Regolamento imballaggi: l’Italia chiede modifiche per evitare impatto negativo
Il ministro Adolfo Urso ha incontrato le delegazioni italiane al Parlamento europeo per chiedere modifiche al regolamento imballaggi, che potrebbe avere un impatto negativo sull’economia italiana
di Sara Deganello
3' di lettura
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Un anno fa, era il 30 novembre 2022, l’allora vicepresidente con delega al Green Deal della Commissione europea Frans Timmermans presentò la proposta di Ppwr parlando in parte in italiano. Una scelta non casuale: già allora la nostra industria del riciclo, forte del proprio primato in Europa, aveva espresso forti perplessità per la scelta e l’impianto del regolamento.
Oggi Timmermans non c’è più: si è dimesso in agosto. E quel provvedimento che ha contribuito a far nascere è arrivato al vaglio del parlamento europeo in seduta plenaria: atto con cui l’aula adotterà la propria posizione negoziale per il trilogo con commissione e consiglio che inizierà verosimilmente a gennaio.
«Sono venuto qui per incontrare come doveroso tutte le delegazioni italiane al parlamento europeo per chiedere loro di fare squadra con le nostre istituzioni e le nostre imprese, a sostegno del sistema industriale e sociale italiano, a cominciare dal cruciale dossier sugli imballaggi», ha detto il ministro per le imprese e il made in Italy Adolfo Urso ieri a Strasburgo, sottolineando che il regolamento «avrebbe un impatto molto pesante sul nostro sistema produttivo, ove non fosse modificato sostanzialmente». Le modifiche riguardano soprattutto due punti: i target di riutilizzo e il divieto del packaging monouso.
La filiera vitivinicola italiana ha esultato quando il voto in commissione Ambiente, lo scorso 24 ottobre ,– primo via libera alla proposta di regolamento della commissione – ha escluso le bottiglie di vino dal sistema dei target di riutilizzo per il vetro che avrebbero costituito un impatto oneroso per il settore, anche solo per la riorganizzazione della supply chain. È tuttavia rimasto all’interno dei vincoli del riuso, al momento, il comparto degli aperitivi, amari, liquori e distillati italiani. Una differenziazione che moltiplica i circuiti dei vuoti.
La sicurezza alimentare – e la prevenzione dello spreco – sono argomenti spesi anche a favore del packaging monouso, che il nuovo regolamento ridimensiona, indicando il bando, tra le altre cose, di confezioni in plastica per frutta e verdura inferiori a 1,5 kg, delle bustine di zucchero e delle monoporzioni in generale a favore di prodotti sfusi. «Bruxelles vuole gettare al vento anni di investimenti nel settore del riciclo: tra 2001 e 2021 sono stati spesi oltre 7 miliardi di euro per sviluppare la raccolta differenziata in Italia e oltre 4 miliardi di euro per coprire i costi di avvio a riciclo e recupero dei materiali. Vogliono eliminare gli imballaggi in plastica aumentando lo spreco, compromettendo la sicurezza alimentare e togliendo un importante elemento di protezione, a tutela della salute, durante il trasporto dei prodotti», ha detto ieri nel suo intervento in plenaria Silvia Sardone, europarlamentare della Lega, membro della commissione Ambiente e relatrice ombra del regolamento imballaggi, chiedendo uno stop all’Europa: «Non c’è alcuna prova scientifica del miglior impatto ambientale del riutilizzo, anzi: il riuso impone più trasporti, più inquinamento e per ripulire i prodotti impone maggiori consumi di acqua ed energia».








