Alla ricerca della madre guerriera
Bambina non voluta e abbandonata, Vitória ha sempre paura di dare fastidio. Consapevole della sua inquietudine, invece di sposarsi decide di andare alla ricerca di chi l’ha generata- Yara Nakahanda Monteiro
di Lara Ricci
2' di lettura
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Bambina non voluta e abbandonata, Vitória ha sempre paura di dare fastidio, di occupare posto nel mondo. Consapevole della sua inquietudine, invece di sposarsi decide di lasciare il Portogallo e andare alla ricerca di sua madre.
Scappa poche settimane prima del matrimonio col fratello della sua amante.
Quello che è un tòpos letterario classico, la quête della propria origine, in Fame di mia madre prende la forma anche di un viaggio tra le conseguenze della colonizzazione e di una guerra durata 40 anni: ai tredici anni di lotta armata che hanno portato l’Angola all’indipendenza da Lisbona, (dal 1961 al 1974), ha infatti fatto seguito una lunga guerra civile estesasi dal 1975 al 2002 (la racconta l’originale romanzo di José Eduardo Agualusa, Teoria generale dell’oblio, trad. di Romana Petri, Neri Pozza, 2017).
Yara Nakahanda Monteiro, che come la sua protagonista è nata in Angola e cresciuta in Portogallo, s’inventa una giovane donna che lascia i nonni e le zie che l’hanno cresciuta e - con l’approvazione segreta di tutte le donne della famiglia - torna nel Paese del ricordo, il Paese in cui i suoi familiari, come tutti gli esuli, continuano una vita immaginaria. Un Paese nuovo per lei, avendolo lasciato quando era molto piccola.
A Luanda è ospite di Romena, un’amica ricca e furba di sua zia che è riuscita a ritagliarsi una vita di relativo agio in una città caotica, cadente e corrotta, dove le differenze di genere, classe, graduazione di colore della pelle, provenienza geografica, stabiliscono il destino delle persone.









