AI e dati clinici per prevenire la violenza sulle donne
Nuovi strumenti predittivi applicati ai dati sanitari raccolti a fini clinici può aiutare a riconoscere le sequenze associate a situazioni di rischio
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Ogni anno negli ospedali italiani accedono migliaia di donne che riportano traumi e disturbi apparentemente isolati: contusioni attribuite a cadute domestiche, dolore persistente senza cause evidenti, insonnia cronica o frequenti accessi urgenti per malesseri generici. Presi singolarmente, questi episodi possono sembrare eventi casuali. Osservati però nella loro evoluzione e confrontati con dati analoghi raccolti negli anni, emergono spesso schemi ricorrenti che, secondo la letteratura internazionale, precedono molti casi di violenza domestica e situazioni di rischio non denunciate.
Da questa constatazione nasce una nuova generazione di strumenti predittivi che applicano l’intelligenza artificiale all’analisi dei dati sanitari già raccolti a fini clinici. Non servono a “profilare”, né producono giudizi automatizzati: il loro ruolo è trasformare una grande quantità di materiale eterogeneo in indicatori statistici che aiutino i professionisti a riconoscere più rapidamente sequenze ricorrenti associate a situazioni di rischio.
Dall’analisi dei referti ai modelli predittivi
In Italia, il progetto più avanzato è ViDeS (Violence detection system), sviluppato a Torino dal Dipartimento universitario di Informatica con il sostegno della Fondazione CRT. ViDeS utilizza tecniche di analisi linguistica automatica per estrarre dai referti alcuni elementi chiave: descrizione del trauma, dinamica dichiarata, coerenza tra esito clinico e causa riportata, lessico utilizzato dal medico, ricorrenze di lesioni simili in tempi brevi. L’algoritmo analizza questi frammenti con approcci di natural language processing e li confronta con un insieme molto ampio di referti.
Da questo confronto nasce un indicatore di rischio che non suggerisce decisioni cliniche, ma segnala al professionista la possibilità che si tratti di un caso meritevole di approfondimento. L’applicazione pilota all’Ospedale Mauriziano di Torino ha permesso di individuare in maniera retrospettiva un numero significativo di episodi potenzialmente riconducibili a violenze non dichiarate, confermando quanto l’analisi automatizzata possa aggiungere alla valutazione clinica tradizionale.
Accanto a ViDeS, Pause, un secondo progetto italiano, affronta il tema delle sequenze temporali. Non si limita alla lettura di un singolo referto, ma ricostruisce la cronologia di accessi e traumi, analizzando la frequenza, la tipologia e la variabilità delle spiegazioni riportate. Lo scopo è distinguere ciò che può rientrare in una fisiologia clinica da ciò che, nella letteratura internazionale, rappresenta spesso un segnale precoce di violenza domestica. Pause introduce così una dimensione dinamica che mancava nei protocolli tradizionali.


