Addio sigaro e camino, il Cognac oggi si beve a tutto pasto
E’ la scommessa della maison storica Hennessy, tra i leader di mercato ora del gruppo Lvmh, che propone il distillato anche per l’aperitivo e la cena
di Fernanda Roggero
3' di lettura
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Deve fare una certa impressione essere l'ottava generazione di una famiglia che ha legato il proprio nome al cognac più iconico del pianeta. Eppure Maurice, che mescola senza esitazioni inglese, francese e italiano, lascia cadere con nonchalance anche la dichiarazione che certifica questa supremazia: “Una bottiglia su due venduta nel mondo è Hennessy”. In effetti. L'azienda francese produce ogni anno otto milioni di casse, che contengono ognuna dodici bottiglie. Il primo mercato? Gli Stati Uniti, ma la sorpresa è il secondo, la Nigeria.
Hennessy produce cognac da più di 250 anni. La nascita della Maison viene fatta risalire al 1765, quando Richard Hennessy, figlio minore di un nobile irlandese, dopo essersi arruolato ventenne nell'esercito di Luigi XV, scopre le straordinarie caratteristiche geologiche e climatiche della Charente, in cui da secoli si coltiva la vite. Affascinato da questa terra e dalla sua ricchezza, a 36 anni decide di abbandonare l'esercito e dedicarsi a tempo pieno al commercio dell'acquavite, stabilendosi a Cognac.
Ancor oggi gli eaux-de-vie che vengono miscelati per dare origine ad Hennessy provengono da solo quattro dei sei cru in cui è diviso il distretto: Grande Champagne, Petite Champagne, Borderies, Fins Bois. È un conferitore di uve anche lo stesso Maurice, che gira il mondo come brand ambassador della Maison, oggi parte del ricco paniere di Lvmh.
Come cambia il consumo
La scommessa del nuovo consumo, racconta, è nell'abbinamento con i cibi. Non solo sigaro, camino e ballon di cristallo tra le dita dunque, ma sempre più aperitivo e accompagnamento durante il pasto. Anche se - ricorda - gli americani hanno cominciato a bere cognac come aperitivo già ai primi del ’90o.
Racconta le varie fasi di produzione. La doppia distillazione, l'affinamento prima in fusti nuovi e successivamente in botti più vecchie che limitano l'azione del tannino del legno. Per arrivare al momento clou dell'assemblaggio. A cui sovrintende il mastro distillatore che appartiene - da sempre - alla stessa famiglia, i Fillioux, il cui capostipite Jean fu Maître De Chai Hennessy dal 1800. Ogni anno, un rito che non cambia mai e che si svolge per cinque mesi all'ombra delle cantine: l'inventario. Il Maître De Chai, assistito da sei degustatori, procede alla catalogazione dei 2.500 diversi eaux-de-vie, giudicandone lo sviluppo e decidendone la sorte. Alcuni saranno riversati in altre botti, altri in cantine diverse; i migliori, raggiunto il cinquantesimo anno di invecchiamento, raggiungeranno la Cantina del Fondatore, per studiare un assemblaggio unico.


