Apple e Amazon intascano utili per 42 miliardi, ma temono la bufera dei dazi
La maggioranza dei prodotti Apple per gli Usa arriverà da India e Vietnam anziché dalla Cina nel trimestre in corso. Il Ceo Tim Cook però avverte: i dazi costeranno già 900 milioni
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Apple e Amazon hanno riportato conti tuttora solidi e oltre le attese tra gennaio e marzo, quasi 42 miliardi complessivi. Ma le guerre commerciali globali scatenate da Donald Trump e soprattutto le offensive contro la Cina costano care, pesano sull’outlook e richiedono revisioni del business. Apple, in particolare, ha offerto iniziali previsioni sull’impatto negativo in arrivo dai dazi, quasi un miliardo nel trimestre a fine giugno. E ha annunciato che nei tre mesi in corso la maggioranza dei suoi prodotti per il mercato statunitense non arriverà dalla Cina ma dall’India e dal Vietnam. L’India sarà “patria” degli iPhone, il Vietnam dei restanti gadget, da iPads a Mac, da Apple Watch a AirPods. Al di là di giugno ha aggiunto che è nebbia sull’outlook.
Amazon da parte sua ai conti robusti nei tre mesi passati (con entrate salite del 9%) ha affiancato un outlook cauto, proprio per le tensioni sull’interscambio. “Ovviamente nessuno di noi sa esattamente dove i livelli delle tariffe andranno e finire, nè quando”, ha ammesso il Ceo Andy Jassy. I titoli di Apple nel dopo mercato hanno ceduto quasi il 4% e quelli di Amazon oltre il 3 per cento.
Lo sforzo per Apple è quello di rassicurare investitori e consumatori dal rischio di eccessivi rincari e danni a fatturato e profitti del gruppo, che ad oggi assembla gran parte dei suoi prodotti in Cina. Sempre a scopo di rilanciare misure di ottimismo, l’azienda ha svelato un nuovo piano di buyback di titoli propri da cento miliardi di dollari e un aumento del dividendo del 4 per cento.
Il Ceo Tim Cook ha dichiarato che nell’insieme la politica dei dazi, se non cambierà (un grande se nella strategia imprevedibile di Trump), aggiungerà 900 milioni ai costi sostenuti dall’azienda nel trimestre a giugno, una cifra che potrebbe peggiorare ulteriormente. “Assumendo che le attuali rate delle tariffe non cambino per il resto di questo trimestre e non ci siano dazi aggiuntivi, stimiamo l’impatto in 900 milioni aggiuntivi per i notri costi”, ha detto. Oltre, ha continuato, è arduo guardare: “E’ molto difficile fare previsioni più in làa di giugno”.
Interrogativi e incertezze restano anche sull’efficacia degli spostamenti indicati della produzione: Trump ha stabilito tariffe fino al 145% contro il made in China, concedendo poi una esenzione temporanea per l’elettronica da gran parte dei dazi (il 125%). Quindi i dazi contro la Cina in vigore sul tech (e pagati da Apple) sono del 20 per cento. L’India e altri paesi risentono comunque di dazi universali del 10% imposti dalla Casa Bianca e Trump ha ventilato anche nuove offensive ad ampio raggio sulla tecnologia globale, quali tariffe sui semiconduttori. India e Vietnam sono inoltre al momento a loro volta sotto la minaccia di significative tariffe cosiddette reciproche, seppure inferiori al 145% cinese e se accordi con Washington che le neutralizzino sono considerati più fattibili e forse imminenti. Non basta. Da verificare è poi una supply chain che non faccia a sua volta leva su aziende cinesi.








