Abolire il cambio d’ora? La posizione dei Paesi Ue sulla proposta
La proposta spagnola di abolire il cambio d’ora dal 2026 riapre un dibattito europeo mai risolto, con Paesi divisi tra esigenze economiche, ritmi sociali e coerenza dei fusi orari
di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore) e Borja Negrete (El Confidencial, Spagna)
3' di lettura
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La proposta del governo spagnolo di abolire definitivamente il cambio d’ora dal 2026 ha riaperto un dossier che Bruxelles aveva da tempo archiviato nei cassetti. Dietro un tema apparentemente tecnico si nasconde una delle questioni più emblematiche del funzionamento dell’Unione: la difficoltà di conciliare esigenze diverse, abitudini nazionali e priorità economiche in un quadro comune. I Paesi europei si presentano infatti divisi, tra chi teme una frammentazione dei fusi orari e chi vorrebbe archiviare una pratica considerata anacronistica.
Madrid accelera
La Spagna ha formalizzato a Bruxelles una proposta per eliminare definitivamente il cambio d’ora a partire dal 2026. La motivazione ufficiale è scientifica e sociale: gli studi sul risparmio energetico mostrano effetti ormai marginali, mentre cresce l’attenzione per i disturbi legati all’adattamento biologico. Ma la mossa ha anche una dimensione politica: in un’Europa frammentata, la Spagna si candida a guidare un’iniziativa che tocca la vita quotidiana dei cittadini, rilanciando la propria centralità nei dossier europei.
Sondaggi nazionali indicano che oltre il 60% degli spagnoli è favorevole a un orario fisso. Resta da definire quale: l’esecutivo Sánchez spinge per mantenere l’ora legale tutto l’anno, con giornate più luminose e un ritmo sociale più adatto al clima e alle abitudini mediterranee.
L’Europa a orologeria
È in questo contesto che si apre la vera partita. La proposta spagnola, seppure circoscritta nel tempo, tocca un nervo scoperto dell’integrazione europea: la sincronizzazione del tempo.



