Consiglio Ue Ecofin

Accordo Ue su riforma Iva, anche Airbnb dovrà pagarla

This photograph taken on October 28, 2024 shows the logo of short-term housing rentals online application Airbnb on a smart-phone screen in front of the Eiffel Tower in Paris. (Photo by Grégoire CAMPIONE / AFP)

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Il Consiglio Ue Ecofin ha raggiunto un accordo sulle nuove misure per l’imposta sul valore aggiunto (Iva) nell’era digitale. Ci saranno nuove regole su fatture elettroniche e comunicazione dei dati in tempo reale, nonché sulle attività svolte tramite piattaforme digitali, con l’obiettivo di combattere la frode fiscale, sostenere le imprese e promuovere la digitalizzazione.

Una delle novità riguarderà le piattaforme online sugli alloggi a breve termine come Airbnb e altri, e le piattaforme sul trasporto passeggeri: dovranno pagare l’Iva nella maggior parte dei casi in cui invece ora singoli fornitori di servizi non la addebitano.

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Modifiche a tre diversi aspetti del sistema Iva

La riforma Ue include una direttiva, un regolamento e un regolamento di attuazione. insieme apportano modifiche a tre diversi aspetti del sistema Iva. Rendono completamente digitali gli obblighi di dichiarazione Iva per le transazioni transfrontaliere entro il 2030; richiedono alle piattaforme online di pagare l’Iva sui servizi di alloggio a breve termine e di trasporto passeggeri nella maggior parte dei casi in cui i singoli fornitori di servizi non addebitano l’Iva; e migliorano ed espandono gli sportelli unici Iva online in modo che le aziende non debbano effettuare costose registrazioni Iva in ogni stato membro in cui operano.

«Dopo quasi due anni di negoziati, il Consiglio ha raggiunto un accordo sul pacchetto Iva - ha commentato il ministro delle Finanze ungherese Mihaly Varga, alla presidenza di turno Ue -. Si tratta di una pietra angolare per la transizione digitale e un passo significativo per migliorare la competitività dell’Ue. Le nuove norme aggiorneranno i nostri sistemi Iva per riflettere la digitalizzazione delle nostre economie, aiutare a combattere le frodi Iva e semplificare gli obblighi amministrativi per le piccole aziende e i singoli fornitori di servizi», ha concluso ringraziando tutte le delegazioni «per il loro approccio costruttivo e il duro lavoro».

Il Consiglio ha convenuto che il sistema dell’Ue dovrebbe essere operativo nel 2030 e che tutti i sistemi nazionali esistenti dovrebbero diventare interoperabili con il sistema dell’Ue entro il 2035. Si è poi data maggior flessibilità rispetto alla proposta della Commissione ampliando la definizione di affitto di alloggi a breve termine ai fini fiscali e dando agli stati membri la possibilità di esentare le piccole e medie imprese dalle norme sui fornitori. Più in generale rispetto alla riforma iniziale proposta dalla Commissione a dicembre 2022 ci sono diverse modifiche. Su tutti e tre gli atti il Consiglio si è espresso all’unanimità. Il Parlamento Ue si era espresso a novembre 2023, ma viste le modifiche sostanziali apportate alla direttiva, il Pe sarà nuovamente consultato sul testo concordato che dovrà poi essere formalmente adottato dal Consiglio prima di essere pubblicato in Gazzetta ufficiale Ue ed entrare in vigore.

Applicazione progressiva

La transizione verso il nuovo sistema sarà quindi progressiva. In particolar modo nel settore degli affitti brevi, su cui anche a livello nazionale è in corso un riordino normativo e fiscale che ha il suo baricentro nell’introduzione del codice identificativo nazionale (Cin), i passaggi chiave saranno essenzialmente due. Da luglio 2028 il regime di raccolta e versamento dell’Iva delle piattaforme sarà facolativo, per poi diventare obbligatorio a partire da gennaio 2030. Di conseguenza ci sarà un profilo di responsabilità tributaria delle piattaforme sull’Iva in tutti quei casi in cui chi offre le locazioni non è un soggetto dotato di posizione Iva.

Fattura elettronica Ue a pieno regime dal 2035

Anche sulla fattura elettronica è stato previsto un percorso a tappe per arrivare a un’adozione uniforme in tutta la Ue a partire dal 2035. Un adeguamento progressivo con passaggi intermedi per consentire a tutte le amministrazioni finanziarie dell’Unione di adeguarsi con un primo snodo di interoperabilità legato alle comunicazioni delle operazioni intracomunitarie pronto a decollare dalla seconda metà del 2030. L’obiettivo è quello di arrivare poi a una semplificazione su vasta scala per le attività economiche anche grazie a sistemi di precompilazione di dichiarazioni e modelli di versamento. Un’esperienza (così come sulla fattura elettronica) in cui l’Italia ha già avuto un ruolo da battistrada.

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