Abitazione fuori dall’Isee, solo il 15% sarà coinvolto
Solo il 49,5% ha una casa principale di proprietà e di queste solo il 29% ha un valore catastale tra l’attuale soglia e i 100mila euro
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I punti chiave
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L’innalzamento della soglia che fa scattare l’esclusione della casa di abitazione dall’Isee si tradurrà in un vantaggio per pochi. Ad analizzare l’impatto della nuova revisione dell’indicatore è l’ufficio studi della rete dei Caf Acli che per Il Sole 24 Ore del Lunedì ha stimato la platea interessata dalla riforma in arrivo con la manovra, prendendo in esame 600mila pratiche elaborate nel 2025.
Finora quest’anno sono state prodotte 11,07 milioni di attestazioni (dati Inps aggiornati al 15 ottobre), a fronte di 10,7 milioni di Isee elaborati in tutto il 2024. Con l’innalzamento della soglia per l’abbattimento dell’abitazione principale a 100mila euro, solo il 14,7% dei nuclei titolari di Isee potrebbe beneficiarne, poiché oggi il valore catastale è già azzerato fino a 52.500 euro. Con un tetto a 75mila euro gli eventuali vantaggi potrebbero coinvolgere solo il 7,9% degli Isee.
Le misure in campo
In attesa di conoscere nel dettaglio i contenuti della legge di Bilancio nella versione che uscirà dal Parlamento dopo l’iter di approvazione, la riforma dell’indicatore della situazione economica equivalente delle famiglie – che disciplina l’accesso a bonus e prestazioni sociali – è stata annunciata dal Documento programmatico inviato alla Commissione Ue: la manovra introdurrà maggiorazioni delle scale di equivalenza per i nuclei familiari con due o più figli e l’innalzamento della soglia di esclusione della casa di abitazione. L’analisi del Caf Acli si sofferma su questo secondo intervento, ipotizzando due scenari: l’innalzamento della soglia fino a 75mila euro o fino a 100mila euro.
Attualmente il Dpcm 159/2013, che regolamenta il calcolo dell’indicatore, stabilisce che «per i nuclei familiari residenti in abitazione di proprietà, il valore della casa di abitazione, al netto del mutuo residuo, non rileva ai fini del calcolo del patrimonio immobiliare se inferiore alla soglia di 52.500 euro, incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo». E in caso di superamento di soglie, il valore dell’immobile «rileva in misura pari a due terzi della parte eccedente». Un peso, quello della prima casa, che è dunque già ridotto in virtù del meccanismo di calcolo in vigore e di un patrimonio complessivo che rileva solo per il 20% ai fini Isee.
Per stimare la platea delle famiglie coinvolte, in ogni caso, innanzitutto va detto che solo il 49,5% dei nuclei del campione esaminato vive in una casa di proprietà (percentuale in linea con quella pubblicata nell’Osservatorio Inps sugli Isee 2024, pari al 42%). Inoltre il valore dell’immobile da prendere in considerazione è quello catastale, lo stesso utilizzato ai fini Imu, che è pari alla rendita castale rivalutata del 5% e moltiplicata per il coefficiente di 160. In pratica, ipotizzando una rendita di 490 euro (valore medio nazionale) il valore ai fini Isee diventa di 82mila euro. Il calcolo, dunque, trascina con sé tutte le discrepanze esistenti dei valori catastali rispetto ai quelli di mercato.


