L'indagine

Docenti e violenza di genere: la scuola come presidio educativo ma servono più strumenti e formazione

Un'indagine condotta su oltre 2200 insegnanti da Sanoma Italia e la Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano - CADMI fotografa la percezione, il ruolo e i bisogni del mondo della scuola nel contrasto alla violenza maschile contro le donne

di Redazione Scuola

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La scuola è pronta a parlare di violenza di genere con studentesse e studenti? Una risposta positiva emerge dalla survey realizzata da Sanoma Italia, casa editrice punto di riferimento nell'editoria scolastica italiana, e la Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano - CADMI, la storica organizzazione che da quasi quarant'anni sostiene le donne e opera per favorire il cambiamento culturale necessario a superare la violenza di genere. L'indagine, che ha coinvolto oltre 2.200 docenti di ogni grado di scuola, restituisce un quadro complesso ma ricco di consapevolezza e disponibilità ad agire, pur evidenziando la necessità di una formazione strutturata e continuativa.

 

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Ruolo della scuola e bisogno di formazione

 

C'è una ragione se, specialmente negli ultimi anni, il tema della violenza di genere (in particolare nella sua forma più evidente e diretta, quella fisica) ha dominato l'attualità e la cronaca italiana: i femminicidi stimati dall'ISTAT nel 2023 sono 96. A fronte di una diminuzione progressiva degli omicidi di uomini negli ultimi decenni, tendono a rimanere più stabili quelli delle donne, passando così dal rappresentare l'11% del totale negli anni '90 al 35% nel 2023. L'82% degli omicidi di donne è un omicidio di genere. Dati più recenti sono quelli forniti dall'Osservatorio Nazionale di Non Una di Meno che all'8 novembre 2025 aveva monitorato 78 femminicidi in Italia. L'ISTAT riporta anche che, sempre nel 2023, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale.

Dati allarmanti

Di fronte a dati così allarmanti, diventa sempre più urgente rinnovare l'impegno ad affrontare apertamente questa tematica, a partire dai banchi di scuola. A tal proposito, risultati decisamente significativi emergono dalle domande relative al ruolo che la scuola potrebbe avere nel contrasto alla violenza di genere, a cui i docenti attribuiscono in modo nettamente prevalente (più del 60%) un compito preventivo e formativo. Educare al rispetto, alle relazioni sane, all'ascolto e al riconoscimento dei segnali di violenza è considerato il primo passo per costruire una cultura non violenta. Non mancano le voci che invocano un ruolo più attivo della scuola, ma sempre in dialogo con le famiglie, perché la prevenzione — sottolineano — è più efficace quando si fonda su un'alleanza educativa condivisa. Che la scuola possa agire proattivamente in questo senso emerge oltretutto anche dalle Nuove Indicazioni Nazionali per la Scuola d'infanzia e il Primo ciclo pubblicate dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, in cui si afferma che essa è il luogo dove iniziare “un profondo lavoro educativo” e “il contesto più adeguato per decostruire stereotipi”.

 

Mancata formazione dei docenti

Entrando poi maggiormente nel concreto – e quindi nel lavoro che avviene ogni giorno in classe – emerge in maniera trasversale un altro dato forte relativo al bisogno di formazione da parte di chi insegna (più del 70% afferma che ricevere formazione sia importante). Quasi l'80% dei rispondenti dichiara di non aver ricevuto formazione specifica su questi temi ma di desiderarla fortemente, chiedendo, in particolare, strumenti per riconoscere i segnali di violenza, sapere come intervenire correttamente e imparare a progettare percorsi educativi che affrontino la questione in modo consapevole e non episodico. Un'esigenza che risuona chiara e che dimostra la volontà e l'impegno che molti docenti intendono profondere nel discutere in classe temi che tradizionalmente non appartengono alla dimensione scolastica, ma che invece sono fondamentali nel bagaglio di conoscenze e sensibilità di un cittadino e di una cittadina.

 

Conoscenza del tema e percezione degli studenti

 

Circa il parlare di violenza in classe, esperienze e pratiche positive sono già molto diffuse: quasi il 70% degli insegnanti dichiara di farlo soprattutto in occasione di giornate significative come il 25 novembre (Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne) e l'8 marzo (Giornata internazionale della donna), o in seguito a fatti di cronaca particolarmente sentiti (più del 60%); una percentuale minore, invece, sceglie di integrarlo in modo trasversale nella didattica, attraverso percorsi di letteratura, educazione civica o incontri con esperti e testimoni, nel tentativo di rendere la riflessione parte della quotidianità educativa.D'altronde, le insegnanti e gli insegnanti dichiarano di avere già familiarità con questa tematica: tra le tipologie di violenza più note risultano essere quella psicologica (96%), fisica (88%) ed economica (75%), anche se, a sorpresa, la meno conosciuta è la violenza assistita (35%), che corrisponde alla sperimentazione, da parte della bambina o del bambino, di qualsiasi forma di maltrattamento – fisico, verbale, psicologico, sessuale, economico e atti persecutori compiuto su figure di riferimento o altre figure affettivamente significative, adulte o minorenni. Inoltre, è emersa anche l'attenzione verso la violenza online e il cyberbullismo, fenomeni che sempre più spesso si intrecciano con le dinamiche relazionali tra giovani. Più della metà dei rispondenti (65%) afferma di essere entrata in contatto con situazioni di violenza sia nel proprio percorso personale sia in quello professionale di insegnante; in merito a quest'ultimo, in particolare, la maggioranza dei docenti racconta di essere venuta a conoscenza di episodi o situazioni di violenza attraverso racconti di studenti o di colleghi e colleghe.

La percezione

Sulla percezione che studentesse e studenti hanno della violenza, la situazione appare invece in parte diversa: gli insegnanti dichiarano che la maggior parte considera il tema serio e rilevante (quasi il 60%), ma mostra difficoltà nel riconoscere i confini tra comportamenti accettabili e comportamenti violenti (quasi il 40%). Inoltre, quasi il 50% evidenzia come le ragazze appaiano in generale più sensibilizzate rispetto ai coetanei maschi, segno di una percezione ancora diseguale del problema.

Attenzione verso il tema

A commento della survey interviene Mario Mariani, amministratore delegato di Sanoma Italia: « “Questa survey e i suoi risultati ci permettono di porre l'attenzione su un tema che riteniamo molto importante e sul quale vogliamo attivare concrete linee di azione. Tramite questo progetto, miriamo a soddisfare il bisogno di supporto delle docenti e dei docenti che svolgono un ruolo chiave nell'educazione di studentesse e studenti a una cultura della parità e del rispetto fin dai primi anni di scuola. I docenti sono al centro della scuola, e investire nella loro formazione sul tema rappresenta per noi un impegno di massima importanza.».

Formare chi forma

Dichiara Manuela Ulivi, presidente di CADMI: «La ricerca mostra quanto spesso le docenti e i docenti si trovino ad affrontare la violenza nel loro lavoro quotidiano e quanto forte sia il bisogno di strumenti adeguati a riconoscerla e intervenire correttamente. Formare chi forma è un passaggio imprescindibile: significa mettere le e i professionisti della scuola nelle condizioni di rileggere le loro stesse idee sulla violenza, e così di accompagnare meglio studenti e studentesse a cambiare la cultura che sta alla radice della violenza di genere. La scuola è uno dei luoghi cruciali del cambiamento culturale: è lì che può nascere quella trasformazione profonda di cui abbiamo bisogno per superare la violenza maschile contro le donne».

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