Scuola, dagli insegnanti di sostegno alle barriere architettoniche i nodi da sanare
Nel 2023/2024 359mila alunni con disabilità (4,5%) hanno frequentato le scuole italiane: il 6% in più dell’anno precedente e il 26% in più di 5 anni fa
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Assistenza all’autonomia, barriere architettoniche, inclusione e trasporti sono fra i nodi da affrontare per garantire il diritto all’istruzione agli studenti con disabilità: una popolazione cresciuta di circa 75mila unità in pochi anni (+26%). Per migliorare la qualità dei servizi la politica scolastica ha messo a disposizione oltre 300 milioni di euro attraverso diverse tipologie di intervento ma queste risorse, calcoli alla mano, non sembrano adeguate a coprire tutte le necessità.
Partiamo dai numeri dell’inclusione. Nell’anno scolastico 2023/2024 sono stati quasi 359mila gli alunni con disabilità (il 4,5%) che hanno frequentato le scuole italiane. Secondo stime del Ministero dell’Istruzione e del Merito sono circa il 6% in più dell’anno precedente e il 26% in più rispetto a 5 anni fa. A crescere, però, sono anche gli insegnanti. In particolare, la quota di docenti per il sostegno con una formazione specifica è passata dal 63% al 73% in 4 anni ma sono ancora molti quelli non specializzati (il 27% in media).
Classi uniche
Una questione al cuore dell’istruzione è il rapporto coi coetanei, che gioca un ruolo fondamentale sul piano relazionale e didattico. In media gli alunni con disabilità passano 29 ore settimanali in classe ma, nonostante i benefici, cresce il numero di insegnanti favorevoli alle classi speciali. Il 27% degli intervistati nell’indagine Le voci dell’inclusione di Centro Studi Erickson sarebbe favorevole al ritorno del «modello formativo a tre vie», che riserva l’inclusione piena solo a disabilità lievi, destinando classi e scuole speciali ai casi più complessi. Il dato, in aumento del 10% rispetto a 2 anni fa, da una parte può essere interpretato come una spia delle difficoltà vissute dagli insegnanti nella pratica quotidiana dell’inclusione, dall’altra, però, segna una sconfitta poiché dall’inclusione scolastica passa anche quella sociale. La tendenza, inoltre, è in netto contrasto col paradigma d’integrazione che l’Italia scelse, quasi 50 anni fa e tra i primi in Europa, con la legge 517 del 1977, che sancì il superamento delle classi differenziali.
Insegnanti di sostegno
Non sempre per gli studenti con disabilità è facile ricevere il supporto necessario: il numero di ore di sostegno spesso non è sufficiente (15,6 ore è la media settimanale per alunno) e gli insegnanti dedicati, quando ci sono, sono precari. Così, il 57% degli studenti cambia figura di riferimento da un anno all’altro e l’8,4% nel corso dello stesso anno scolastico, con il rischio di causare disagi e rallentamenti nell’apprendimento.
Per venire incontro ai bisogni degli alunni con disabilità, l’organico scolastico conta anche circa 80mila assistenti. Questi operatori specializzati sono finanziati dagli enti locali e la loro distribuzione sul territorio risente quindi dell’ammontare della spesa sociale dei comuni. A livello nazionale si registrano 4 alunni per assistente ma la domanda non è totalmente soddisfatta e si calcola che oltre 15mila studenti avrebbero bisogno di supporto ma non ne usufruiscono.
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