Quali sono i beni Fai inclusi nella rete
Progettare, ascoltare, includere: l’aspetto multidimensionale dell’iniziativa arriva dalla sinergia di chi lo porta avanti. «L’accesso è fondamentale per la nostra mission di consentire alle persone nel mondo di vivere una vita più sana in ogni sua fase - sottolinea Fabio Torriglia, country manager di Viatris Italia - Diamo il nostro contributo alla creazione di comunità sane e inclusive, dove tutti hanno accesso alle stesse opportunità». Grazie all’impegno comune, oggi i beni Fai accessibili sono presenti in tutta Italia: villa Necchi Campiglio a Milano; villa e collezione Panza a Varese; castello e parco di Masino a Caravino (Torino); negozio Olivetti a Venezia; villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia (Padova), torre e casa Campatelli a San Gimignano (Siena); parco Villa Gregoriana a Tivoli (Roma); bosco di San Francesco ad Assisi (Perugia); casa Noha a Matera, abbazia di Santa Maria di Cerrate a Lecce, giardino della Kolymbethra ad Agrigento e palazzo Moroni a Bergamo. Altri quattro beni si sono aggiunti nell’ultimo anno: saline Conti Vecchi ad Assemini (Cagliari); l’orto sul colle dell’Infinito a Recanati (Macerata); Giganti della Sila e Casino Mollo a Spezzano della Sila (Cosenza); villa Rezzola a Lerici (Spezia).
Disabilità intellettive, il 54% della popolazione non le conosce
Materiali, personale e percorsi di visita dedicati – come quelli già implementati nei 16 beni Fai - possono aiutare ad abbattere le barriere che ancora ostacolano una reale inclusione: una priorità per caregiver e operatori che, nell’indagine IQVIA, considerano l’accesso alla cultura fondamentale per la crescita delle persone con disabilità intellettive e indicano con chiarezza le azioni da intraprendere per rendere i luoghi di cultura sempre più inclusivi e accessibili. La formazione del personale è una delle dimensioni prioritarie su cui caregiver e operatori chiedono di investire, insieme alla presenza di materiale informativo facilitato e la creazione di percorsi dedicati.
Davanti a una limitata conoscenza delle disabilità intellettive - il 54% della popolazione dichiara di non averne consapevolezza – i progetti mirati all’inclusione e sensibilizzazione verso questa tipologia di disabilità acquisiscono ulteriore importanza: «Quando parliamo di disabilità intellettiva ci riferiamo a una condizione che riguarda la capacità di comprendere informazioni complesse, orientarsi in contesti nuovi, comunicare bisogni ed emozioni. Non è una fragilità rara, ma una realtà che coinvolge molte famiglie e che, come mostra l’indagine, oltre la metà degli intervistati ancora non conosce - spiega Carlo Riva - «Questa scarsa consapevolezza genera ostacoli concreti: caregiver e operatori raccontano visite spesso faticose, solitarie, prive di strumenti adeguati. Eppure, l’accesso ai luoghi della bellezza e della conoscenza è essenziale per una vita piena per tutti».
Patrimonio culturale, «poco o nulla accessibile» per oltre il 70% dei caregiver
Includere significa innanzitutto conoscere: Museo per tutti risponde a esigenze e priorità concrete, a partire da quanto emerso nell’indagine IQVIA. Prendendo in considerazione gli ambiti fondamentali per il benessere e la qualità della vita – istruzione, crescita professionale, attività ricreative, sportive, culturali e relazionali – la survey evidenzia notevoli differenze nelle percezioni della loro importanza tra le diverse popolazioni intervistate.
Per la popolazione generale l’istruzione è l’ambito più rilevante per il benessere (68%), seguita dalla crescita professionale (57%): solo il 31% considera centrali per una vita piena e soddisfacente le attività culturali come la visita a mostre e musei. Il dato cambia notevolmente quando la stessa domanda viene posta a operatori e caregiver. Pur ritenendo fondamentali formazione e lavoro, attribuiscono grande valore anche alle attività culturali, con un dato raddoppiato rispetto alla popolazione generale (rispettivamente il 67% e 70%). L’importanza del patrimonio artistico e culturale è riconosciuta da tutti, ma con diversa intensità: l’85% della popolazione generale lo considera utile al benessere personale, ma solo il 38% lo ritiene molto importante. Il divario aumenta guardando alla sua fruibilità: se per il 23% della popolazione generale il patrimonio risulta poco o per nulla accessibile, la quota sale al 71% tra i caregiver e al 74% tra gli operatori, che vivono più da vicino le difficoltà di inclusione. «I risultati della ricerca offrono indicazioni utili per comprendere al meglio le esigenze delle persone» afferma il direttore generale Fai Davide Usai, secondo cui è necessario continuare a lavorare per «orientare in modo sempre più consapevole la definizione dei materiali, degli strumenti di comunicazione e dell’organizzazione delle visite». I numeri, raccontando la quotidianità di caregiver e operatori, orientano l’azione: necessaria affinché, come stabilisce la Convezione Onu, «la piena partecipazione delle persone alla vita culturale» possa diventare un diritto concretamente garantito e accessibile a tutti.