Salumi

Anche il salame piace già affettato: dopo il Covid crescita in vaschetta senza freni

In vendita già tagliata oltre la metà della produzione del Salame Piemonte Igp e circa il 10% di prodotto sia per il Felino Igp che per il Cacciatore Italiano Dop, che registra una crescita del 23% nel 2024 (la quinta consecutiva) in questo segmento

di Emiliano Sgambato

Aggiornato il 14 aprile alle ore 18.30

Salame Cacciatore Italiano Dop

3' di lettura

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L’aumento delle vendite dei salumi in vaschetta è iniziato durante il Covid, spinto da almeno tre motivazioni: una maggiore certezza sull’igiene del prodotto, conservabilità più lunga (per spese meno frequenti) e un tempo minore di permanenza nei supermercati per l’acquisto (e quindi meno possibilità di infettarsi, magari in fila al banco taglio). Poi, seppur con fortune alterne a seconda del tipo di salume, questo tipo di confezionamento si è affermato sempre più come abitudine di consumo, anche se il maggior costo al chilo ne ha a volte rallentato il trend in un momento di contenimento dei consumi dovuto a crisi e inflazione.

Il preaffettato cresce più del prodotto intero

Un trend che però resta evidente e che ha contagiato anche un salume certo meno difficile degli altri da affettare a casa e che per sua natura ha una conservabilità più lunga: il salame (anche di piccolo formato). Anche il poterlo affettare in modi diversi e al momento del consumo a seconda della necessità e dei gusti è un valore aggiunto e un “rito della convivialità” - almeno a giudizio di scrive - ma molti italiani non sembrano pensarla così.

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Dai dati forniti dal Consorzio del Cacciatore Italiano emerge che a fronte di una sostanziale tenuta del prodotto immesso sul mercato (3,8 tonnellate nel 2024) c’è un «notevole aumento dell’affettato in vaschetta che continua il suo trend positivo da oltre 5 anni a questa parte». Nel 2024, con 337.820 Kg prodotti, registra aumento del 23%, «a conferma della predilezione del consumatore finale per un formato pratico nell’utilizzo e comodo nel fare scorta». È anche vero, comunque, che si tratta di meno del 10% della produzione.

Il Cacciatore Italiano Dop esporta il 30%

Per il Cacciatore Italiano Dop, che vale un giro d’affari di circa 70 milioni di euro, l’export copre quasi il 30% della produzione, ma evidenzia una contrazione del 5,6%, «principalmente dovuta al calo delle vendite in Germania», non compensate dall’andamento di altri mercati come ad esempio l’Austria (+26%), il Belgio (+13%) e la Svizzera (+ 21%). In particolare, per gli ultimi due Paesi, «l’incremento può imputarsi anche ai programmi di promozione in questi mercati, che il Consorzio sta attuando, grazie anche al cofinanziamento Ue, con un’articolata serie di attività sul territorio che coinvolgono anche il canale della Gdo», si legge in una nota.

Sul fronte dei canali di vendita, la Gdo resta leader con il 58,7% seguita dai discount con il 35,1% e dal normal trade (6,2%).

Il Felino Igp cambia il disciplinare

Sul preaffettato il trend è simile anche per un altro tipo di salame simbolo del made in italy: dai 526mila chilogrammi di Salame Felino Igp del 2019, la quota destinata alla vaschetta nel 2024 è arrivata a 573mila chili, circa il 16% del totale Igp prodotto. Fattore che ha contribuito a far crescere il fatturato al consumo fino a 89 milioni di euro, con una crescita del 16% negli ultimi 5 anni, e una quota export raddoppiata rispetto al 2023, anche se ferma al 5%.

Secondo il Consorzio di Tutela del Salame Felino Igp - associazione che racchiude 13 aziende produttrici del celebre salume della Parma Food Valley per circa 500 addetti tra lavoratori diretti e legati all’indotto - nel 2024 i valori produttivi del Salame Felino Igp sono rimasti in linea con l’anno precedente: a fronte di 5,3 milioni di chilogrammi di carne lavorata, 3,5 sono stati destinati al prodotto certificato, numeri che hanno portato il valore alla produzione a 46 milioni di euro. Ma negli ultimi 5 anni, ovvero dal 2019 al 2024, ha visto aumentare il proprio fatturato del 16%, passando da 75 agli attuali 89 milioni di euro.

Inoltre il Consorzio a inizio anno ha aggiornato il proprio disciplinare, già approvato dal Ministero e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. La modifica principale riguarda il preso dei suini: non è più previsto il peso medio vivo– che era di 160 chilogrammi con 10% in più o in meno di tolleranza – quanto invece quello della singola carcassa, ora compreso tra 110,1 e 190 chili, rilevato al momento della macellazione. ”

Il record del Salame Piemonte Igp

Nel caso del Salame Piemonte Igp, il preaffettato è addirittura arrivato al 54% delle vendite, superando il prodotto intero.
«Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti - commenta Daniele Veglio, presidente del Consorzio Salame Piemonte - poiché la crescita della produzione è dovuta ad un aumento degli ordini e all’acquisizione di nuovi clienti nel canale Gdo. La crescita straordinaria dell’affettato è dovuta, invece, alla scelta delle aziende di diversificare i formati, immettendo sul mercato le nuove confezioni da 80 e 60 grammi, che vengono incontro alle diverse esigenze nutrizionali dei consumatori, che richiedono porzioni ridotte o monodose, ideali, ad esempio, per un consumo pratico e veloce nella pausa pranzo». I primi nove mesi del 2024 hanno registrato una crescita sia della produzione (+17%) sia delle vendite (+17%) con le vaschette che fanno segnare un +21%.

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