Al via la sfida spaziale tra Musk e Bezos: pronti al lancio Starship e New Glenn
L’approccio di SpaceX e Blue Origin è molto diversa: quasi un approccio scientifico quello della creatura di Musk, per tentativi e errori, mentre il team di Bezo punta all’en plein al primo colpo
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Parte finalmente la sfida fra SpaceX e Blue Origin, ossia fra Elon Musk e Jeff Bezos, che aspetta da 25 anni, quando le due imprese sono partite, quasi all’unisono, nel campo della new space economy che allora iniziava la sua cavalcata. Salvo qualche inconveniente il 12 gennaio decolla il potente Starship di Musk per la settima volta, sempre in fase di test con una missione piuttosto complicata, mentre il 13 è la volta di New Glenn, il vettore di Bezos che prende il nome da John Glenn, uno dei primi astronauti americani.
L’approccio nei due casi è proprio molto diverso: con Starship si va avanti per tentativi ed errori, con un metodo mai usato finora nell’astronautica, più proprio del campo scientifico, mentre Blue Origin, del fondatore di Amazon, tenta l’en plein al primo colpo: New Glenn non ha infatti mai volato, neanche in parte, e anche questo è poco usuale.
Oltretutto Blue Origin tenta, nello stesso lancio inaugurale, anche il rientro controllato e l’atterraggio del primo stadio, quindi riusabile, in una chiatta nell’oceano Atlantico. Sembra quasi che si voglia sfidare l’impossibile per dimostrare a SpaceX che ora ha un contendente vero e proprio e anche parecchio temibile.
Quello di Musk è il più grande e potente vettore mai costruito, alto 120 metri, può portare in orbita fino a 150 tonnellate di materiale di ogni tipo, a costi quindi sempre più contenuti rispetto anche a soli 10 anni fa, e assicurerà le missioni per il progetto di ritorno alla Luna nei prossimi decenni. Non solo, con quell’enorme vettore Musk vuole anche realizzare quello che è il suo sogno dichiarato: popolare Marte con un milione di terrestri, facendoci diventare tutti membri di una specie multiplanetaria. Andare su Marte sia chiaro, perché tornare è tutta un’altra questione.
Starship usa 33 motori Raptor a metano per il primo stadio e sei per il secondo che sarà, anch’esso, utilizzabile più volte e anche questa è una novità, ma Musk ci ha abituando a considerare normalità cose che fino a ieri sembravano miracoli.










