Immobili

Affitti brevi, ora anche la Puglia prepara la stretta

Dopo Toscana ed Emilia-Romagna una terza Regione potrebbe introdurre a breve una norma che limita il fenomeno

di Giuseppe Latour

IMAGOECONOMICA

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I Comuni pugliesi potrebbero, a breve, avere il potere di limitare il numero di immobili disponibili per le locazioni turistiche. Individuando aree nelle quali il fenomeno ha superato il livello di guardia e va, per questo, contingentato. È questo il cuore del disegno di legge sugli affitti brevi che la giunta della Puglia, guidata da Antonio Decaro, sta definendo in queste settimane, dopo avere chiuso una fase di consultazione con le parti sociali che porterà alla presentazione formale in Consiglio regionale.

Si tratta di un intervento molto rilevante, anche a livello nazionale, perché la Puglia (dove ci sono 44.883 immobili “attivi” destinati alla locazione turistica registrati nella banca dati regionale, una delle concentrazioni più alte d’Italia) sarebbe la terza Regione a regolare il fenomeno, dopo Toscana ed Emilia-Romagna. Entrambe queste Regioni, peraltro, sono state vittima di un’impugnativa da parte del Governo. L’approvazione di un’altra legge regionale, insomma, sarebbe l’ennesimo segnale che il fenomeno richiede una regolazione uniforme a livello nazionale.

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A raccontare l’intervento è Graziamaria Starace, assessora al Turismo della Regione: «Abbiamo voluto dare un segnale di risposta a quelle che erano le istanze ricevute in campagna elettorale. Ci sono comunità che si vedono private delle possibilità di trovare degli alloggi per locazioni ordinarie a lungo termine perché tanti proprietari decidono di propendere per le locazioni brevi, perché sono più remunerative e perché l’inquilino va via al termine della vacanza».

L’articolo 2

Il disegno di legge della Puglia ruota attorno all’articolo 2: qui viene scelta la strada di una regolazione urbanistica del fenomeno, gestita dai sindaci. I Comuni a più alta densità turistica e tutti i Comuni capoluogo di provincia, in base alla proposta, potranno, con un proprio regolamento, individuare zone o aree nelle quali «definire criteri e limiti specifici per lo svolgimento delle attività di locazione turistica». Questi limiti dovranno tenere conto di elementi misurabili, come il rapporto «tra il numero di posti letto nelle unità immobiliari a uso abitativo oggetto di locazione turistica e la popolazione residente», la capacità ricettiva delle strutture alberghiere ed extra-alberghiere, le caratteristiche del tessuto urbano, la necessità «di tutelare, anche con riferimento alla sostenibilità ambientale, il valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico», gli standard qualitativi del servizio di accoglienza. Ancora Starace: «Abbiamo deciso di dare la più ampia libertà possibile ai Comuni, in modo che questi possano limitare questo fenomeno sia dal punto di vista quantitativo che perimetrando le aree del loro territorio, stabilendo che in alcune di queste non si possano fare locazioni a breve termine».

Il ruolo dei sindaci

Questa impostazione riprende quanto già approvato dalla Toscana (all’articolo 59 della legge regionale n. 61/2024) e valutato positivamente dalla Corte costituzionale alla fine del 2025, con la sentenza n. 186. Partendo da un principio pratico: dove il numero eccessivo di immobili in locazione breve crea eccessivi scompensi e problemi al territorio, i Comuni possono avere il potere di intervenire, per regolare il fenomeno. I sindaci potranno, così, limitare lo svolgimento dell’attività di locazione turistica; potranno individuare «uno specifico rapporto che deve sussistere fra superficie dell’immobile e numero di ospiti ammessi»; potranno definire «requisiti e standard di qualità che gli immobili adibiti a locazione turistica devono possedere con riferimento, in particolare, all’accessibilità degli spazi, agli standard igienico-sanitari, al decoro degli ambienti, nonché alla presenza di servizi di connettività».

Sullo sfondo c’è sempre il rischio di una nuova impugnativa del Governo: «Per questo - conclude Starace - abbiamo mutuato la norma della Toscana. È passata al vaglio della Corte costituzionale ed è una base solida dalla quale partire». Terminate le consultazioni con gli operatori del settore, ora il testo sta per approdare in Consiglio regionale.

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