Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
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La piena partecipazione alla vita culturale per le persone con disabilità non è una concessione. Ma un diritto sancito dall’articolo 30 della Convenzione Onu dedicata ai diritti delle persone con disabilità. Ciò nonostante, in Italia, il patrimonio storico, artistico e paesaggistico rimane blindato.
L’indagine condotta da IQVIA sul tema, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, fotografa chiaramente il quadro coinvolgendo 1200 persone tra popolazione generale, caregiver e professionisti che assistono persone con disabilità intellettive. Durante una visita culturale, il 32% dei caregiver riferisce di provare sensazioni negative, legate a disagio, solitudine, mancanza di spiegazioni adeguate e fatica. Una percezione che limita il diritto alla piena partecipazione: più della metà di caregiver (55%) e operatori (57%) dichiara di non andare mai o quasi mai a mostre e musei. Le motivazioni differiscono: per il pubblico generale prevalgono mancanza di tempo, costi e difficoltà logistiche. Mentre caregiver e operatori citano soprattutto la complessità organizzativa (46% e 47%) e la carenza di informazioni adatte alle persone con disabilità intellettive (25% e 12%).
«Abbiamo il dovere di progettare insieme alle persone, ascoltare i loro bisogni e rendere ogni esperienza di visita possibile, inclusiva e davvero accogliente» spiega Carlo Riva, direttore dei servizi di L’abilità onlus e ideatore del progetto “Museo per tutti”. L’iniziativa, sviluppata con il supporto di Viatris - azienda globale che opera nell’ambito della salute -, punta a incentivare la partecipazione sociale delle persone con disabilità intellettiva, facilitandone l’accesso al mondo dei musei e della cultura: un obiettivo portato avanti insieme al Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS che, dal 2016 a oggi, ha incluso 16 beni nella rete di “Museo per tutti”. «Il nostro obiettivo è rendere la fruizione dei beni Fai quanto più agevole e completa per tutti - sottolinea Davide Usai, direttore generale Fai - Questo approccio continua a guidare il nostro lavoro quotidiano».
Da nord a sud dell’Italia, per ognuno dei 16 beni del Fai che rientrano nel progetto “Museo per tutti” è possibile scaricare dal sito apposite guide in linguaggio semplificato - adatte sia ad adulti che a bambini e ragazzi - costantemente aggiornate grazie a un importante lavoro d’équipe multidisciplinare: si tratta di testi redatti in linguaggio Easy to read e in simboli della Caa (Comunicazione aumentativa alternativa) di Arasaac (Centro aragonese di comunicazione aumentativa e alternativa) arricchiti con fotografie, illustrazioni e mappe.
Strumenti concreti che rendono la visita un’esperienza inclusiva e piacevole, consentendo agli ospiti e ai loro caregiver - genitori, insegnanti, accompagnatori - di familiarizzare con i luoghi apprendendone la storia, le caratteristiche e le curiosità in modo coinvolgente. Un diritto che oggi non è sempre garantito: dai dati raccolti nell’indagine IQVIA, per il 79% dei caregiver e il 75% degli operatori la cultura è l’ambito in cui famiglie e persone con disabilità intellettive ricevono meno supporto. Oltre a facilitare la comunicazione, con l’elaborazione di strumenti appositi in grado di rimuovere le barriere di tipo cognitivo che possono ostacolarla, Museo per tutti porta nei luoghi Fai specifici percorsi di visita – da svolgere in autonomia o con il personale, singolarmente o per piccoli gruppi - pensati in ottica inclusiva, nell’idea che le competenze di ciascuno possano essere valorizzate in un contesto di apprendimento cooperativo.