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Amazon Usa smentisce: «Mai preso in considerazione» l’esposizione del costo dei dazi

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent: qualsiasi mossa volta a mettere in luce i dazi è ingiusta, se non vengono analizzati i costi delle politiche attuate da altre amministrazioni, comprese le normative

3' di lettura

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Nuovo capitolo nella polemica fra Amazon e l’amministrazione Trump. Dopo che il megastore online è stato stigmatizzato dall’amministrazione Usa per voler esporre gli aumenti dei prezzi dovuti ai dazi, Amazon ha afferma di non aver «mai preso in considerazione» la possibilità di esporre nel prezzo dei suoi prodotti il costo dei dazi. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando un portavoce della società che spiega che la «squadra che gestisce il negozio ultra low cost Amazon Haul ha considerato l’esposizione del costo dei dazi su alcuni prodotti. Questo però non è mai stato preso in considerazione dal sito principale di Amazon».

Nella tarda mattinata di martedì, ora locale, Donald Trump ha chiamato Jeff Bezos per lamentarsi delle indiscrezioni sulla volontà di Amazon di mettere in evidenza il costo dei dazi nei prezzi dei suoi prodotti. Lo riporta su X una giornalista di Cnn citando alcune fonti. Trump ha poi commentato: Jeff Bezos è un “bravo ragazzo. È stato fantastico, ha risolto il problema molto rapidamente e ha fatto la cosa giusta. Ho apprezzato”.

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La Casa Bianca aveva infatti criticato, sulla base delle indiscrezioni riportate da Punchbowl, la presunta decisione di Amazon di mostrare il costo dei dazi definendola «ostile e politica».

«Questo è un atto ostile e politico da parte di Amazon», aveva infatti dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. «Perché Amazon non l’ha fatto quando l’amministrazione Biden ha portato l’inflazione al livello più alto degli ultimi 40 anni?».

I commenti di Leavitt sono arrivati dopo che Punchbowl News ha riportato che il gigante dell’e-commerce avrebbe «presto» iniziato a mostrare il costo dei dazi statunitensi sui singoli prodotti accanto al prezzo totale di listino. Il rapporto includeva pochi altri dettagli sul piano. I rappresentanti di Amazon non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento.

Aziende come Amazon e il gigante del fast fashion Shein Group Ltd. si stanno preparando a un dazio del 120% su molti dei loro prodotti a causa della decisione del governo statunitense di porre fine all’esenzione «de minimis» per i piccoli pacchi provenienti dalla Cina continentale e da Hong Kong. Negli ultimi anni, gli esportatori avevano sfruttato l’esenzione, che consentiva a merci di valore inferiore a 800 dollari di entrare negli Stati Uniti senza tariffe o dazi doganali.

Le critiche di Leavitt

Leavitt ha affermato di aver parlato con Trump del rapporto e ha poi criticato l’adesione di Amazon alle richieste di censura del governo cinese. Leavitt si è rifiutata di rispondere alla domanda se la mossa avesse danneggiato i rapporti tra il presidente e il fondatore di Amazon Jeff Bezos, che negli ultimi mesi ha cercato di ingraziarsi Trump. Bezos e Trump si sono spesso scontrati durante il primo mandato del presidente a causa della proprietà del miliardario del Washington Post. «Non parlerò dei rapporti del presidente con Jeff Bezos», ha infatti dichiarato Leavitt.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent, presente alla conferenza stampa, ha affermato che qualsiasi mossa volta a mettere in luce i dazi è ingiusta, se non vengono analizzati i costi delle politiche attuate da altre amministrazioni, comprese le normative.

«La grande tassa sui consumatori che passa inosservata è la deregolamentazione o la regolamentazione, e noi stiamo deregolamentando e riducendo», ha detto Bessent. «Quindi, dal punto di vista del reddito familiare, ci aspettiamo un aumento reale degli acquisti, come abbiamo visto nei primi 100 giorni: ci aspettiamo un’accelerazione».

Un sondaggio della CNN pubblicato questa settimana ha mostrato che il 59% dell’opinione pubblica ritiene che le politiche di Trump abbiano peggiorato la situazione economica, con sei persone su dieci che ritengono che i suoi sforzi abbiano aumentato il costo della vita. Quasi sette persone su dieci degli intervistati affermano di ritenere probabile una recessione economica nel prossimo anno.

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