Come scrive il presidente del World Resources Institute, Ani Dasgupta, sono colpite «in modo sproporzionato le popolazioni vulnerabili: le persone in prima linea nella crisi e con le minori risorse. Quasi sempre, queste sono anche le persone che meno hanno contribuito al problema».
Nella Cop26 di Glasgow, lo scorso anno, la proposta di un meccanismo ad hoc per i finanziamenti loss & damage è stata respinta dai Paesi avanzati. Gli emergenti ci riproveranno a Sharm el-Sheikh. Segnali di apertura sono arrivati da Stati Uniti e Unione Europea, che in passato si sono opposti a questo tipo di strumento, sostenendo che esistono già diversi programmi di aiuti ai quali contribuiscono in misura consistente.
La spaccatura nella Cop, India capofila degli emergenti
L’India, che esercita sempre grande influenza sui negoziati sul clima, si proporrà ancora una volta come portavoce dei Paesi in via di sviluppo, anche se diversi tra loro, specie gli Stati insulari, non gradiscono l’ostruzionismo sul taglio dei gas serra.
New Delhi, che è dipendente dal carbone per il 70% della generazione elettrica, chiede soldi, e molti, in primo luogo per sé, per finanziarie la propria costosa transizione senza dover rinunciare allo sviluppo di cui ha bisogno. Per centrare i propri target climatici, serviranno oltre 220 miliardi di dollari l’anno di investimenti. Al tempo stesso, l’India è uno dei Paesi più esposti ai disastri causati dal climate change.
Sull’adattamento, «l’azione è rallentata, e bisogna dare un segnale. E dobbiamo cominciare la discussione sulla finanza per il loss & damage», ha avvisato alla vigilia della Conferenza di Sharm el-Sheikh il rappresentante speciale egiziano, Wael Aboulmagd.