Affitti brevi, il Viminale vieta il self check-in: rischio per la sicurezza, l’identificazione degli ospiti va fatta di persona
Una circolare del capo della Polizia richiama le Prefetture. I gestori professionisti: locker da eliminare, ma no a discriminazioni
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Il tema era emerso a Firenze durante il G7 Turismo: la cosiddetta identificazione da remoto degli ospiti nelle strutture ricettive non rispetta i requisiti di sicurezza stabiliti dalla legge. La ministra del Turismo Daniela Santanchè aveva concordato con l’allarme lanciato dalla sindaca di Firenze Sara Funaro e anticipato un suo intervento presso il Viminale.
Il ministero dell’Interno è, quindi, intervenuto sul tema con un circolare firmata dal capo della Polizia e indirizzata a tutte le Prefetture in cui si precisa che la “identificazione da remoto” degli ospiti nelle strutture ricettive a breve termine non rispetta i requisiti di sicurezza stabiliti dalla legge. Un chiarimento che dovrebbe portare alla scomparsa nei centri cittadini turistici delle ormai diffusissime keybox, vale a dire le cassette di sicurezza che custodiscono le chiavi dell’appartamento al di fuori dell’alloggio.
La soddisfazione del ministero del Turismo
La circolare, commenta Santanchè, «è un passaggio essenziale per prevenire rischi e garantire un’esperienza turistica serena e positiva, sia ai visitatori che agli operatori. La cooperazione tra i nostri dicasteri è fondamentale per creare un ambiente sicuro e accogliente per tutti, specie in vista di importantissimi eventi come il Giubileo del 2025».
I rischi per la sicurezza
Proprio l’imminente avvio dell’Anno Santo oltre all’«evoluzione della difficile situazione internazionale» sono alla base del chiarimento offerto dal ministero dell’Interno che, nella circolare firmata dal capo della Polizia Vittorio Pisani, sottolinea la «necessità di attuare stringenti misure finalizzate a prevenire rischi per l’ordine e la sicurezza pubblica» legati all’alloggiamento di «persone pericolose e/o legate a organizzazioni criminali o terroristiche».
L’identificazione da remoto degli ospiti delle strutture ricettive a breve termine mediante «la trasmissione informatica delle copie dei documenti e accesso negli alloggi con codice di apertura automatizzata ovvero tramite installazione di keybox all’ingresso» “scavalca” l’identificazione personale della clientela: non viene garantita, si legge nel testo del Viminale, la verifica della «corrispondenza del documento al suo portatore».







