Acque reflue, per il riuso la via del project financing
Fabio Fatuzzo, commissario alla depurazione, al lavoro per trovare una soluzione per la mancanza di risorse. L’Italia riutilizza solo il 4%: margini di crescita molto elevati
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Fabio Fatuzzo è commissario straordinario unico alla depurazione e al riuso delle acque reflue: quest’ultimo mandato, aggiunto a fine 2024, è un inedito che va oltre l’attività per aiutare l’Italia a superare le infrazioni Ue in tema di collettamento, fognatura e depurazione: «È segno di una nuova consapevolezza. Siamo di fronte a un cambiamento climatico che potrebbe essere permanente, con riduzione dell’acqua potabile. Bisogna innanzitutto risparmiarla, con campagne anche nelle scuole per evitare gli sprechi. Ma appare sempre più necessario incrementare la quantità di acqua utilizzabile. Qui rientra il riuso dell’acqua depurata, finora una risorsa non utilizzata, dispersa nei corpi idrici superficiali o in terra. Dato che l’Italia è ferma al 4% di riutilizzo, i margini di crescita sono elevati», racconta Fatuzzo.
Manca supporto finanziario
Il commissario sottolinea come il suo mandato sul riuso al momento non sia sostenuto da un supporto finanziario, come recita il decreto legge del 17 ottobre 2024 n. 153 che ne ha ampliato le competenze: tutta l’attività «dovrà avvenire senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Osserva Fatuzzo: «Questa comprende quella nazionale, regionale, locale. Siamo di fronte a una contraddizione: il presidente della regione Sicilia aveva pensato correttamente di stanziare 7 milioni per il riuso delle acque, ma non si è potuto fare. Stiamo quindi cercando di trovare una soluzione con il ministero dell’Ambiente. C’è la strada della realizzazione degli interventi in project financing, con un privato che anticiperebbe le somme necessarie per poi recuperarle nell’arco degli anni. Certo si tratta di un percorso non breve. Motivo ulteriore per affrontare il tema il prima possibile. Il regolamento Ue sul riutilizzo delle acque reflue non è abbastanza, e quando il nuovo parlamento europeo entrerà a pieno regime spero possa affrontarlo con maggiore concretezza. Chiederò anche un’audizione alla Commissione europea per questo».
Massima qualità
Per riutilizzare le acque che escono dai depuratori, l’obiettivo è portarle al massimo grado di qualità (A in una scala che parte da D) in modo da consentire uno sbocco diffuso nell’agricoltura oltre che nell’industria: «Bisogna prevedere che la depurazione arrivi al livello massimo, usando non solo sistemi tradizionali ma anche nuovi come le membrane, filtri più performanti in grado di trattenere impurità, corpi sospesi, microparticelle come i Pfas. La tecnologia c’è già», spiega Fatuzzo, che in settimana ha visitato il depuratore di Verziano (Brescia), di A2A, che già utilizza un sistema di ultrafiltrazione Mbr (membrane bioreactor). Il commissario cita anche l’impianto di Castelvetrano (Trapani) per un potenziale utilizzo di acque depurate per uliveti e vigneti.
Il nodo del trasporto
Il ragionamento sulla qualità dell’acqua si ferma tuttavia «a bocca di impianto», cioè allo sbocco dei depuratori. A seconda della destinazione, agricola o industriale, bisogna poi costruire i tubi per il trasporto della risorsa. Se l’acqua viene venduta a un’industria, sarà la stessa a farsi carico dell’infrastruttura, «ma se sarà consegnata gratuitamente per uso irriguo, poi i consorzi di bonifica o la regione competente dovranno realizzare condotte di trasporto fino alla vasca di utilizzo e creare un sistema di distribuzione. Dal punto di vista normativo occorre riflettere tutti quanti, anche magari in conferenza Stato-Regioni, su a chi competa la responsabilità delle diverse fasi: depurazione, trasporto, distribuzione», osserva ancora Fatuzzo.
Inutile sottolineare come le risposte a queste criticità dovranno arrivare il prima possibile. Le ultime crisi idriche, soprattutto nel Sud Italia, hanno intaccato le riserve e maggiore sarà l’attesa maggiori i costi per le soluzioni: «In Sicilia si guarda con preoccupazione al 2025 perché il 2024 ha dato un duro colpo. Dobbiamo lavorare già per il 2026», conclude il commissario.









