L’intelligenza artificiale arranca nei musei italiani
Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano solo il 21% di musei e monumenti ha fatto investimenti propri in AI
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Un’occasione in gran parte mancata. n’occasione in gran parte mancata. Per ora l’intelligenza artificiale generativa viene usata dai musei e dalle istituzioni culturali italiane prevalentemente come mero strumento, non come ambiente capace di generare un cambio di passo nella visione culturale.
«I musei usano, soprattutto a livello individuale, gli strumenti generalisti di AI che ci sono a disposizione, per creare contenuti e newsletter, tranne alcuni, circa il 21%, che ha fatto investimenti propri» spiega Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio Innovazione digitale nella cultura del Politecnico di Milano che ha interrogato oltre 400 musei, monumenti e aree archeologiche italiani (i risultati integrali saranno presentati il 9 giugno 2026 a Milano).
Quasi la metà dei musei non investe nel digitale
Ne è emerso che il 94% dei musei consente l’utilizzo dell’AI, sebbene la maggior parte riscontri un uso ancora limitato. Alcune istituzioni hanno investito acquistando licenze di strumenti generalisti destinate al personale (13%), in pochi casi adattandole e personalizzandole alle proprie esigenze (7%) o sviluppando nuovi prodotti e servizi per pubblici interni ed esterni (6%). La scarsa propensione all’AI si specchia d’altra parte in una ancora parziale tendenza all’innovazione: il 47% la metà delle istituzioni culturali non investe nel digitale.
Il Politecnico ha poi individuato le tendenze generali dell’innovazione nei prossimi dieci anni. L’iper-personalizzazione dell’esperienza abilitata dall’AI generativa sarà rilevante e con un impatto più forte in ambito culturale per coinvolgere pubblici diversi e offrire percorsi e contenuti su misura. Ciò aiuta a valorizzare interessi, stili di fruizione e identità, e favorire, al contempo, l’accessibilità, grazie alla rapida diffusione dei Large Language Model , di strumenti di traduzione istantanea multi-lingua (capaci di adattare testi, audioguide o didascalie al profilo linguistico dell’utente).
«L’impiego strutturato dell’AI farà la differenza»
«La differenza la farà l’impiego più strutturato dell’AI - sottolinea Lorenzini - Sicuramente la potenzialità maggiore è l’accessibilità dove l’AI sarà dirompente senza la necessità di grandi investimenti. In particolare sarà strategica l’accessibilità linguistica».





