Un po’ Cenerentola, un po’ Pretty Woman, Anora richiama alcuni titoli del passato ma riesce comunque a risultare decisamente originale.
Sean Baker aveva già dimostrato talento ed è uno dei nomi principali del cinema indie a stelle e strisce (si pensi a Tangerine del 2015) ma, checché se ne dica, qui si è superato con un lungometraggio che dà vita a una vera e propria altalena di emozioni: il film si apre come una commedia romantica un po’ trasognante e si conclude con una sequenza profondamente malinconica e impossibile da dimenticare. Nella parte centrale, invece, ci sono una serie di sequenze dalla comicità irresistibile, tanto da risultare uno dei film più divertenti (in alcuni punti specifici della visione) usciti al cinema negli ultimi anni.
Era davvero il migliore? Partiamo col dire che il premio è meritato, seppur Emilia Pérez abbia la stessa forza trascinante e la stessa capacità di ibridare generi diversi (dal musical al gangster-movie, passando per le telenovelas messicane) e The Brutalist abbia momenti di una forza cinematografica inarrivabile per gli altri, ma il film di Brady Corbet ha anche qualche momento di stanca.
Diciamo che nella decina questo era il trittico capofila e il successo di Anora non è certo una delusione, anzi. Visto ciò che hanno combinato i giurati in alcune delle ultime edizioni (nel 2022 aveva vinto I segni del cuore – Coda al posto di Licorice Pizza, West Side Story o Drive My Car; nel 2023 Everything Everywhere All at Once al posto di The Fabelmans), ben venga la vittoria del film di Sean Baker, che segue quella ancor più meritata del magistrale Oppenheimer di Christopher Nolan. Una vittoria fondamentale per il cinema indie, quello vero, quello ormai sempre più raro all’interno del contesto a stelle e strisce contemporaneo.