L’evento

Ai e fake news, la Costituzione come bussola per i cittadini nell’era digitale

A 80 anni dalla Costituente, WindTre ha promosso una discussione sulla tutela dei diritti umani in una società profondamente cambiata dalle nuove tecnologie

di Pietro Menzani

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«La Costituzione è uno strumento vivo, che deve continuare a orientare le scelte del Paese anche nel digitale». Lo ha affermato Roberto Basso, direttore Relazioni esterne e Sostenibilità di WindTre, intervenendo all’evento “Nuove tecnologie, nuova società, nuove regole?” promosso da Wind in collaborazione con Italian Politics e Fondazione italia digitale e con la media partnership di Parlamento Magazine.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il dibattito si è tenuto a Roma martedì 9 giugno ed è stato ospitato dall’Associazione Civita. L’obiettivo del confronto era riflettere sulle nuove sfide poste dal digitale alle regole fondanti della nostra società in occasione degli 80 anni dalla nascita della Repubblica italiana.

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I diritti nell’era digitale

In Italia - dove, secondo gli ultimi dati Censis, Internet è utilizzato dal 90,4% delle persone, lo smartphone dal 90,3% e i social network dall’86,2% - fake news, hate speech, intelligenza artificiale e algoritmi incidono sempre di più sulla libertà di scelta dei cittadini e sulla qualità della partecipazione pubblica alla democrazia.

In più, Istat rivela che solo poco più del 54% degli italiani tra i 16 e i 74 anni ha competenze digitali almeno di base, elemento essenziale per riuscire a fare fronte alla enorme quantità di informazioni e contenuti da cui gli utenti ogni giorno vengono sommersi sul web e sui social network. Punto di partenza della riflessione promossa da WindTre è stato proprio il ruolo della Costituzione come bussola per leggere anche le trasformazioni più radicali del presente.

«L’informazione e i rischi per la democrazia - ha proseguito Basso - passano sulle reti digitali e noi le reti digitali le costruiamo. Per questo motivo ci sentiamo responsabili di come la sfida tecnologica impatterà sulla società. Oggi l’informazione è controllata dagli algoritmi, e questi non sono trasparenti: non sappiamo come funzionano. La trasparenza nella gestione degli algoritmi vuol dire assicurare pluralismo della democrazia».

Intelligenza artificiale e professionisti, le dimensioni dello studio contano

Le nuove tecnologie

Secondo Alfonso Celotto, costituzionalista dell’Università Roma Tre che ha preso parte alla discussione, «il mondo digitale è veramente un nuovo mondo» ma «la Costituzione e l’impianto dei diritti e delle libertà personali sono posizioni che valgono ovunque. Non serve scriverne di nuove. Il nostro lavoro deve essere quello di ricondurre le nuove nuove tecnologie alla tutela dei principi costituzionali: le nuove tecnologie declinano diversamente le regole tradizionali».

Riccardo Luna, giornalista e autore del volume “Qualcosa è andato storto”, ha ricordato però anche i pregi dell’era digitale: «Papa Francesco, nel 2014, ha definito Internet un dono di Dio. Internet ci ha fornito uno strumento che ci consente di risolvere dei problemi che abbiamo come esseri umani: primo fra tutti l’accesso alla conoscenza, all’informazione. Poi, l’accesso alle altre persone».

La prospettiva europea

La discussione si è focalizzata anche sulla prospettiva europea rispetto alla tutela dei diritti fondamentali nel contesto della nuova società digitale. Nicoletta Pirozzi, capo programma Europa dell’Istituto Affari Internazionali, ha spiegato che «propaganda e disinformazione non sono fenomeni nuovi, ma con le nuove tecnologie - e in particolare i social media, a cui l’Intelligenza artificiale ha aggiunto un ulteriore elemento di complessità rendendoci tutti più vulnerabili - sono cambiate radicalmente la scala e la velocità con cui incidono sulla vita quotidiana dei cittadini».

Pirozzi ha concluso che «ci siamo quindi ritrovati ad avere delle minacce molto attuali da parte di attori esterni che hanno cercato di influenzare la vita democratica europea e, in ultima analisi, hanno provato anche a minacciare direttamente il progetto europeo. Parliamo di una minaccia diretta alla resilienza della democrazia europea. Siamo di fatto sotto attacco. Per difenderci dalla disinformazione è necessario investire nella capacità dei cittadini europei di distinguere quello che è vero da quello che è falso».

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