Spese per la difesa

Ecco i 20 Paesi Nato che Trump minaccia di non difendere: c’è anche l’Italia

Solo 11 Paesi su 31 spendono per la difesa il 2% del Pil. Trump ha ribadito che in caso di attacco russo non li difenderebbe finché non raggiungono quell’obiettivo

di Gabriele Meoni

Da sinistra, l’ex premier britaninco Boris Johnson, il segretario generale Nato Jens Stoltenberg, Donald J. Trump e Recep Tayyip Erdogan al summit Nato di Londra nel dicembre 2019. ANSA/PETER NICHOLLS / POOL

3' di lettura

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E’ da tempo uno dei suoi chiodi fissi. Chi non spende abbastanza in difesa come concordato in sede Nato non merita il sostegno degli alleati. In un comizio a Conway, nel South Carolina, Donald Trump lo ha ribadito in maniera assai rude, com’è nel suo stile: ha detto infatti che non esiterebbe a “incoraggiare” Stati come la Russia a «fare quel diavolo che vogliono» dei Paesi della Nato che non rispettano i loro impegni finanziari, rispolverando il suo cavallo di battaglia contro i Paesi riluttanti ad aumentare il loro contributo alla difesa al 2% del Pil.

Una sparata che la Casa Bianca di Joe Biden - suo avversario nella corsa alle presidenziali di novembre - ha descritto come «spaventosa e folle», mentre il segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg ha precisato che «la Nato resta pronta a difendere tutti i suoi alleati. Qualsiasi accenno al fatto che gli alleati non si difenderanno a vicenda - ha ammonito - mette a repentaglio tutta la nostra sicurezza, compresa quella degli Stati Uniti, e mette i soldati americani ed europei a maggior rischio».

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Il summit del 2014

A che cosa si riferisce esattamente l’ex presidente americano? Nel corso del Summit Nato del 2014 in Galles gli Stati membri della Nato avevano assunto l’impegno di incrementare le proprie spese per la difesa fino al raggiungimento dell’obiettivo del 2% rispetto al Pil. Impegni ribaditi a Varsavia nel 2016 con il cosiddetto Defence Investment Pledge.

Come spiega un documento della Camera dei deputati dello scorso ottobre, i Paesi che nel 2023 secondo le stime della stessa Nato hanno raggiunto questa soglia sono soltanto undici (su 31).

Chi rispetta gli impegni

Oltre agli Stati Uniti (3,49%), sono in linea con l’obiettivo del 2% la Polonia (3,9%), la Grecia (3,01%), l’Estonia (2,73%), la Lituania (2,54%), la Finlandia (2,45%), la Romania (2,44%), l’Ungheria (2,43%), la Lettonia (2,27%), il Regno Unito (2,07%) e la Slovacchia (2,03%).

Chi non li rispetta

Fanalini di coda sono invece Lussemburgo (0,72%), Belgio (1,13%) e Spagna (1,26%). Sotto il target del 2% e dunque nella «lista nera» di Trump ci sono anche: Turchia, Slovenia, Canada, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Norvegia, Olanda, Albania, Croazia, Bulgaria, Macedonia del Nord, Montenegro e Francia (quest’ultima per poco, è all’1,9%). La Finlandia, nuovo membro Nato, è appena sotto al 2% ma si è impegnata a portare la spesa al 2,3% del prodotto interno lordo e dunque potrebbe contare sullo «scudo» di un’America guidata da Trump.

Dove sta l’Italia

Secondo lo stesso rapporto Nato, il rapporto tra spese militari e Pil in Italia nel 2023 è pari all’1,46% del Pil. Nel 2022 era dell’1,51%, nel 2020 all’1,59 per cento. Il Documento programmatico pluriennale della Difesa per il triennio 2023-2025 prevede per il budget della Difesa 2023 una spesa di 29,7 miliardi di euro, in aumento rispetto al periodo precedente. Quanto all’obiettivo del 2%, il documento fa presente che l’obiettivo nazionale è di centrare la percentuale del 2% nel 2028, cioè tra 5 anni.

Il burden sharing

Il nodo del burden sharing, ovvero del rispetto degli impegni assunti in occasione del Summit NATO tra Capi di Stato e di Governo, svoltosi in Galles nel settembre 2014, è dunque ancora un tema molto caldo.

Il Burden sharing prevede lo sforzo di ciascuno Stato membro a tendere, entro il 2024, al raggiungimento di 3 obiettivi: 1. Il 2% delle spese per la difesa rispetto al Pil (“cash”); 2. Il 20% della quota del budget della Difesa da destinare agli investimenti; 3. Il contributo a missioni, operazioni ed altre attività.

Se sul primo punto l’Italia è lontana dal traguardo, è invece in linea sul secondo: la percentuale di spese per la difesa destinate ad investimento è stimata al 23% nel 2023, al 22% nel 2024 e 22,8% nel 2025.

In caso di vittoria di Trump a novembre, c’è da scommettere che il dossier del burden sharing tornerà prepotentemente alla ribalta ai vertici dell’Alleanza Atlantica.

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