrebbero così richiedere di equiparare il loro trattamento a quello dei cittadini comunitari.

Meloni: assegno unico a lavoratori immigrati è ucciderlo

«Oggi l’ultima notizia sarebbe che saremmo in procinto di abolire l’assegno unico, quell’assegno unico che noi abbiamo aumentato e sul quale stiamo dando battaglia in Europa proprio perchè non si creino problemi visto che la Commissione ci dice che dovremmo darlo anche ai lavoratori immigrati che ci sono in Italia e che di fatto vuol dire uccidere l’assegno unico. Volevamo dire che siccome la legge ancora la dobbiamo scrivere diffidate delle ricostruzioni» ha detto la premier Meloni in un video su X con accanto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Il nodo delle risorse

Sia il correttivo all’Isee sia l’infrazione europea, infine, minano i conti futuri dell’assegno unico. La misura per il 2024 prevede uno stanziamento pari a 19,2 miliardi di euro, di cui circa 500 milioni messi a budget per coprire gli aumenti introdotti con la legge di Bilancio 2023. Se negli anni scorsi, anche per effetto di un’adesione non piena da parte dei potenziali beneficiari, ci sono stati dei risparmi legati alla misura, che hanno addirittura permesso al Governo di dirottare altrove acuni fondi residui a fine 2023, le risorse per quest’anno invece rischiano addirittura di non essere sufficienti. Secondo gli ultimi dati Inps, aggiornati a giugno (quindi al primo semestre), finora sono stati erogati 9.862.400 euro: ipotizzando una spesa identica nel secondo semestre, si potrebbero toccare i 19,7 miliardi a fine anno, sforando il plafond messo a budget.

Ad aver fatto lievitare la spesa in questi anni, oltre al take-up sempre più elevato della misura, è soprattutto l’adeguamento - previsto per legge - del contributo all’inflazione: nel 2023 è scattato un aumento delle soglie e degli importi dell’8,1% per effetto delle fiammate sui prezzi del 2022; nel 2024 l’aumento è stato più contenuto, ma comunque importante, pari al 5,4%; per il prossimo anno si stima possa esserci un aumento intorno all’1 per cento. La spirale della rivalutazione ha portato la misura minima per figlio a salire da 50 a circa 57 euro e quella massima a sfiorare i 190 euro.

La corsa verso la manovra

È ancora presto per dire con certezza quale sarà il destino dell’assegno unico universale. Sicuramente, per il momento, questi tre ostacoli costringono il Governo a prendere in esame la misura con una certa urgenza. Il dipartimento per la Famiglia sta lavorando in queste ore alla predisposizione del nuovo Piano nazionale per le famiglie: la volontà di accelerare la sua approvazione va proprio nella direzione di voler rivedere il quadro degli aiuti. E la ministra per la Famiglia e la Natalità, Eugenia Roccella, ha già più volte dichiarato di «non voler investire su una misura su cui pende l’incertezza» anche alla luce delle decisioni europee. Il cantiere della manovra mette sotto tiro l’assegno unico, il cui valore potrebbe “fare gola” agli appetiti delle tante altre misure che cercano di essere finanziate, anche se una nota del Mef smentisce la volontà di intervenire: «Fantasiosa e senza alcun fondamento l’ipotesi di tagli agli assegni per i figli in vista della prossima manovra». Fatto sta che bisognerà trovare una soluzione, prima che i tre nodi irrisolti vengano al pettine.

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