Disabilità

Accessibilità culturale, con “Museo per tutti” il Fai amplia l’inclusione del patrimonio italiano

L’indagine IQVIA fotografa barriere organizzative e informative che limitano la partecipazione culturale delle persone con disabilità intellettive.

di Nicoletta Labarile

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La piena partecipazione alla vita culturale per le persone con disabilità non è una concessione. Ma un diritto sancito dall’articolo 30 della Convenzione Onu dedicata ai diritti delle persone con disabilità. Ciò nonostante, in Italia, il patrimonio storico, artistico e paesaggistico rimane blindato.

L’indagine condotta da IQVIA sul tema, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, fotografa chiaramente il quadro coinvolgendo 1200 persone tra popolazione generale, caregiver e professionisti che assistono persone con disabilità intellettive. Durante una visita culturale, il 32% dei caregiver riferisce di provare sensazioni negative, legate a disagio, solitudine, mancanza di spiegazioni adeguate e fatica. Una percezione che limita il diritto alla piena partecipazione: più della metà di caregiver (55%) e operatori (57%) dichiara di non andare mai o quasi mai a mostre e musei. Le motivazioni differiscono: per il pubblico generale prevalgono mancanza di tempo, costi e difficoltà logistiche. Mentre caregiver e operatori citano soprattutto la complessità organizzativa (46% e 47%) e la carenza di informazioni adatte alle persone con disabilità intellettive (25% e 12%).

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«Abbiamo il dovere di progettare insieme alle persone, ascoltare i loro bisogni e rendere ogni esperienza di visita possibile, inclusiva e davvero accogliente» spiega Carlo Riva, direttore dei servizi di L’abilità onlus e ideatore del progetto “Museo per tutti”. L’iniziativa, sviluppata con il supporto di Viatris - azienda globale che opera nell’ambito della salute -, punta a incentivare la partecipazione sociale delle persone con disabilità intellettiva, facilitandone l’accesso al mondo dei musei e della cultura: un obiettivo portato avanti insieme al Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS che, dal 2016 a oggi, ha incluso 16 beni nella rete di “Museo per tutti”. «Il nostro obiettivo è rendere la fruizione dei beni Fai quanto più agevole e completa per tutti - sottolinea Davide Usai, direttore generale Fai - Questo approccio continua a guidare il nostro lavoro quotidiano».

Garantire la «piena partecipazione alla vita culturale»

Da nord a sud dell’Italia, per ognuno dei 16 beni del Fai che rientrano nel progetto “Museo per tutti” è possibile scaricare dal sito apposite guide in linguaggio semplificato - adatte sia ad adulti che a bambini e ragazzi - costantemente aggiornate grazie a un importante lavoro d’équipe multidisciplinare: si tratta di testi redatti in linguaggio Easy to read e in simboli della Caa (Comunicazione aumentativa alternativa) di Arasaac (Centro aragonese di comunicazione aumentativa e alternativa) arricchiti con fotografie, illustrazioni e mappe.

Strumenti concreti che rendono la visita un’esperienza inclusiva e piacevole, consentendo agli ospiti e ai loro caregiver - genitori, insegnanti, accompagnatori - di familiarizzare con i luoghi apprendendone la storia, le caratteristiche e le curiosità in modo coinvolgente. Un diritto che oggi non è sempre garantito: dai dati raccolti nell’indagine IQVIA, per il 79% dei caregiver e il 75% degli operatori la cultura è l’ambito in cui famiglie e persone con disabilità intellettive ricevono meno supporto. Oltre a facilitare la comunicazione, con l’elaborazione di strumenti appositi in grado di rimuovere le barriere di tipo cognitivo che possono ostacolarla, Museo per tutti porta nei luoghi Fai specifici percorsi di visita – da svolgere in autonomia o con il personale, singolarmente o per piccoli gruppi - pensati in ottica inclusiva, nell’idea che le competenze di ciascuno possano essere valorizzate in un contesto di apprendimento cooperativo.

Quali sono i beni Fai inclusi nella rete

Progettare, ascoltare, includere: l’aspetto multidimensionale dell’iniziativa arriva dalla sinergia di chi lo porta avanti. «L’accesso è fondamentale per la nostra mission di consentire alle persone nel mondo di vivere una vita più sana in ogni sua fase - sottolinea Fabio Torriglia, country manager di Viatris Italia - Diamo il nostro contributo alla creazione di comunità sane e inclusive, dove tutti hanno accesso alle stesse opportunità». Grazie all’impegno comune, oggi i beni Fai accessibili sono presenti in tutta Italia: villa Necchi Campiglio a Milano; villa e collezione Panza a Varese; castello e parco di Masino a Caravino (Torino); negozio Olivetti a Venezia; villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia (Padova), torre e casa Campatelli a San Gimignano (Siena); parco Villa Gregoriana a Tivoli (Roma); bosco di San Francesco ad Assisi (Perugia); casa Noha a Matera, abbazia di Santa Maria di Cerrate a Lecce, giardino della Kolymbethra ad Agrigento e palazzo Moroni a Bergamo. Altri quattro beni si sono aggiunti nell’ultimo anno: saline Conti Vecchi ad Assemini (Cagliari); l’orto sul colle dell’Infinito a Recanati (Macerata); Giganti della Sila e Casino Mollo a Spezzano della Sila (Cosenza); villa Rezzola a Lerici (Spezia).

Disabilità intellettive, il 54% della popolazione non le conosce

Materiali, personale e percorsi di visita dedicati – come quelli già implementati nei 16 beni Fai - possono aiutare ad abbattere le barriere che ancora ostacolano una reale inclusione: una priorità per caregiver e operatori che, nell’indagine IQVIA, considerano l’accesso alla cultura fondamentale per la crescita delle persone con disabilità intellettive e indicano con chiarezza le azioni da intraprendere per rendere i luoghi di cultura sempre più inclusivi e accessibili. La formazione del personale è una delle dimensioni prioritarie su cui caregiver e operatori chiedono di investire, insieme alla presenza di materiale informativo facilitato e la creazione di percorsi dedicati.

Davanti a una limitata conoscenza delle disabilità intellettive - il 54% della popolazione dichiara di non averne consapevolezza – i progetti mirati all’inclusione e sensibilizzazione verso questa tipologia di disabilità acquisiscono ulteriore importanza: «Quando parliamo di disabilità intellettiva ci riferiamo a una condizione che riguarda la capacità di comprendere informazioni complesse, orientarsi in contesti nuovi, comunicare bisogni ed emozioni. Non è una fragilità rara, ma una realtà che coinvolge molte famiglie e che, come mostra l’indagine, oltre la metà degli intervistati ancora non conosce - spiega Carlo Riva - «Questa scarsa consapevolezza genera ostacoli concreti: caregiver e operatori raccontano visite spesso faticose, solitarie, prive di strumenti adeguati. Eppure, l’accesso ai luoghi della bellezza e della conoscenza è essenziale per una vita piena per tutti».

Patrimonio culturale, «poco o nulla accessibile» per oltre il 70% dei caregiver

Includere significa innanzitutto conoscere: Museo per tutti risponde a esigenze e priorità concrete, a partire da quanto emerso nell’indagine IQVIA. Prendendo in considerazione gli ambiti fondamentali per il benessere e la qualità della vita – istruzione, crescita professionale, attività ricreative, sportive, culturali e relazionali – la survey evidenzia notevoli differenze nelle percezioni della loro importanza tra le diverse popolazioni intervistate.

Per la popolazione generale l’istruzione è l’ambito più rilevante per il benessere (68%), seguita dalla crescita professionale (57%): solo il 31% considera centrali per una vita piena e soddisfacente le attività culturali come la visita a mostre e musei. Il dato cambia notevolmente quando la stessa domanda viene posta a operatori e caregiver. Pur ritenendo fondamentali formazione e lavoro, attribuiscono grande valore anche alle attività culturali, con un dato raddoppiato rispetto alla popolazione generale (rispettivamente il 67% e 70%). L’importanza del patrimonio artistico e culturale è riconosciuta da tutti, ma con diversa intensità: l’85% della popolazione generale lo considera utile al benessere personale, ma solo il 38% lo ritiene molto importante. Il divario aumenta guardando alla sua fruibilità: se per il 23% della popolazione generale il patrimonio risulta poco o per nulla accessibile, la quota sale al 71% tra i caregiver e al 74% tra gli operatori, che vivono più da vicino le difficoltà di inclusione. «I risultati della ricerca offrono indicazioni utili per comprendere al meglio le esigenze delle persone» afferma il direttore generale Fai Davide Usai, secondo cui è necessario continuare a lavorare per «orientare in modo sempre più consapevole la definizione dei materiali, degli strumenti di comunicazione e dell’organizzazione delle visite». I numeri, raccontando la quotidianità di caregiver e operatori, orientano l’azione: necessaria affinché, come stabilisce la Convezione Onu, «la piena partecipazione delle persone alla vita culturale» possa diventare un diritto concretamente garantito e accessibile a tutti.

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