Super Tuesday: la Corte Suprema riammette Trump alle primarie del Colorado
La Corte Suprema americana ha annullato la decisione della corte suprema del Colorado di escludere Donald Trump dalle primarie presidenziali repubblicane nello Stato
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La Corte suprema americana conferma l’eleggibilità di Donald Trump in Colorado, uno dei 15 Stati che vota martedì nel Super Tuesday. I giudici hanno accolto il ricorso dell’ex presidente contro la decisione della corte suprema statale di bandirlo per il suo ruolo nell’assalto al Congresso in base al 14° emendamento, che vieta le cariche pubbliche ai funzionari coinvolti in insurrezioni contro la costituzione. La sentenza farà da precedente anche per tutti gli altri ricorsi pendenti negli altri Stati. «Una grande vittoria per l’America»: questa la reazione a caldo di Donald Trump.
Solo il Congresso ha il potere di rimuovere candidato
Gli Stati non hanno l’autorità per rimuovere un candidato presidenziale in base al 14/mo emendamento, ossia la “clausola di insurrezione” della Costituzione. Questo potere c’è l’ha solo il Congresso. E’ questa la motivazione con cui la i supremi giudici hanno bocciato la decisione del Colorado.
L’Alta Corte ha agito un giorno prima del Super Tuesday, quando in Colorado e in altri 14 Stati e un territorio si terranno le primarie presidenziali.
Il caso è stato portato avanti da un gruppo di elettori del Colorado, aiutati dall’associazione Citizens for Responsibility and Ethics di Washington: la loro tesi, bocciata, è che Trump dovrebbe essere squalificato per aver incitato i suoi sostenitori ad attaccare il Campidoglio nel tentativo fallito di ostacolare il trasferimento del potere a Biden dopo la vittoria delle elezioni del 2020.
Cosa dice il 14° emendamento
Il 14° emendamento, in base al quale la Corte suprema del Colorado ha escluso Donald Trump dal voto delle primarie presidenziali repubblicane in quello Stato, fu adottato nel 1868, dopo la Guerra civile americana. L’emendamento affronta i diritti di cittadinanza e la pari tutela delle leggi. Ma la sezione terza dell’emendamento afferma che i funzionari pubblici che hanno giurato di sostenere la Costituzione sono banditi da futuri incarichi se coinvolti in una “insurrezione” o “rivolta”. La formulazione è considerata vaga e non menziona esplicitamente la presidenza. Finora è stata applicata solo due volte dal 1919.







