Abbinamenti tra cibo e vino: ecco quelli impossibili, quelli difficili e quelli da sfatare
Non bisogna essere schiavi di regole rigide su quale vino scegliere in base ai piatti, né fidarsi dei luoghi comuni. Ma alcuni accoppiamenti sono azzardati anche per i più esperti
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Abbinare un buon vino al piatto è importante e segue alcune regole non proprio così semplici. Non dobbiamo quindi essere schiavi degli abbinamenti, anche perché alcuni funzionano, altri un po’ meno e altri ancora proprio per niente e sono da evitare come la peste. Ricordate anche che più ingredienti contiene il piatto e più sarà difficile l’abbinamento.
Approfitto dunque per ricordare in questa occasione il compianto maestro Luigi Veronelli, il quale – con una visione un po’ anarchica e beffarda della questione – sosteneva che l’unica regola fosse non avere regola.
Ma torniamo a noi. Di seguito trovate più di un esempio di matrimonio tra cibo e vino che «non s’ha da fare né domani, né mai!» (cit).
I carciofi, ad esempio, producono un sapore ferroso e tannico che li rende insopportabili anche con l’acqua (figuriamoci col vino). Per risolvere la questione in questo caso basta limitarsi a non bere per la durata del piatto. Aggiungo anche che il concetto vale per le verdure in generale compresi i finocchi, difficilmente accostabili al vino, perché ingannano, imbrogliano (da cui il termine infinocchiare).
Quello del vino con le uova è considerato fra gli accostamenti più acrobatici da qualsiasi professionista di settore (infatti non vedo l’ora di perdermelo). Tuttavia, le uova sode – un tempo offerte nelle vecchie vinerie a mo’ di benvenuto – forniscono una buona base protettiva per le pareti dello stomaco, invero una mano santa contro la gastrite e l’abuso sconsiderato di farmaci antiacido.








