Intervista

Antonio D’Amato: «Sul riuso regole devastanti, serve responsabilità e realismo»

L’intervista. Antonio D’Amato. Il presidente di Eppa (European Paper Packaging Alliance) e del gruppo d’imballaggi in carta Seda sottolinea la preoccupazione per il voto Ue di oggi sul nuovo regolamento

di Sara Deganello

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3' di lettura

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«Si sta cercando di smantellare il sistema dell’economia circolare italiana ed europea basato sul riciclo, all’avanguardia nel mondo e costruito in 25 anni con investimenti di miliardi di euro e continue innovazioni tecnologiche sulla base del principio della neutralità tecnologica, che proprio l’Europa ha seguito sin dalla prima direttiva Ue sugli imballaggi del 1994. Oggi, invece, con un cambiamento di rotta di 180 gradi, la Commissione europea abbandona la neutralità tecnologica e punta ideologicamente sul riuso, nonostante evidenze scientifiche certificate dimostrino come abbia impatti decisamente negativi sulle emissioni di CO2, sul consumo d’acqua, sullo spreco alimentare e sulla sicurezza per la salute dei consumatori». Antonio D’Amato, presidente di Eppa (European Paper Packaging Alliance) e di Seda International Packaging Group, ribadisce la propria preoccupazione per l’impostazione del regolamento sugli imballaggi (Ppwr) che viene votato oggi a Strasburgo.

Che cosa dobbiamo aspettarci dal voto in plenaria?

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Se il Parlamento dovesse confermare la proposta della Commissione, e il testo fosse convalidato poi dai negoziati del trilogo, sarebbe a rischio il 30% del Pil italiano e di molte altre economie europee. La Francia, ad esempio, si è accorta solo con la protesta sul camembert della settimana scorsa come possa venire messa in pericolo l’esistenza persino dei suoi prodotti tipici. Sono a rischio centinaia di migliaia di imprese, milioni di lavoratori europei. Un provvedimento come questo può segnare il collasso di intere filiere agricole, industriali e distributive, tanto più in un momento in cui l’economia europea vive una delle sue crisi strutturali più gravi degli ultimi decenni.

L’Italia ha adottato una posizione forte. È seguita anche da altri Paesi?

L’Italia, in modo chiaro e compatto, è contraria a questa impostazione del regolamento e ha proposto soluzioni che tutelano l’ambiente, l’industria e i posti di lavoro e soprattutto ribadiscono il primato dell’economia circolare. Questo è l’unico modo per ridare competitività all’economia italiana ed europea e scongiurare il rischio della deindustrializzazione e della perdita della nostra autonomia strategica. Su questa posizione si stanno registrando convergenze crescenti di altri Stati membri.

Che aria si respira a Strasburgo in questo momento?

Di profonda incertezza per il futuro della politica industriale europea. Alla quale tenta di dare risposta un numero sempre maggiore e trasversale di parlamentari dei vari Paesi che vogliono correggere questo regolamento per far prevalere la logica della neutralità tecnologica, supportata da dati scientifici e dal buon senso, piuttosto che quella dell’ideologia.

Qual è il suo appello?

Che non prevalgano logiche partitiche e ideologiche, ma di responsabilità e di realismo per una vera sostenibilità ambientale, economica e sociale. L’abbattimento delle emissioni, la carenza di acqua e di cibo e la protezione della salute sono e saranno i temi del futuro. Per questo invece di smantellare il sistema dell’economia circolare europeo dovremmo esportarlo nel resto del mondo dove ancora non dispongono di know-how, tecnologia e cultura per conquistare standard sociali ed economici che siano anche sostenibili dal punto di vista ambientale.

Come commenta i molti emendamenti presentati?

Sono sintomo di una preoccupazione reale verso un provvedimento estremamente impattante, frettoloso, contraddittorio. L’impatto è devastante sulle filiere del packaging, dell’agroalimentare, della farmaceutica. Tanto più che questo regolamento contiene atti delegati che danno il potere alla Commissione europea di imporre, in futuro, restrizioni e proibizioni ulteriori senza dover più coinvolgere il parlamento e i Paesi membri.

Che cosa succede dopo il voto in parlamento?

C’è il consiglio Ambiente il 18 dicembre e poi il trilogo. La Commissione sta forzando le tappe per arrivare ad approvare il regolamento entro questa legislatura. Ricordiamoci che l’Europa sta vivendo una crisi di competitività e l’incertezza e la contraddittorietà del quadro normativo comunitario non fa che alimentarla.

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