Riqualificazioni

Abitazioni a prezzi calmierati, i progetti locali e del Governo

Trentino, provincia di Bolzano e Veneto capofila di processi di valorizzazione

di Paola Pierotti

(AdobeStock)

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Il calo del potere d’acquisto e lo squilibrio tra domanda e offerta stanno rendendo la casa sempre meno accessibile nelle aree urbane: secondo l’Osservatorio Immobiliare di Nomisma si rilevano canoni in aumento che pesano sui bilanci familiari e riducono la capacità dei territori di attrarre e trattenere lavoratori qualificati.

Il disagio abitativo

Oggi in Italia il disagio abitativo riguarda circa 1,5 milioni di famiglie, in prevalenza in affitto. È in questo contesto che si apre una fase di profonda transizione delle politiche abitative, che chiede semplificazioni urbanistiche, amministrative e fiscali. Le città si stanno muovendo con iniziative dedicate e anche il governo italiano ha rimesso la casa al centro dell’agenda: la premier Giorgia Meloni ha annunciato l’imminente presentazione di un Piano casa da 100mila nuovi alloggi a canone calmierato in dieci anni, a integrazione delle politiche per l’edilizia popolare. Un’operazione, a regia della Presidenza del Consiglio, che coinvolgerà più ministeri, enti pubblici proprietari di asset, partecipate del Mef, Bei, operatori privati e Terzo settore. Con una strategia che punta a moltiplicare le risorse pubbliche attraverso capitali privati e strumenti finanziari dedicati, includendo modelli ancora poco diffusi in Italia com’è ilbuild to rent. E secondo le stime, riportate in un documento governativo che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare, 1,5 miliardi di risorse nazionali stimate potrebbero attivare fino a 9 miliardi di investimenti, con benefici per circa 3,5 milioni di persone. Nessuno commento per ora dal Governo, i dettagli operativi sono attesi a breve da Palazzo Chigi.

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Un ruolo chiave spetterà ai privati, inclusi i capitali internazionali, ma uno dei driver decisivi del Piano casa è il legame con la valorizzazione del patrimonio pubblico, affrontato direttamente da una cabina di regia al Mef, guidata da Lucia Albano. Secondo i dati di via XX Settembre, le Pa dispongono di circa 53mila immobili non utilizzati, per oltre 9 milioni di metri quadrati potenzialmente convertibili a uso residenziale. Di questi, circa 44mila richiedono interventi manutentivi limitati, 9mila necessitano di riqualificazioni più profonde. Ancora, nelle 15 città metropolitane si concentrano circa 6.700 unità, per oltre 2,1 milioni di metri quadrati, con tagli compatibili con nuclei familiari da due a quattro persone.

Le esperienze di Alto Adige e Trentino

Su questa linea si collocano anche le esperienze avviate in Alto Adige e in Trentino per la valorizzazione del patrimonio pubblico con strumenti finanziari dedicati. In Provincia di Bolzano è partito il Fondo Valore Alto Adige/Südtirol, gestito da Euregio Plus sgr, per riconvertire immobili pubblici non più strumentali, anche ex aree militari. Il fondo prevede una dotazione iniziale di 40 milioni di euro, sottoscritti in parti uguali dalla Provincia e da Invimit. In Trentino, invece, la giunta provinciale ha dato il via libera nei mesi scorsi al progetto Ri-Val, un fondo da 60 milioni di euro con orizzonte di 16 anni, sviluppato con Cassa del Trentino e Cdp, per circa 300 alloggi a canone accessibile in aree svantaggiate o a forte pressione turistica.

Gli interventi in Veneto

Anche il Veneto accelera sulle politiche abitative: il neo-governatore Alberto Stefani ha iniziato l’anno con il programma «Generazione Casa», rivolto a una platea ampia di lavoratori, giovani, famiglie, caregiver e nuclei monoreddito. L’obiettivo, spiega Stefani al Sole 24 Ore , «è superare la storica dicotomia tra edilizia pubblica e mercato, costruendo un sistema integrato che metta insieme Erp, edilizia sociale, affitto a canone concordato e nuovi strumenti di accesso alla casa». Il primo fronte di intervento riguarda «il recupero di circa 8.800 alloggi Ater oggi sfitti, bloccati da carenze manutentive ed energetiche». La Regione partirà con una revisione della legge sull’Erp e con uno stanziamento iniziale di 50 milioni di euro, anche attraverso la rimodulazione dei fondi Fesr e Fse+, «puntando su progetti subito cantierabili e su un effetto leva capace di attrarre operatori e investitori istituzionali».

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