Oscar

Anora è il trionfo del cinema indipendente

Cinque statuette al lungometraggio di Sean Baker, tra cui quella più importante di tutte

di Stefano Biolchini e Andrea Chimento

Con Anora agli Oscar trionfa il cinema indipendente

3' di lettura

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 È stata un’edizione degli Oscar decisamente anomala, soprattutto in relazione alla statuetta più ambita: quella per il miglior film.

Di solito, dopo le nomination, le indicazioni per questo premio sono già abbastanza chiare, ma quest’anno abbiamo assistito a qualcosa di unico… o quasi.

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Il titolo con il maggior numero di candidature era Emilia Pérez, inserito in 13 categorie, e a seguire The Brutalist e Wicked con 10 nomination.

Il film di Jacques Audiard, visto anche il successo ai Golden Globe come miglior lungometraggio nella categoria musical e commedia, era nettamente favorito per la vittoria finale, ma nel frattempo è accaduto davvero di tutto. La scoperta di alcuni vecchi tweet a sfondo razzista della protagonista Karla Sofía Gascón ha dato vita a un vero e proprio scandalo mediatico che, circa un mese fa, ha praticamente fatto perdere a “Emilia Pérez” ogni speranza di ottenere il premio principale. Nel polverone sono intervenuti inoltre il regista Jacques Audiard, che ha avuto parole molto dure nei confronti dell’attrice del suo film, e Netflix che ha preso del tutto le distanze dall’interprete spagnola.

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Confusione generale

In questa confusione generale, anche The Brutalist – che poteva essere l’alternativa principale – nelle settimane prima della cerimonia ha perso terreno, non riuscendo a ottenere una serie di riconoscimenti importanti, che si è preso invece Anora: il lavoro di Sean Baker ha vinto il titolo di Miglior Film dell’Anno ai Critics Choice Awards 2025, prima di ottenere altri due tributi fondamentali: il Directors Guild of America (DGA) Award e il Producers Guild of America (PGA) Award.

Anora è emerso così come favorito delle ultime settimane, con un unico film che poteva dargli filo da torcere, non più né Emila PérezThe Brutalist, ma Conclave, opera di Edward Berger, che sarebbe però stata una scelta molto più conservativa dell’Academy rispetto a un film eccentrico ed esuberante, con protagonista una sex worker, come quello di Sean Baker.

Fortunatamente, però, i giurati non si sono dimostrati troppo bigotti e l’Oscar al miglior film è andato al titolo che aveva iniziato il suo percorso trionfale con la vittoria della Palma d’oro al Festival di Cannes: al centro della trama c’è Anora, una ragazza che lavora come stripper in un locale di New York. Qui conosce Ivan, un cliente che si rivelerà essere il figlio di un oligarca russo: il ragazzo si innamora di lei e finirà per chiederle di sposarlo. Il loro sogno d’amore, però, avrà più ostacoli del previsto.

 

Tra Cenerentola e Pretty Woman

 

Un po’ Cenerentola, un po’ Pretty Woman, Anora richiama alcuni titoli del passato ma riesce comunque a risultare decisamente originale.

Sean Baker aveva già dimostrato talento ed è uno dei nomi principali del cinema indie a stelle e strisce (si pensi a Tangerine del 2015) ma, checché se ne dica, qui si è superato con un lungometraggio che dà vita a una vera e propria altalena di emozioni: il film si apre come una commedia romantica un po’ trasognante e si conclude con una sequenza profondamente malinconica e impossibile da dimenticare. Nella parte centrale, invece, ci sono una serie di sequenze dalla comicità irresistibile, tanto da risultare uno dei film più divertenti (in alcuni punti specifici della visione) usciti al cinema negli ultimi anni.

Era davvero il migliore? Partiamo col dire che il premio è meritato, seppur Emilia Pérez abbia la stessa forza trascinante e la stessa capacità di ibridare generi diversi (dal musical al gangster-movie, passando per le telenovelas messicane) e The Brutalist abbia momenti di una forza cinematografica inarrivabile per gli altri, ma il film di Brady Corbet ha anche qualche momento di stanca.

Diciamo che nella decina questo era il trittico capofila e il successo di Anora non è certo una delusione, anzi. Visto ciò che hanno combinato i giurati in alcune delle ultime edizioni (nel 2022 aveva vinto I segni del cuore – Coda al posto di Licorice Pizza, West Side Story o Drive My Car; nel 2023 Everything Everywhere All at Once al posto di The Fabelmans), ben venga la vittoria del film di Sean Baker, che segue quella ancor più meritata del magistrale Oppenheimer di Christopher Nolan. Una vittoria fondamentale per il cinema indie, quello vero, quello ormai sempre più raro all’interno del contesto a stelle e strisce contemporaneo.

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