Calcio

Addio a Sandro Mazzola, idolo della Grande Inter di Herrera e della Nazionale

Conquistò quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A (nel 1965 con 17 gol) e in Coppa dei campioni (7 gol nel 1964). Secondo nel Pallone d’Oro 1971 dietro a Johan Cruyff

Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter e della Nazionale foto Ipp

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Il mondo del calcio (ma non solo) è in lutto. È morto Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter e della Nazionale. Aveva 83 anni. Lo ha annunciato l’Inter in un comunicato. «È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra», si legge nella lunga nota del club.

Con la maglia della nazionale si è aggiudicato il campionato Europeo del 1968 ed è stato fra i protagonisti della “Partita del Secolo” la semifinale del mondiale di Messico ’70 vinta dall’Italia per 4-3 sulla Germania. Al termine della sua carriera da calciatore Mazzola intraprese quella di dirigente sportivo nell’Inter prima e nel Genoa poi. Successivamente tornò a Milano su volontà dell’allora presidente Massimo Moratti. Chiuse la sua carriera dietro la scrivania come dirigente del Torino prima di diventare opinionista e commentatore televisivo.

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Il big match di campionato tra Roma e Inter, in programma alle 18 di oggi, sabato 19 settembre allo stadio Olimpico, si disputerà nel ricordo di Mazzola: i calciatori di Inter e Roma giocheranno la partita col lutto al braccio.

Sandro Mazzola, una vita in nerazzurro

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Mazzola: idolo della Grande Inter di Herrera

«La voglia di ricordare si mischia con il pudore: quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia in maniera indelebile e senza precedenti», si apre così il lungo ricordo dell’Inter . Un ricordo che ripercorre tutti i passi della carriera della bandiera nerazzurra perché Sandro Mazzola «è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito».

Il padre Valentino perso nella strage di Superga

Dal «fardello pesante sulle spalle» del ricordo eterno del padre Valentino perso nella strage di Superga. All’epoca Sandro aveva poco più di sei anni. Ma il calcio era nel destino della famiglia Mazzola. Fin da bambino, all’età di otto anni, Sandro vestì la maglia dell’Inter. Anni a imparare il calcio, poi l’epica Juventus-Inter del 10 giugno 1961 quando Moratti ed Herrera per protesta schierarono la Primavera, c’era anche Sandro Mazzola e arrivò il primo gol a soli 18 anni su rigore. Un chiaro segnale di quello che sarebbe poi stato.

Scrisse pagine indelebili di sport

Sotto la guida di Helenio Herrera, Sandro Mazzola scrisse pagine indelebili di sport. Bandiera e idolo di una squadra irraggiungibile, fatta di grandi campioni e incredibili successi. Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suárez, Corso e la filastrocca che riempie ricordi e cuori dei tifosi nerazzurri.

Emblema della grande Inter

Mazzola era l’emblema della Grande Inter. Il primo grande successo in Coppa dei Campioni contro il Real Madrid nel ’64 porta la sua firma. Conquistò «quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A (nel 1965 con 17 gol) e in Coppa dei campioni (7 gol nel 1964). Secondo nel Pallone d’Oro 1971 dietro a Johan Cruyff», ricorda l’Inter.

La carriera da dirigente e direttore sportivo

Abbandonati gli scarpini intraprese la carriera da dirigente e direttore sportivo con il colpo più celebre Ronaldo il fenomeno - convinto di vestire la maglia della Beneamata proprio da Mazzola e Moratti - che solo ieri ha festeggiato i 50 anni. Una vita con la maglia dell’Inter, per il bene dell’Inter, per amore di quei colori che ha contribuito a rendere grandi. «Aveva un solo, ultimo, desiderio - ricorda l’Inter -: “Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1”».

Il cordoglio del calcio e della politica

Molteplici le parole di cordoglio, dallo sport alla politica. Se il Milan ricorda un «rivale storico e leale», la Juventus parla di «campione e gentleman del calcio italiano, protagonista di un’epoca». «L’As Roma esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda del calcio italiano. Il Club si stringe al dolore della sua famiglia e dei suoi cari», si legge in un post sul profilo X della società.

«Una vita vissuta nel calcio, con il peso e l’orgoglio di un cognome importante, che Sandro ha saputo trasformare in una storia tutta sua, fatta di talento, passione e semplicità. Adesso facciamo nostro il suo sogno», sono le parole del ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi. «La scomparsa di Sandro Mazzola - ha dichiarato il presidente federale Giovanni Malagò - è un dolore profondo per me e per tutto il calcio italiano. Se ne va una leggenda, una delle figure che hanno contribuito a rendere grande il nostro calcio nel mondo. Sandro è stato una bandiera, un capitano, un campione capace di attraversare un’epoca e di diventare memoria collettiva».

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«Con la scomparsa di Sandro Mazzola, perdiamo un grande campione e una delle figure più amate nella storia del calcio italiano - ha scritto sui social la premier Giorgia Meloni - . Leggenda dell’Inter e degli Azzurri campioni d’Europa nel 1968, ha fatto gioire e appassionare generazioni di italiani, lasciando un segno indelebile nella nostra Nazione. La sua eredità sportiva si aggiunge a quella del padre Valentino, capitano del Grande Torino e scomparso nella tragedia di Superga. Alla sua famiglia, a tutti i suoi affetti e ai tifosi, le mie più sentite condoglianze». Per il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani Mazzola «è stato uno dei volti più romantici del nostro calcio. Ha scritto pagine memorabili con la maglia Azzurra entrando nella memoria collettiva per le celebri staffette con Rivera. Una figura che tutti i giovani calciatori di oggi dovrebbero prendere ad esempio».

«“Ai giovani dico: abbiate sogni, credeteci e sacrificatevi. E agli adulti: date le opportunità che furono date a me da ragazzo”. Ciao Sandro Mazzola. Ciao leggenda». È il saluto del leader dei 5 stelle, Giuseppe Conte.

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