Caccia colpito in Arabia, dal Mar Rosso al Golfo il fronte che coinvolge l’Italia
Il ministro: «Nessun nostro militare coinvolto, in campo tutte le misure di sicurezza»
3' di lettura
I punti chiave
3' di lettura
C’è un filo rosso, nemmeno tanto sottile, che lega la base aerea di Ta’if in Arabia Saudita utilizzata da una coalizione internazionale in funzione anti Daesh - qui nella notte di giovedì un Eurofighter italiano è stato colpito a terra, probabilmente da un drone degli Houthi - e uno Stretto, quello di Bab al Mandeb, chokepoint marittimo fondamentale per il transito delle merci e dell’energia tra l’Oceano Indiano e il Mar Mediterraneo. Questo filo è costituito dai raid incrociati fra l’Arabia Saudita e gli Houthi yemeniti. Ed è un filo che tocca anche l’Italia, che si trova a operare in uno scenario di “Mediterraneo allargato”.
Chiedilo al Sole
Il caccia italiano colpito nella base in Arabia Saudita
Nella base in Arabia opera personale italiano. Il resoconto di quanto è avvenuto è nelle parole di Guido Crosetto. «Colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata - ha ricostruito il ministro - Non vi sono militari italiani coinvolti e non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale». «Ho chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, al Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci, e al Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, di fornirmi un’ulteriore valutazione, dopo quelle già effettuate nelle scorse settimane, sull’evoluzione del quadro, sulle condizioni del nostro personale e sulle possibili opzioni operative - ha aggiunto il ministro -. Mi è stato riconfermato che erano già state messe in atto da tempo tutte le misure di sicurezza a salvaguardia del personale militare».
Houthi: «Non siamo in guerra con l’Italia»
Nasr al-Din Amer, vice capo dell’Autorità per i media degli Houthi (Ansar Allah) e presidente del consiglio di amministrazione dell’agenzia di stampa Sabaa, ha chiarito all’agenzia Adnkronos che «non siamo in guerra con l’Italia, né desideriamo che essa venga coinvolta in atti ostili contro il nostro Paese o che sostenga atti di aggressione contro la nostra Nazione e il nostro popolo. Attualmente - ha aggiunto - siamo in guerra con il nemico saudita, che da 12 anni assedia e attacca il nostro Paese».
Crosetto in pressing sul dossier Bab al Mandeb
In parallelo Crosetto si è mosso sul dossier Aspides-Bab al Mandeb. Il rallentamento delle navi italiane, se non l’immobilismo, è cominciato con l’intensificazione degli attacchi Houthi nello Stretto tra Gibuti e lo Yemen. Dopo aver prospettato l’ipotesi che l’Italia decida di scortare le navi nel Mar Rosso al di fuori della cornice della missione europea, il responsabile della Difesa ha scritto una lettera a Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Le ha chiesto di potenziare la missione europea di Aspides con l’invio di altre navi militari da parte di altri Paesi.
Roma chiede alla Ue più navi e più fondi
L’Italia - a quanto si è appreso - sarebbe pronta ad inviare anche una seconda fregata (oltre alla Bergamini), se richiesto, ma gli altri Paesi dovrebbero contribuire a sostenere il peso finanziario dell’operazione. «Sono mesi che noi chiediamo all’Unione Europea di rinforzare la missione Aspides», ha ricordato il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine della presentazione alla Farnesina del Primo Forum Euromediterraneo dell’acqua. «L’Italia e la Grecia - ha aggiunto - stanno facendo molto», ma «se dobbiamo garantire tutta l’Europa, allora se non c’è un contributo militare deve esserci un contributo finanziario. Crosetto ha scritto alla Kallas, mi auguro che la risposta possa essere positiva in tempi rapidi».








